Category: Uncategorized

Trascinata in un casolare e stuprata da immigrato

FacebookTwitterGoogle+WhatsAppOknotizieCondividi

SAN SEVERO – Con l’accusa di violenza sessuale i carabinieri hanno arrestato Filip Georgiev, di 34 anni, in Italia senza fissa dimora, accusato da una diciottenne di averla aggredita in un casolare abbandonato. La giovane, persa la coincidenza di un bus per far ritorno nella provincia di Potenza, dove vive, aveva chiesto indicazioni per affittare una stanza d’albergo e il bulgaro aveva accettato di accompagnarla in un bed and breakfast.
Condotta nel casolare, l’ha violentata.

http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2015/09/03/arresti-nel-centro-sprar-del-potentino_13b8cdf3-68a3-43cf-8ad3-4885beea4ede.html

ARTICOLI CORRELATI

“Sono araba, ora sfregio tua figlia con l’acido”: libera

«Hai visto cosa fanno gli arabi come me? Butto l’acido a te e a tua figlia. Ti ammazzo». Minacce forti e inquietanti, urlate da una madre convinta che i Servizi sociali del Comune di Pordenone non stessero facendo tutto il necessario per aiutare sua figlia, una figlia minorenne che continuava a scappare di casa e, secondo la donna, aveva preso una cattiva strada. Minacce e insulti, molto pesanti, lanciati contro un’assistente sociale di Pordenone non sono stati un episodio isolato. Sono proseguiti per diversi giorni, all’inizio dello scorso giugno, tanto che la vittima, preoccupata, si è rivolta alle forze dell’ordine. In un’occasione era stata affrontata mentre si trovava al parco Galvani, dove la donna ha cominciato a insultarla pesantemente e ha fatto riferimento alle aggressioni con l’acido.

La vicenda è stata seguita dalla Squadra Mobile. N.S., 42 anni, tunisina residente a Pordenone, è stata iscritta sul registro degli indagati per l’ipotesi di stalking e sottoposta a misura cautelare, inizialmente in carcere, in quanto ritenuta pericolosa, successivamente ai domiciliari. Solo in questo modo è stato possibile contenere la sua rabbia nei confronti dell’assistente sociale. Difesa dall’avvocato Lucio Calligaris, la donna ha patteggiato nei giorni scorsi davanti al giudice per le udienze preliminari Roberta Bolzoni.

http://www.ilgazzettino.it/NORDEST/PORDENONE/minaccia_assistente_sociale_sfregio_viso_acido_pordenone/notizie/1543249.shtml

ARTICOLI CORRELATI

IMMIGRATO MASSACRA DI BOTTE DONNA: POI TORNA IN CENTRO ACCOGLIENZA

Rapina una donna pestandola con calci e pugni. Poi sale sul fugrone di un complice e scappa, ma viene arrestato dalla polizia mentre rientra in un centro accoglienza in via Toraldo a Roma. Protagonista uno straniero di 42 anni.

Dopo essersi avvicinato alla vittima, ferma in via Casilina angolo via Walter Tobagi ed intenta a parlare al telefono con il proprio marito, l’uomo, C.S. romeno di 42 anni, l’ha colpita improvvisamente al volto tentando di strapparle il telefonino. La donna così ha iniziato a chiedere aiuto e a quel punto il ladro, non contento, ha continuato a colpirla con pugni sul volto. Al rifiuto della donna, l’uomo ha iniziato a minacciarla con una bottiglia tra le mani.

Richiamati dalle urla della malcapitata, alcuni passanti si sono avvicinati ed il malvivente si è dato alla fuga sulla via Casilina. Inseguito per un tratto dalla stessa vittima, l’ha visto salire su un furgone con targa straniera e subito dopo partire a tutta velocità. La donna però che nel frattempo era stata raggiunta dal marito e da altri familiari ha telefonato al 113 e ha continuato a seguire l’uomo fornendo agli agenti della Polizia di Stato l’esatta posizione del mezzo in fuga.

Quando i poliziotti del Reparto Volanti sono arrivati sul posto, hanno intercettato lo straniero mentre, in via Toraldo, stava faceva ingresso all’interno di un centro di accoglienza, dove però sono riusciti a bloccarlo poco dopo. Accompagnato negli uffici del Commissariato Prenestino, C.S., con vari precedenti di Polizia, è stato arrestato per tentata rapina aggravata.

http://www.ilmattino.it/PRIMOPIANO/CRONACA/roma_massacra_botte_donna_rapina_centro_accoglienza/notizie/1541432.shtml

