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Usa corpo moglie per spegnere sigarette

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MONTEFANO – Era arrivato a spegnere le sigarette sul corpo della moglie. Ma prima di arrivare a gesti così estremi la donna aveva attraversato un calvario di angherie. E poi botte e soprusi da parte del marito che per gelosia le aveva anche rasato i capelli nel tentativo di renderla meno bella agli occhi degli altri uomini dal momento che già un paio di anni prima lei aveva provato a lasciarlo. Nelle frequenti liti il marito aveva sfogato su di lei tutta la sua rabbia colpendola con calci e pugni e, in un’occasione, colpendola alle gambe con una sedia. Ieri il marito è stato condannato a quattro anni e quattro mesi di reclusione. Il giudice Giovanni Manzoni ha emesso una sentenza anche più pesante rispetto alla richiesta formulata dal pubblico ministero Stefano Lanari (il Pm aveva chiesto tre anni e due mesi di reclusione). Le accuse contestate all’imputato, un trentottenne di origine romena, sono: maltrattamenti in famiglia, lesioni e sottrazione e trattenimento di minore all’estero. L’uomo infatti, avrebbe portato con sé in Romania, il figlio di nove anni senza il consenso della madre, allontanandolo dalla scuola e abbandonando il domicilio familiare. I maltrattamenti e le lesioni contestati risalgono al periodo precedente al marzo del 2011. L’11 marzo di quell’anno, infatti, la donna decise di porre fine all’incubo e si rivolse alle forze dell’ordine per denunciare il coniuge violento. La sottrazione del figlio invece è successiva. L’uomo sarebbe scappato nel suo Paese di origine a maggio di quattro anni fa. Prima di quel momento per la donna la vita era diventata un inferno. Vittima dei maltrattamenti del coniuge la moglie era stata anche minacciata di morte. Lui le avrebbe detto che “la sua vita non valeva niente e poteva farne quel che voleva”. E poi insulti e offese continue. “Schiava” e “poco di buono” erano state le parole più dicibili.

http://www.corriereadriatico.it/MACERATA/montefano_moglie_capelli_sigarette_corpo_violenza/notizie/1446488.shtml

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Terrorizza donne in androni palazzi: è marocchino

Genova – L’ultima corsa ieri. Il Cobra degli androni ha 41 anni, è marocchino, non ha ancora un nome e un cognome preciso, poiché nei database è registrato con diverse identità. Ieri pomeriggio l’ultimo scippo, prima di essere arrestato dagli agenti della squadra mobile genovese.
Gli inquirenti sono convinti che sia lui, l’uomo che si è nascosto negli androni della Valpolcevera e di Sestri mettendo a segno una parte dei nove colpi finora conosciuti. Ma la caccia continua. Perché la polizia è convinta che ad entrare in azione all’interno dei portoni genovesi fossero almeno in due. È dei giorni scorsi l’accelerazione delle indagini sullo scippatore degli androni. Ieri l’arresto, quasi improvviso, di uno dei sospettati.
È il tardo pomeriggio. L’uomo, già pedinato dai poliziotti, entra in un portone in zona Di Negro. Probabilmente si apposta, ma non colpisce. Ritorna così in strada. Lì l’ultimo scatto del Cobra. Il malvivente assale una ragazza di 25 anni, prova a strapparle la borsa. Lei resiste ma viene colpita più volte con calci e pugni. Alcuni passanti tentano di intervenire mentre lui scappa. L’inseguimento va in scena per le strade di Di Negro. Nella fuga, il Cobra cade a terra e viene raggiunto da un uomo che tenta di fermarlo. Lui riesce a liberarsi dalla morsa, ma finisce direttamente nelle mani dei poliziotti, già appostati.
Quarantuno anni, una sfilza di precedenti penali, nessun nome preciso ma varie identità fittizie dichiarate di volta in volta nei controlli. È lui, secondo gli inquirenti, il Cobra entrato in azione a Sestri e in Valpolcevera. Irregolare sul territorio nazionale, era riuscito a farsi accogliere da una comunità di recupero per tossicodipendenti. La donna aggredita dallo scippatore, una turista di 25 anni in viaggio da San Pietroburgo, è stata soccorsa dai medici del 118 e accompagnata all’ospedale Galliera per accertamenti. Nella collutazione con il bandito è rimasta ferita al volto e alle dita. Ma la caccia a chi ha seminato il panico all’interno degli androni genovesi non finisce qui. Gli inquirenti stanno cercando un altro uomo, con ogni probabilità un complice, che sarebbe l’autore materiale dei colpi messi a segno a Marassi.
Lo scippatore arrestato ieri pomeriggio è stato accompagnato in questura e poi in carcere. Sono ancora in corso accertamenti per risalire alla sua reale identità.

