Siena: associazione antirazzista reclutava clandestini per sfruttarli come schiavi

04-11-2013

Siena – Deficit inatteso sia per quanto riguarda i numeri che, soprattutto le forme, della legalità in agricoltura, ma non solo. Controlli a vasto raggio, mirati nelle campagne alla raccolta del pomodoro in Valdichiana e alla vendemmia in tutta la provincia, hanno fatto emergere un sommerso allucinante. Con la scoperta di vere e proprie forme di capolarato, sfruttamento fino a rasentare lo schiavismo, finora del tutto estranee al nostro territorio.

La scoperta fatta dagli ispettori del lavoro è sconvolgente: sembrava di trovarsi in uno di quegli sfortunati angoli del mondo dove il lavoro è solo sopravvivenza quotidiana e tutto il resto della vita, anche la più elementare, è un lusso non permesso. Questo, alla vista che si è presentata quando hanno fatto accesso in un freddo capannone di metallo. Impiegati nella raccolta dei pomodori, gli operai, provenienti per lo più dal Senegal e dal Ghana, lavoravano per conto di una cooperativa con apparenti scopi sociali anche se, sino al momento dell’accesso ispettivo, il tutto avveniva in assoluta violazione rispetto alle norme di tutela del lavoro e della salute e sicurezza dei lavoratori. L’accertamento, effettuato dal personale dell’Ispettorato del lavoro di Siena e del Dipartimento di prevenzione dell’Asl 7 di Siena zona Valdichiana, con i Carabinieri di Bettolle, ha accertato lo stato di precario ed estremo degrado con cui venivano ‘ospitati’ i 40 ed oltre lavoratori, stipati in un deposito e costretti a dormire per terra, su logori materassi o su cartoni di fortuna, per lavorare dalle 10 alle 12 ore al giorno, su terreni resi pesanti dalle forti piogge dei giorni precedenti e senza riposo settimanale. Gli accertamenti e le indagini sulle responsabilità, che forse si concentreranno anche su un’associazione antirazzista, occupatasi, più o meno direttamente, del ‘reclutamento’ dei lavoratori extracomunitari, proseguiranno e nelle prossime settimane, allo scopo di verificare la regolarità di ciascun lavoratore e il rispetto delle norme sul lavoro, sugli appalti e sui precetti nella prevenzione infortuni. ù
Se da un lato, con il dovuto coinvolgimento dell’Autorità Giudiziaria, si dovessero verifichare le ipotesi di reati penali quali quelli previsti per irregolarità negli appalti, le false generalità inizialmente azzardate da taluni soggetti o per lo sfruttamento aggravato del lavoro, dall’altro, sin da subito, è stato possibile accertare la totale carenza delle tutele in materia di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro. I lavoratori occupati erano totalmente privi di qualsiasi indumento antinfortunistico e non avevano neppure effettuato la formazione dovuta o gli accertamenti sanitari obbligatori per attività così faticose e logoranti.

Vista la gravosa situazione rilevata, è stato imposto agli imprenditori coinvolti di interrompere le lavorazioni sino alla completa regolarizzazione delle violazioni rilevate.
L’intervento è il segnale della forte presenza sul territorio senese degli organismi preposti alla tutela del lavoro e dei lavoratori i quali, spesso, che siano stranieri o meno, vengono sfruttati per le più elementari esigenze di sopravvivenza e che, a fronte di miseri guadagni, sono costretti ad affrontare condizioni di lavoro al limite del disumano. Grazie alla fattiva collaborazione e al coordinamento tra i diversi soggetti preposti alla vigilanza, è stato possibile intercettare un’attività svolta in completo contrasto con le normative, non solo a tutela dei lavoratori, ma anche a garanzia di tutti coloro che cercano di operare nel rispetto della legge e per i quali, specie in un momento di crisi come quello attuale, i costi d’esercizio divengono sempre più elevati con il rischio di perdere definitivamente la capacità di proporsi sul mercato.

http://www.lanazione.it/siena/cronaca/2013/11/02/975497-caporalato_erano_come_schiavi.shtml

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