ARTICOLI CORRELATI

Cingalese armato di machete trascina la vicina in casa sua: per stuprarla

Ha prima tentato di violentare una 34enne, poi ha ferito il marito della donna intervenuto in soccorso della moglie e infine ha minacciato i vicini e aggredito con un machete gli agenti della Polizia di Stato intervenuti. È successo nei Quartieri Spagnoli a Napoli, dove un 33enne di nazionalità srilankese è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale, tentato omicidio, porto ingiustificato di arma da taglio e resistenza a pubblico ufficiale.

napoli

Secondo quanto ricostruito dalla Polizia, l’uomo aveva preso di mira la donna sua vicina di casa già da qualche giorno; dopo aver tentato un approccio mentre lei si trovava dal fruttivendolo per la spesa, nella tarda serata di ieri l’ha attesa in strada in via Gradini San Matteo, afferrandola per un braccio per trascinarla nella sua abitazione.

Le urla della donna hanno attirato l’attenzione del marito che è intervenuto, fatto che ha scatenato ancor di più la furia del 33enne che ha estratto un coltello dalla tasca dei pantaloni e ha sferrato una coltellata all’uomo, ferendolo a un braccio.

Nel frattempo gli abitanti del quartiere hanno chiamato la Polizia: sul posto, gli agenti del Commissariato San Ferdinando e della sezione Nibbio dell’Upg hanno trovato l’aggressore barricato in casa che minacciava i presenti con un machete.

Facendo irruzione nell’abitazione, sono riusciti a disarmarlo e immobilizzarlo. Il marito della donna ha riportato lesioni ritenute guaribili in 21 giorni. Il 33enne, che ha rischiato di essere aggredito a sua volta dagli abitanti del quartiere, è stato portato nel carcere di Poggioreale.

http://www.ilmattino.it/NAPOLI/CRONACA/napoli_violenza_sessuale/notizie/1538407.shtml

La giungla.

ARTICOLI CORRELATI

Vicenza: picchiata e rapinata dal padrone albanese, poi se ne va con lui


VicenzaToday
Vicenza, Campiello: picchiata e rapinata dall’ex, poi se ne va con lui
VicenzaToday
Picchiata, rapinata e maltrattata, eppure ancora innamorata del suo ex. La violenza non è una novità all’interno del micromondo che gravita attorno al residence Campiello in viale San Lazzaro a Vicenza. L’ultimo episodio ha coinvolto una nota

altro »

ARTICOLI CORRELATI

Marocchino rapina edicola: consigliere lo mette in fuga – VIDEO

Poco prima delle 5 di questa mattina l’edicola del consigliere comunale FI Daniele Carella, la Carella Point di Piazza di Porta San Vitale, ha subito un tentativo di rapina armata. Il titolare dell’attività (che è aperta 24 ore su 24) ha reagito al malintenzionato, che si è presentato con il volto travisato da un sacchetto e con in mano un coltello. Si tratta di un 22enne di origini marocchine, lo stesso che domenica scorsa, in compagnia di un complice 19enne finito in manette, aveva preso di mira un’altra edicola in via Stalingrado.

Carella lo ha preso in contropiede smascherandolo (“pensavo fosse uno scherzo”) e colpendolo con una mazza da baseball che tiene in edicola da tempo (da ragazzino la usava per giocare): poi ha chiamato la Polizia che lo ha arrestato in viale Filopanti. Il 22enne infatti aveva imboccato via Belmeloro per poi uscire dalla zona Universitaria a piedi. Il coltello usato per minacciare il ‘giornalitico’ è stato trovato poco distante.

Il tutto è stato registrato dalle videocamere posizionate in diversi punti e i fatti sono stati sommariamente descritti poco dopo dalla stessa vittima: “Ottimo il tentativo di rapina a mano armata che ho subito poco prima delle 5 – ha scritto Carella su Facebook – Un grazie ai ragazzi della Polizia che sono prontamenti intervenuti e lo hanno beccato immediatamente! A proposito, salvo una pacca (da me) non ha rapinato nulla, solo fatto un pochetto di casino!”

LA SCENA RIPRESA DALLE TELECAMERE. Dalle riprese si vede tutta la scena: Carella è fuori dalla cabina dell’edicola per posizionare i quotidiani appena arrivati. Dando le spalle all’ingresso vede solo all’ultimo un soggetto che fa capilino e che ha sulla testa un sacchetto di plastica. Pensando che fosse lo scherzo di un amico glielo sfila, ma sotto alla maschera trova qualcuno che non ha alcuna voglia di giocare e che in mano tiene un coltello. Glielo mostra e dice “Dammi i soldi”.