http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2015/07/04/ARuZJp0E-catturato_scippatore_portoni.shtml

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Tenta di strangolare padre egiziano, fermato da madre polacca…

E’ accaduto ad Ostia, dove un ragazzo di 16 anni egizianO si è scagliato contro il padre che aveva avuto una futile discussione con la moglie polacca. Il minorenne ha aggredito il genitore colpendolo prima con una testata e poi tentando di strangolarlo. Poi l’intervento della madre, che ha allontanato il figlio dal marito.

L’uomo, un 48enne egiziano, è riuscito a chiamare il 112. Il Nucleo Radiomobile della Compagnia di Ostia, giunto poco dopo all’abitazione, ha trovato il ragazzo ancora in preda alla furia omicida e intento ad aggredire il genitore. Il minorenne – già conosciuto dalle forze dell’ordine per un tentato omicidio commesso in passato – è stato arrestato e trasferito nel centro di Prima accoglienza di via Virginia Agnelli, al Portuense. La vittima dell’aggressione è stato trasportata al pronto soccorso dell’ospedale Grassi di Ostia, dove è stata visitata dai medici che gli hanno riscontrato traumi in diverse parti del corpo. L’uomo è poi stato dimesso con una prognosi di una settimana.

http://roma.repubblica.it/cronaca/2015/07/03/news/ostia-118275014/?refresh_ce

CHE BELLA SOCIETA’ CHE STIAMO CREANDO…

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Pestata a sangue dal ‘compagno’ marocchino

E’ una 40enne thienese la vittima dell’aggressione da parte del proprio convivente avvenuta l’altra sera, in un’abitazione di Montecchio Precalcino, dove la donna viveva con il suo aguzzino che è stato arrestato al culmine dell’ennesima lite. Lui era rientrato a casa come al solito ubriaco. I due hanno cominciato a litigare.

Issam Belaaouj, 31 anni, marocchino disoccupato, ma con regolare permesso di soggiorno l’ha picchiata procurandole gravi lesioni al volto. A quanto pare non era la prima volta. Le urla della donna che con il volto sanguinante chiedeva aiuto, hanno attirato l’attenzione dei vicini che hanno chiamato il 112.
Quando i carabinieri sono riusciti ad entrare in casa, il nordafricano, in preda ai fumi dell’alcol, si è scagliato anche contro di loro con calci e pugni.

Dopo qualche minuto, gli investigatori sono riusciti a bloccarlo e ad ammanettarlo.

Il marocchino verrà processato il mese prossimo e nel frattempo, è stato disposto che stia agli arresti domiciliari nell’abitazione della madre. Gli è stato imposto di non avvicinarsi alla compagna.

http://www.altovicentinonline.it/cronaca/cronaca-thiene/quarantenne-thienese-presa-a-botte-dal-compagno-marocchino-arrestato-dopo-aggressione-ai-carabinieri/

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GLI OCCUPANO PROPRIETA’ E LO PESTANO A SANGUE: “ORA E’ NOSTRA”

Brutto fine settimana per Marco De Vita, 39 anni, consulente della provincia di Pavia.

