Ospiti di Pisapia segregavano bambine nelle stalle per farle prostituire

05-02-2015

Negli ultimi dieci anni erano riusciti a conquistarsi uno spazio definito per far prostituire le donne che tenevano segregate: il marciapiede sinistro di via Ripamonti, a Milano, durante le ore del giorno. Da lì si erano allargati nelle strade limitrofe: viale Ortles, viale Brenta, via Bonomelli. Una banda di rom, comandata dai fratelli Ionut e Laurentio della famiglia Calin, è stata sgominata in uno dei campi nomadi di Muggiano. Diciannove in tutto le persone arrestate. Durante il blitz, le forze dell’ordine hanno trovato le donne — tutte romene, ma non di etnia rom — chiuse all’interno di una sorta di stalla, a sua volta nascosta all’interno di una baracca.

Le ragazze — che venivano apostrofate come “capre” dagli arrestati, secondo quanto ascoltato nelle intercettazioni — erano state fatte arrivare in Italia dalla banda attraverso una forma di adescamento classica tra gli sfruttatori: con la promessa di una relazione sentimentale, le facevano arrivare in Italia e una volta qui venivano costrette – con violenze fisiche e psicologiche – a prostituirsi. Molte di queste sono finite sotto il controllo della banda quando erano ancora minorenni: 13, 14, 16 e 17 anni. Non tutte però finivano nel giro in questo modo: M.N., una delle 28 ragazze che negli ultimi tre anni sono state protate sulla strada — l’unica per metà rom — era stata venduta dalla madre, che viveva nel campo di Baranzate e che l’aveva ceduta quando era ancora minorenne.

Le ragazze erano oggetto di compravendita anche in un secondo momento. Spesso venivano cedute assieme al pezzo di marciapiede che occupavano (per cifre che vanno dai 3mila ai 7mila euro): una di loro poteva fruttare anche 500 euro a settimana. Tutta la piazzola, hanno calcolato gli investigatori, poteva portare agli sfruttatori anche 2mila euro a settimana, se si considerano le turnazioni tra le ragazze in differenti orari. Proprio questa compravendite tra bande, spesso, erano causa di dissidi tra i vari sodalizi malavitosi: in particolare con gli albanesi, con cui più volte sono arrivati allo scontro, tra agguati, accoltellamenti, incendi e tentati omicidi. Non mancavano anche i dissidi interni al clan: ogni volta che c’era una discussione tra rom sulla gestione delle ragazze, veniva organizzato un processo sommario, alla presenza degli anziani delle comunità, chiamato iudicata. Un vero e proprio sistema “giudiziario” parallelo che stabiliva penali e risarcimenti affinché chi avesse subito un torto fosse risarcito da chi aveva sgarrato.

http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/02/05/news/milano_prostitute_vendute_insieme_con_il_diritto_di_superficie_arrestati_19_sfruttatori-106583416/

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