Allora comincia un dialogo fra i due: l’uno cerca di dissuadere il rapinatore mostrandogli le telecamere e avvertendolo che stava per chiamare la Polizia (il titolare rientra dietro il bancone), l’altro si innervosisce e comincia a lanciare i giornali per poi, dopo essere stato colpito, fuggire. “Non si tratta di voler fare gli eroi – spiega Carella – la questione è che il pericolo sta intaccando il diritto alla nostra quotidianità e al lavoro. E parlo a nome di quelle categorie (come la mia) che la mattina aprono la loro attività molto presto o lavorano in orari particolari: artigiani, panettieri, tassisti…i delinquenti sono pronti a rischiare per pochi spiccioi, perchè diaciamo la verità: quano credono di poter trovare nella cassa di un’edicola alle 5 del mattino?”“

Potrebbe interessarti: http://www.bolognatoday.it/cronaca/tentata-rapina-edicola-carella-porta-san-vitale.html

ARTICOLI CORRELATI

Ragazza segregata da profughi in edificio occupato: chiesto riscatto

Rapisce una donna e chiede ai familiari 500 euro. È la triste storia di una ragazza di 18 anni, somala, sbarcata a Lampedusa con uno dei tanti barconi della disperazione e dirottata a Padova, dove finisce in balia di un ventunenne, un connazionale di nome Abdekadr Ahmad, che la tiene segregata nella “Casa don Gallo“, in attesa del riscatto chiesto ai familiari, due fratelli che vivono e lavorano a Firenze. A rendere pubblica la vicenda è il Mattino di Padova. “Una brutta storia durata poche ore e a lieto fine – racconta il giornale – chiarita da un’inchiesta affidata al pubblico ministero Francesco Tonon che si prepara a reclamare il processo per Abdekadr Ahmad, status di semplice richiedente asilo. L’accusa è tentata estorsione”. E c’é un sospetto: la ragazza, in base al racconto fornito alla Squadra Mobile – sarebbe stata “detenuta” per alcune ore nella cosiddetta “Casa dei rifugiati”, don Gallo in via Tommaseo 90, un’edificio finito all’asta e occupato nel 2013 dove convivono una sessantina di persone in attesa del riconoscimento come profughi.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti il 12 giugno scorso quando i fratelli della giovane arrivano a Padova per incontrare la sorella si trovano di fronte ad una incredibile sorpresa. La donna viene tenuta in ostaggio. E l’aspirante profugo che la tiene sotto sequestro chiede ai familiari 500 euro per poterla rivedere. L’appuntamento per lo scambio è la stazione ferroviaria. Ma i fratelli, temendo il peggio, raccontano tutto alla Polfer. Così l’estorsore viene bloccato e dice di aver consegnato l’ostaggio ad un nigeriano. Della ragazza, però, nessuna traccia. La diciottenne viene poi trovata dalla polizia mentre vaga sperduta nei pressi della stazione. Ed è proprio lei che racconta agli inquirenti di essere stata trattenuta nella Casa don Gallo. Circostanza davvero singolare. In quella casa affidata ai volontari convivono 12 etnie. Intanto a Padova continuano ad arrivare altri profughi.

http://www.secoloditalia.it/2015/08/somala-segregata-casa-don-gallo-laveva-rapita-connazionale/

ARTICOLI CORRELATI

Attivista M5S aggredito da zingari Casamonica

“Esprimiamo una ferma condanna per l’aggressione al giornalista della testata Fanpage.it, minacciato di morte, che sta indagando sull’elipista di Terzigno da dove è partito l’elicottero che ha sorvolato il funerale dei Casamonica. Ad accompagnare il giornalista Alessio Viscardi, un attivista del Movimento Cinque Stelle di Terzigno. Il luogo dell’aggressione è l’elipista Elicast. Dal primo momento abbiamo rilevato la stranezza di un elicottero partito dal napoletano per andare a Roma. L’aggressione di oggi mette in luce che ci sono legami tra i Casamonica e la provincia di Napoli che vanno approfonditi. Questo clima di violenza è reale e nessuno può dire di non aver visto niente. Mentre siamo in attesa di una relazione che sarà scritta da “non si sa chi”, il buon giornalismo cerca di dare le spiegazioni che dovrebbe fornire il ministro dell’Interno Alfano, sempre in perpetua vacanza, magari con volo di Stato. L’aggressione al giornalista di Fanpage.it e al nostro attivista rende chiaro che tipo di gestione abbia l’elipista. Chiediamo che si attivino subito le forze dell’ordine e la magistratura. Esprimiamo piena solidarietà e vorremmo massima attenzione per l’incolumità del giornalista coinvolto e per il nostro attivista che lo ha accompagnato sul luogo”.

http://www.beppegrillo.it/2015/08/casamonica_aggr.html

La cosa interessante è che quelli di fanpage sono da sempre pro immigrazione e pro zingari.