Venuto a sapere che il box di sua proprietà, in una palazzina di Castello d’Agogna (Pv), era stato occupato abusivamente, si è recato sul posto per rendersi conto di persona di quanto stava accadendo e rientrare in possesso dell’immobile. “Appena mi sono avvicinato al box – racconta – sono stato raggiunto da un nordafricano che stava caricando e scaricando merce di dubbia provenienza da un furgone. Prima mi ha intimato di andarmene e subito dopo mi ha aggredito con calci e pugni cercando di afferrare delle spranghe di ferro che aveva a portata di mano”.

PESTATO

Ovviamente De Vita non è rimasto a guardare e ha cercato di difendersi. Con destrezza è riuscito a portare a terra l’aggressore, mettendolo in posizione di strangolamento. Ma a quel punto è stato colpito alle spalle da altri nordafricani e subito dopo è arrivata una donna che gli è andata incontro armata di coltello. Circondato e solo contro diverse persone, ha liberato l’uomo che teneva bloccato e si è allontanato velocemente. I nordafricani l’hanno inseguito, uno di loro, quello con cui era nato l’alterco, armato di una spranga da cantiere di circa due metri. L’inseguimento è andato avanti per alcuni minuti, lungo la via principale del paese (la SS 494): “Per fortuna a un certo punto ho visto arrivare a soccorrermi il fabbro che avevo chiamato per cambiare la serratura del mio box”.

Subito dopo De Vita si è presentato alla stazione dei carabinieri di Mortara per sporgere denuncia. Gli uomini dell’arma si sono subito recati sul posto e sono riusciti a identificare i due aggressori (l’uomo e la donna armata di coltello): “Questi ultimi – prosegue De Vita – hanno continuato a minacciarmi e insultarmi, con tanto di sputi, continuando a fare i padroni del mio box”.

A questo racconto, triste e inquietante, si deve aggiungere un altro grave dettaglio: De Vita ha dovuto chiamare il carro attrezzi perché, durante la sua fuga, gli avevano tagliato le gomme dell’auto. Doppio danno, dunque: il box occupato e le gomme dell’auto fuori uso. E per le botte subite, di cui porta ancora i segni sul volto, si è dovuto far medicare al pronto soccorso. Ancora oggi è molto dolorante per i colpi presi, specie alla testa.

“I carabinieri mi hanno detto di denunciare gli occupanti e di produrre i documenti attestanti la proprietà del box”. Cosa che farà quanto prima. De Vita non pretende vendette chiede solo di rientrare in possesso di quanto gli è stato tolto. “E chi si è appropriato del mio box ne risponda davanti alla legge”, aggiunge preoccupato. Il suo timore più grande, ora, è che le istituzioni lo lascino solo: “Quanto tempo dovrà passare prima che possa tornare in possesso della mia proprietà?”. E ancora: “Possibile che la palazzina dove si trova il box debba rimanere in questo stato di anarchia con diversi appartamenti e box occupati?”. La cosa ancor peggiore, aggiunge De Vita, è che “chi occupa abusivamente una proprietà altrui si senta in diritto di difenderla con violenza e strafottenza”. Non c’è cosa peggiore, in effetti, dell’illegalità tollerata come cosa normale.

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/pavia-occupano-box-e-poi-pestano-sangue-1143082.html

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Immigrati facevano la bella vita con l’8 per mille: auto e prostitute con soldi parroci

