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Svuotacarceri: sperona auto agenti su macchina rubata, libero!

Con una decisione destinata a far discutere, il tribunale di Como ha disposto ieri la liberazione di Constantin Scuipici, 18 anni appena, il giovanotto di nazionalità rumena arrestato dalla polizia l’altra mattina a San Fermo, dopo che assieme a un amico aveva forzato la dogana e speronato una volante, sedendo a bordo di una Mercedes rubata.

La scelta di liberarlo, assunta dal giudice Cristian Mariani, è maturata al termine del processo svolto con direttissimo per resistenza, danneggiamento e lesioni.

Scuipici, ha innanzitutto scaricato eventuali responsabilità sul conducente, ancora latitante: «Guidava lui, io dormivo e non mi sono accorto di niente». Poi, tramite il suo avvocato, ha chiesto e ottenuto un cosiddetto “termine a difesa”, cioè un rinvio, che gli è stato accordato.

Nel frattempo, il tribunale, lo ha rimesso in libertà, verosimilmente assottigliando le speranze che il nostro si ripresenti in aula alla prossima udienza (10 luglio).

Il pm d’udienza Luciano Ferrara non ha chiesto, come avrebbe potuto, la custodia cautelare in carcere. Codice alla mano, sulla scelta del giudice deve avere in qualche modo influito il fatto che, contrariamente a quanto emerso in un primo momento, il ragazzo ha un solo “simil” precedente, una denuncia per tentato furto, e nient’altro. Benché parli pochissimo italiano – tanto da aver bisogno di un interprete – risulta regolarmente residente nel Comune milanese di Marcallo con Casone, dove peraltro abita anche il suo collega, quello corso via a piedi dopo il tentativo di forzare il posto di blocco.

Se i documenti abbandonati tra le mani del poliziotto di frontiera che se li è visti fuggire sotto il naso da Brogeda sono documenti genuini, allora dovrebbe chiamarsi Catalin Ionut Nicola, dovrebbe avere 23 anni, ed essere lui pure residente a Marcallo (stesso indirizzo dell’altro), con precedenti penali per evasione e reati contro il patrimonio.

Sulla liberazione di Scuipici, ha preso posizione, nel pomeriggio di ieri, anche il Sindacato autonomo di polizia.

Così il suo portavoce, Sergio Iaccino: «È una scelta che non possiamo condividere, anche se ovviamente rispettiamo tutte le decisioni dell’autorità giudiziaria. Viene soltanto da domandarsi, a maggior ragione da parte di chi cerca ogni giorno di garantire sulle strade la sicurezza dei cittadini, cosa si debba fare per finire in carcere».

http://www.laprovinciadicomo.it/stories/Cronaca/scontro-con-lauto-rubata-gia-libero-dopo-larresto_1011990_11/

E sarà sempre peggio con lo ‘svuotacarceri’.

Bottigliate a Padova: sono connazionali della ministra

Un arrestato per rissa, resistenza e minaccia a pubblico ufficiale e quattro denunciati solo per la rissa. È il bilancio della violenza di sabato alle 20, da piazza Cavour fino in largo Europa e via Matteotti tra Baessato e l’Oviesse: una rissa che ha terrorizzato centinaia di padovani visto che gli africani si fronteggiavano a bottigliate e urlando. Un episodio nel cuore della città che sta scatenando molte polemiche.

L’arrestato è Bwato Kikonde, congolese di 20 anni, residente a Padova, regolare. Quando i poliziotti delle Volanti hanno tentato di bloccarlo li ha affrontati brandendo il collo di una bottiglia di vetro rotta. Ha tentato di resistere agli agenti fin quando, in tre, sono riusciti ad avere ragione. Un poliziotto è rimasto ferito riportando alcuni giorni di prognosi. Anche il congolese ha riportato contusioni guariribili in otto giorni. Gli altri denunciati sono due cittadini del Benin di 21 e 23 anni e due del Congo di 20 e 23 anni, tutti irregolari, con precedenti specifici e fotosegnalamenti. Irregolari come la loro connazionale.

Dalla ricostruzione dei poliziotti il gruppetto di stranieri inizia a litigare in piazza Cavour. Si rincorrono, si lanciano bottiglie, tra gli sguardi atterriti dei passanti, di mamme con i bambini, anziani. Si rischia di venir travolti dalla loro furia. Sono passate da poco le 20, in via San Fermo, galleria Europa, largo Europa, dove gli stranieri si inseguono, sta finendo lo shopping: la gente passeggia tranquilla.