ARTICOLI CORRELATI

Matrimonio combinato: moglie non è gradita, scatta pestaggio tra albanesi

MONTEMURLO. Se le sono date di santa ragione a calci e pugni per questioni “di famiglia”. Peccato che i contrasti riguardassero la scarsa soddisfazione dei parenti del marito nella scelta della ragazza in un matrimonio combinato. E sì, accade anche questo nella Prato del 2015. Ma evidentemente anche nel ventunesimo secolo le tradizioni sono dure a morire.

L’allarme è scattato alle 13,30 di ieri, giovedì 20 agosto: in via Trento a Montemurlo sono arrivate a sirena due ambulanze e poco dopo anche una pattuglia dei carabinieri per la segnalazione di una violenta rissa in corso. Effettivamente cinque persone, tutte di nazionalità albanese, erano impegnate in un baruffa piuttosto rumorosa scoppiata dentro il cortile interno del caseggiato.

Da una parte una coppia, marito e moglie, genitori della ragazza contestata. Dall’altra tre uomini, parenti del mancato marito. E sono stati questi ultimi ad aggredire l’uomo e la donna che alla fine del pestaggio hanno riportato lividi, contusioni e ferite medicate però sul posto.

A spiegare la situazione ai militari intervenuto per calmare gli animi sono stati proprio gli aggrediti: il matrimonio era stato combinato dalle due famiglie ma la ragazza scelta, chissà per quale motivo, non andava più bene. E giù botte. I picchiatori sono stati fatti allontanare ma nessuna indagine verrà fatta senza la querela di parte. Che c’è da scommetterci, non arriverà.

http://iltirreno.gelocal.it/prato/cronaca/2015/08/20/news/il-matrimonio-e-combinato-la-sposa-non-va-bene-e-scoppia-la-rissa-1.11960858?ref=fbftipr&refresh_ce

ARTICOLI CORRELATI

Preso stupratore del Parco: è un ‘profugo’ ghanese

REGGIO EMILIA. Sotto la minaccia di un coltello, l’ha condotta in una stradina non illuminata che porta a una casa abbandonata. Qui lontano da tutto e da tutti, con la sicurezza di non essere sentiti né visti, l’ha picchiata brutalmente, gettata a terra e poi l’ha violentata. Quella furia non si è placata nemmeno di fronte alle grida e ai tentativi di liberarsi: ogni volta che la vittima urlava, la prendeva a pugni in faccia ancora più forte. Non pago, alla fine prima di andarsene, l’ha pure rapinata degli anelli e della borsetta che aveva, dileguandosi nel buio.
E’ la brutale violenza subita da una transessuale 45enne reggiana. Ora, il presunto colpevole è stato denunciato: si tratta di un 33enne di nazionalità ghanese, a Reggio senza fissa dimora.
I fatti risalgono al 19 luglio scorso.
L’uomo avrebbe avvicinato la sua vittima mentre si trovava seduto in una distesa di un bar cittadino. Si erano intrattenuti e poi si erano allontanati insieme, durante quella che sembrava – almeno dal punto di vista della vittima – una camminata piacevole tra due persone che si stanno conoscendo. In quel frangente, invece, l’uomo a un certo punto avrebbe estratto il coltello obbligando la transessuale seguirlo. Fino allo scoppio dell’inaudita violenza.
La vittima una volta rimasta sola, con il volto gonfio per le botte ricevute, era riuscita a raggiungere un bar e da lì a chiedere aiuto carabinieri. Erano intervenuti e la 45enne era stata accompagnata in ospedale per le cure e gli accertamenti del caso.
Venti giorni dopo la svolta. E’ stato proprio grazie alla stessa vittima se i carabinieri sono riusciti a dare un volto e un nome allo stupratore.
La transessuale ha visto in giro per la città il 33enne e non ha esitato a chiamare i carabinieri, che l’hanno identificato e accompagnato in caserma per tutti gli accertamenti del caso.
E’accusato di rapina aggravata, violenza sessuale e lesioni.

Un particolare: la brutale violenza di Ospizio accadeva era appena il giorno dopo allo stupro denunciato da una ragazza di 25 anni che passeggiava nel parco del Crostolo. Trovata da due ciclisti di passaggio, la giovane aveva raccontato di essere stata violentata da un uomo di colore, che aveva con sé un asciugamano, ancora sotto la minaccia di un coltello e di essere poi stata rapinata. Un caso quest’ultimo su cui ancora stanno indagando i carabinieri, per cercare di dare un volto e un nome all’aggressore.

http://gazzettadireggio.gelocal.it/reggio/cronaca/2015/08/14/news/la-minaccia-col-coltello-e-la-stupra-preso-1.11938451

ARTICOLI CORRELATI