TREVISO, 17 GIU – I Carabinieri di Castelfranco Veneto hanno portato alla luce una consistente truffa messa segno da tre nordafricani ai danni di numerosi sacerdoti del nordest d’Italia che hanno sborsato decine di migliaia di euro pensando di fare opere caritatevoli. Secondo quanto scoperto dall’Arma gli immigrati sono riusciti a impietosire i prelati facendosi consegnare ingenti somme di denaro per pagare le spese di funerali di familiari, per l’assistenza sanitaria privata, per corsi di inserimento al lavoro e molte altre situazioni di disagio che si è poi scoperto essere tutte fasulle. In gran parte i sacerdoti, una volta sentitisi buggerarti, non hanno sporto denuncia che hanno poi fatto solo dietro convincimento degli investigatori. I militari hanno scoperto che le vittime prese di mira sono un po’ in tutto il nordest: in Trentino Alto Adige come in Friuli Venezia Giulia, e sopratutto in Veneto (nelle province di Padova, Treviso, Vicenza, Belluno, Rovigo). Alcuni sacerdoti hanno prelevato denaro dal Fondo di Solidarietà, elargendo somme anche di 5 mila euro alla volta. Cifre consistenti per un ‘bottino’ utilizzato dai tunisini, due residenti nel trevigiano è uno nel bellunese, per fare bella vita. Il fenomeno secondo i carabinieri sarebbe più esteso di quello finora accertato.

http://www.gruppotv7.com/ireporter/news/padova/2015/06/17/TREVISO_FACEVANO_BELLA_VITA_CON_I_SOLDI_DELLA_CHIESA__131950.html

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Ai domiciliari in ‘campo nomadi’ rapina anziani: lo rimandano ai domiciliari…

FERRARA – Colpiva di mattina, quando era più facile trovare anziani soli in casa. E approfittare del loro essere indifesi per raggirarli con l’ultima variante delle truffe a domicilio, quella dell’acqua contaminata al mercurio. Per almeno quattro volte,nell’arco di un mese, con questo trucco era riuscito a mettere a segno cinque colpi, raggranellando un bottino di oltre centomila euro tra contanti e preziosi. Una sola volta, il 3 marzo scorso a Pontegradella, la vittima non si era fidata e aveva avvertito la Polizia di Stato. E proprio da quelle indicazioni la Terza sezione della Squadra Mobile di Ferrara ha individuato la pista da seguire. E che ha portato a individuare e arrestare il responsabile dei furti: si tratta di P.G.I., 28 anni, originario di Chivasso (Torino), già conosciuto alle forze dell’ordine, domiciliato in un campo nomadi alla periferia di Bologna. Gli sono stati attribuiti i cinque episodi del marzo scorso, ma per altrettanti risulta sospettato e le indagini sono in corso.
L’uomo è ai domiciliari con il…
L’uomo è ai domiciliari con il braccialetto elettronico
La tecnica che utilizzava il malvivente era sempre la stessa: si presentava a casa della vittima qualificandosi come dipendente dell’acquedotto o di Hera, esibendo un falso tesserino. Spiegava che poco prima era avvenuto un incidente stradale in cui era rimasto coinvolto un camion con un carico di sostanze tossiche che avevano inquinato l’acqua degli impianti della zona. Spaventati e spiazzati, gli anziani si facevano così facilmente convincere a far entrare lo sconosciuto in casa per controllare la salubrità delle acque. Cominciava così la messinscena: l’uomo apriva un rubinetto e piazzava sotto l’acqua un apparecchio simile a un cellulare, che poi faceva suonare volontariamente per dimostrare che l’acqua era contaminata con mercurio. La seconda parte del piano consisteva nell’avvertire la vittima che le sostanze tossiche rilasciate avrebbero rovinato denaro e metalli preziosi e bisognava dunque raccogliere soldi e gioielli in un sacchetto di nylon e metterli in frigorifero. Da qui poi, approfittando del primo momento di distrazione, era un gioco impossessarsene.
In questo modo aveva già raggirato diversi anziani, molti nella zona di Pontegradella, e le modalità – sempre le stesse – avevano indotto gli inquirenti ad attribuire a un’unica persona tutti i colpi. Fin dal mese di febbraio gli ispettori della Mobile ferrarese avevano cominciato a raccogliere riscontri attraverso lo scambio di informazioni con i colleghi di altre questure, soprattutto Biella, rafforzando l’ipotesi investigativa indirizzata verso una famiglia di origine sinti originaria della zona di Chivasso, di cui faceva parte P.I.G. Su quest’ultimo – già conosciuto per essere specializzato in truffe con il metodo dell’acqua contaminata – si erano concentrati molti gravi indizi, come l’utilizzo di una Renault Megane grigia, la stessa descritta da vari testimoni.
Da qui era partita un’attività di appostamento, fino alla svolta del 3 marzo scorso a Pontegradella, quando il raggiro non era riuscito e un passante era riuscito a prendere la targa dell’auto. Un quadro rafforzato anche dalla coincidenza della descrizione. La targa risultò clonata ma è stato comunque possibile ricondurla all’indagato, in quanto intestata a una donna completamente all’oscuro di tutto ma residente, guarda caso, proprio nei pressi della zona di Chivasso, luogo di origine e di residenza di P.I.G. e della sua famiglia.
Dopo questo episodio, nel mese di marzo l’uomo aveva colpito altre quattro volte: il 12 a Ferrara (4.500 euro in contanti e 80mila in gioielli), il 24 a Cocomaro di Focomorto (per un ammontare imprecisato) e il 31 due volte: a Ferrara (90 euro) e a Consandolo (2000 euro in contanti e 3000 in gioielli). Tutte le vittime hanno riconosciuto P.I.G. dalle foto segnaletiche come autore dei furti. Gli indizi raccolti dalla Polizia di Stato hanno così permesso alla procura di ottenere dal gip un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del 28enne, disponendo gli arresti domiciliari ma applicando all’indagato il braccialetto elettronico per il controllo a distanza. La misura gli è stata notificata il 20 maggio con la collaborazione della Mobile di Torino. L’uomo peraltro si trovava già ai domiciliari al campo nomadi di Verolengo (Torino) per reati dello stesso tipo.

