Autista aggredito da Africano: «Se reagisco mi licenziano»

06-03-2017

Michele Tamagna è un uomo di 43 anni, grande e grosso: qualsiasi persona nel pieno delle sue facoltà mentali, ci penserebbe su due volte prima di provare a mettergli le mani addosso o minacciarlo. Eppure nonostante la sua stazza, giovedì mattina si è “lasciato” aggredire da un ubriaco, senza alzare un dito . Tamagna è l’autista della Compagnia Toscana Trasporti che giovedì mattina è stato assalito sull’autobus 75 da un cittadino del Ghana in evidente stato di ebbrezza “armato” di una bottiglia di birra in vetro: per fortuna il 43enne se l’è cavata con una “prognosi di 6 giorni per polimialgia” vale a dire i dolori muscolare innescati dai colpi ricevuti. «Poteva andare molto peggio: con quella bottiglia avrebbe potuto ferirmi in modo grave» ammette l’autista.

Nonostante le minacce e l’ahgressione Tamagna non ha mai reagito, ha mantenuto il sangue freddo e si è limitato a contenere l’aggressore: «Ho tre figli e il lavoro mi serve, non posso fare sciocchezze. Però lavoriamo in condizioni davvero difficili», sottolinea l’autista di Ctt che ricorda come l’episodio di cui è stato protagonista, suo malgrado, è solo l’ultimo di una lunga serie avvenuti sulle linee locali e non solo.

Ma come sono andate le cose? «Era un uomo di colore, piuttosto alto – racconta Tamagna – E’ salito alle 9,40 alla fermata di Piazza Matteotti. I problemi sono iniziati quando la collega addetta al controllo dei titoli di viaggio, Sonia Bernucci, gli si è avvicinata per chiedergli il biglietto». L’autista si è subito accorto dalla sua postazione che il passeggero seduto in fondo al bus stava opponendo resistenza: «Diceva di non avere il biglietto e così, dopo pochi chilometri, arrivati in località La Fabbrica, la collega mi ha detto di fermarmi per far scendere l’uomo».

A questo punto il bus, sul quale viaggiavano in totale una ventina di persone, si ferma per diversi minuti: l’uomo non vuole saperne di scendere e davanti all’insistenza dell’addetta al controllo, mostra il biglietto, non timbrato. «La collega allora ha preso il titolo di viaggio e lo ha obliterato» racconta Tamagna. Risolto un problema però ne spunta un altro: sì perchè l’uomo, in evidente stato di ebbrezza, ha in mano una bottiglia di vetro. «Era pericoloso per sé e per gli altri. Quindi la collega gli ha chiesto di buttare la bottiglia o di scendere, spiegandogli che avrebbe dovuto decidere nel tempo del tragitto fino alla fermata successiva» spiega l’autista.

A questo punto le cose precipitano: arrivati in località Gatto Rosso, il bus si ferma, l’uomo inizia a insultare Sonia Bernucci, Tamagna interviene ma l’aggressore di scendere non ne vuole sapere e si scaglia contro l’autista che, parando i colpi indietreggia fino al centro del bus. Arrivato alla porta centrale l’aggressore scende, mentre Tamagna e la Bernucci chiudono tutte le porte.

«Un’anta però si è chiusa in ritardo e lui è risalto» spiega l’autista. Sul bus si scatena il putiferio: i passeggeri iniziano a urlare, qualcuno chiama le forze dell’ordine. Anche perché, secondo Tamagna, i viaggiatori avrebbero raccontato che risalito a bordo, l’aggressore avrebbe mostrato, al grido di “non mi fate paura”, una serie di foto sul suo cellulare che lo ritraevano in mimetica e armato. In mezzo a tutto questo caos, lo straniero, fuori di sè, arriva fino all’abitacolo, dove si è rinchiuso Tamagna: la colluttazione sembra inevitabile ma per fortuna, arrivano gli agenti della Polizia di Stato che fermano l’aggressore e lo portano in Questura. «E’ stata una mattinata terribile: tutta quella gente che urlava, immobilizzata dalla paura. Per noi è davvero difficile, in queste situazioni non sappiamo mai cosa fare perché non siamo tutelati e non possiamo difenderci» insiste l’autista. Cosa chiedono dunque i dipendenti all’azienda?

«Servirebbero delle telecamere a bordo, un abitacolo che si può chiudere dall’interno e un collega in più, soprattutto negli orari più a rischio come la notte» risponde Tamagna. Lui intanto tornerà al lavoro martedì, «con uno spirito non bello – ammette – perché un po’ di paura c’è».

http://iltirreno.gelocal.it/massa/cronaca/2017/03/04/news/aveva-una-bottiglia-poteva-farmi-male-1.14976458?ref=fbfti

 

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