Chiede canzone serba a romeno: ucciso

12-12-2014

Morire a soli trent’anni con il cuore spezzato da una coltellata per aver richiesto una canzone durante una festa, innescando così la reazione violenta di chi sedeva al tavolo accanto. L’episodio, avvenuto alle 4 di ieri mattina, è costato la vita a Roberto Ljatifi. Quella domanda rivolta al cantante romeno Adrian Minune è stata giudicata un affronto. Teatro della lite il «Copacabana Manele» di Roncadelle, locale che occupa il seminterrato del Complesso 2000 e che propone nei fine settimana musica etnica romena richiamando chi è nato o ha parenti che provengono dallEst.
Dopo alcuni spintoni in mano a un giovane, indicato come romeno, è comparso un coltello a scatto con una lama di una decina di centimetri. Insulti, grida amplificate dal troppo alcol e poi i tre fendenti che hanno ucciso sul colpo il giovane serbo che abitava a San Polo alla Torre di via Cimabue.
Nel locale affollato da centinaia di persone, un mix di serbi, di romeni, giovani e meno giovani, donne e ragazze, è stato il panico.
Un buttafuori di origine francese, un 46enne che controlla gli avventori del locale, si è diretto subito verso il romeno cercando di disarmarlo. C’era il rischio che colpisse altre persone. L’uomo stato colpito per ben tre volte ed è rimasto ferito a un braccio. Nonostante perdesse copiosamente sangue ha inseguito fuori dal locale l’aggressore, ma non è riuscito a bloccarlo.
L’omicida, che aveva nel frattempo gettato a terra il coltello assassino è salito su un’auto e si è dileguato. Forse in compagnia di un connazionale. Questo è emerso guardando i filmati di alcune telecamere di sicurezza e interrogando chi tra i presenti ha collaborato.
L’ASSASSINO ha un nome, ma da ieri mattina all’alba è irreperibile. I carabinieri del reparto investigativo di Brescia lo hanno cercato in alcuni campi nomadi e in abitazioni di suoi conoscenti. Le ricerche sono state estese in tutta la Lombardia, bergamasca e milanese compresi, ma anche nel vicentino e nel padovano. Un uomo in fuga che sa di essere braccato e che teme anche la rappresaglia dei familiari e degli amici di Roberto Ljatifi.
I carabinieri cercano di evitare la vendetta. Ieri si sono presentati nel campo nomadi di via Orzinuovi, in città, dove ha vissuto per anni la vittima e dove risultano domiciliati connazionali e parenti sia della vittima che del ricercato. I carabinieri guidati dal colonnello Dionisio De Masi e dal maggiore Alessio Artioli che hanno coordinato il lavoro degli investigatori dell’Arma e del Sis (specialisti nei rilievi) hanno appurato che la richiesta di una canzone da parte di Roberto avrebbe scatenato la rissa. «Solo noi possiamo decidere cosa si suona», avrebbero detto i romeni. Qualche secondo dopo, il finimondo.

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