http://lanuovaferrara.gelocal.it/ferrara/cronaca/2015/05/23/news/anziani-raggirati-con-l-acqua-al-mercurio-arrestato-1.11477759

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Senegalese accoltella agenti: già libero

Sono stati concessi gli arresti domiciliari al cittadino senegalese accusato di avere colpito venerdì mattina un carabiniere durante un controllo. La decisione è stata presa nel corso del processo per direttissima. L’aggressore ha detto di avere avuto ‘paura’ quando è stato fermato perché i due militari erano in borghese e non aveva capito che lo stavano controllando. L’udienza è aggiornata al 17 luglio.

http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/liguria/carabiniere-aggredito-a-genova-senegalese-ai-domiciliari_2112791-201502a.shtml

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Violenta rapina Rom – VIDEO

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Marocchino irrompe in farmacia e ruba ‘crema snellente’

Un marocchino di 33 anni, con diversi precedenti di polizia, sposato con una cittadina italiana, è stato denunciato a piede libero per furto con destrezza. Verso le 20 è stato richiesto l’intervento degli agenti presso la farmacia comunale di piazza Curtatone, dove un cittadino magrebino creava disturbo a seguito del rifiuto dei farmacisti di fornirgli ansiolitici senza la prescrizione medica.

L’uomo, al fermo rifiuto del farmacista, ha dato in escandescenza, simulando un malore, tanto che è stato richiesto l’intervento del 118, ma, all’arrivo dell’ambulanza, ha rifiutato di farsi visitare uscendo repentinamente dalla farmacia.

Una delle farmaciste ha notato che lo straniero prima di uscire, con un gesto fulmineo, aveva asportato alcuni prodotti dal bancone, nascondendoli sotto la giacca, per poi allontanarsi in direzione Porta Elisa. La pattuglia della squadra volante, acquisite le descrizioni, ha rintracciato lo straniero in viale Giusti e al controllo ha rinvenuto nelle sue tasche una confezione di crema snellente e una confezione di profilattici.

http://www.lagazzettadilucca.it/notizie-brevi/2015/05/marocchino-ruba-in-farmacia-crema-snellente-e-profilattici-denunciato/

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