Si sono vissuti attimi di tensione: gli stranieri non si sono fatti fermare facilmente, hanno cercato di fuggire. Le chiamate arrivate al 113 sono state decine in pochi minuti. Chi ha assistito alla scena pensava di trovarsi nel set di un film: un far west. Ed era tutto tragicamente vero. I poliziotti non sono riusciti a capire cosa abbia spinto quei giovani a picchiarsi selvaggiamente tra loro, ma pare all’origine ci siano dei futili motivi. Sono stati tutti portati in questura per l’identificazione anche perchè non avevano con sè dei documenti.

Kikonde sarà processato oggi alle 11 con rito direttissimo, per gli altri la denuncia a piede libero seguirà il suo corso, potrebbero ritrovarsi a giudizio tra qualche mese. La paura di chi ha assistito alla scena è stata tanta, anche se le pattuglie della polizia sono arrivate in pochi minuti, anche con l’ausilio dell’Esercito.
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Ancora terrore africano: bottigliate a Padova

Il sindaco Zanonato, paladino dei "migranti"

Il sindaco Zanonato, paladino dei “migranti”

PADOVA. Una rissa in pieno centro, il sabato sera, all’ora dello spritz e delle chiacchiere. Quattro ragazzi africani che si prendono a bottigliate sotto gli occhi esterrefatti di centinaia di persone. La Polizia di Stato, spalleggiata dai militari dell’Esercito e dalla Polizia municipale, che interviene e che accompagna in Questura i quattro. I quali, fino al momento di essere spinti in macchina, continuano a darsele di santa ragione.

La rissa inizia intorno alle 20.15 in largo Europa, più o meno davanti a Baessato, dove in tanti, approfittando di una serata clemente, si godono l’aperitivo e fanno quattro chiacchiere. Chissà cosa spinge i quattro giovani ad affrontarsi con i pezzi di vetro delle bottiglie utilizzati come armi da taglio. I litiganti, in realtà, sarebbero due; gli altri, spinti dalla voglia di sedare la lite tra gli amici, vengono coinvolti pesantemente nel diverbio

La rissa si trascina, senza esclusione di colpi, per l’intera garia, che vanta alcune tra le griffe più prestigiose della città. I quattro si rincorrono e arrivano dall’altra parte dell’attraversamento, in via San Fermo. L’epilogo della sfida a bottigliate avviene nello slargo che si apre tra il Duca d’Aosta e l’Ovs. Le macchine che sbucano da via San Fermo sono costrette a rallentare, si forma la coda di auto. Qualcuno, nel frattempo, ha già avvertito le forze dell’ordine che, non senza difficoltà, riescono finalmente a bloccare i litiganti. La scena finale della rissa ricorda quella di un film a lieto fine. I quattro vengono poi accompagnati in ospedale per i primi accertamenti. Uno ci arriva in ambulanza. Le bottigliate hanno lasciato evidenti segni sui corpi dei contendenti. Ora la Questura cercherà di capire perché i quattro si siano sfidati tra lo shopping e i tavolini dei bar.

Baldoria e danneggiamenti: “Voglio essere come il mio eroe, Corona”

PADOVA. «Picchiatemi pure, è quello che voglio: così divento famoso come Corona». È finita così, con i suoi sogni di gloria davanti a una cella del carcere Due Palazzi di Padova, la giornata di baldoria di un giovane camerunense di 19 anni. Arrestato, scarcerato e poi nuovamente arrestato dopo poche ore. Tutto per inseguire la celebrità.

Il giovane infatti, secondo il racconto delle forze dell’ordine, è uno che cura molto il proprio look, con scarsi risultati a dire il vero. Tra i capelli ha una striscia bionda ed è vestito in modo inappuntabile. Ma ieri attorno alle 13 comincia il suo show in un bar di Limena: ubriaco, disturba i clienti e aggredisce i carabinieri intervenuti per calmarlo. I militari decidono di arrestarlo e portarlo in caserma. Il giudice però dopo aver letto gli atti ne decide la scarcerazione.

E così la giornata di baldoria del giovane «Corona» continua. Dalla caserma dei carabinieri prende un taxi fino al centro di Padova: scende senza pagare. Si «esibisce» poi in via San Fermo. Prende un cassonetto dell’immondizia e lo svuota davanti al negozio di «Luis Vuitton». Poi raggiunge il bar «Baessato»: anche qui infastidisce i clienti e si stende per terra biascicando frasi senza senso. Fino all’arrivo dei carabinieri, a cui confessa il suo obiettivo: «Essere come Fabrizio».

Link e Articolo: http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2013/01/28/news/ubriaco-insulta-i-carabinieri-picchiatemi-cosi-divento-come-corona-1.6430174