Tag: rito abbreviato

Piacenza: ubriaco aggredisce barista e tenta di stuprarla davanti a tutti


IlPiacenza
Ubriaco aggredisce una barista e tenta di abusarne davanti a tutti
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E’ di due anni e sei mesi d reclusione, da scontare in carcere, la condanna per un algerino di 38 anni che è stato condannato, al termine del rito abbreviato, per violenza sessuale nei confronti di una barista piacentina 48enne. Lo straniero Dopo altro »

Gang di immigrati stupra due ragazze: poi inviano vaglia con 500€ per il ‘disturbo’

Rischiavano di tornare liberi i tre aguzzini protagonisti di una notte dell’orrore nel quartiere Stanga nel settembre dell’anno scorso. Una notte purtroppo indimenticabile per due donne, una ventenne di Padova e una trentacinquenne di Cavallino Treporti nel Veneziano. Donne fragili, vulnerabili. Donne che, sulla loro strada, avevano incrociato quelle belve pronte a sfogare i loro impulsi per gioco e senso dell’onnipotenza, senza esitare a rapinarle dei pochi soldi che avevano in tasca, picchiarle e (una delle due) gettarla nel canale Piovego come fosse un sacco di spazzatura. Rischiavano di uscire, così il gup padovano Mariella Fino ha fissato un’udienza straordinaria per celebrare il rito abbreviato reclamato dai tre imputati, tutti di origine tunisina. Ed è arrivata la condanna per Mohamed Chourabi, 20 anni; Acref Rebhi, 22 e Wahid Dibhi, 30, chiamati a rispondere di violenza sessuale di gruppo, violenza privata e lesioni personali nonché di rapina. Accogliendo le richieste della pubblica accusa (anzi, andando oltre), il giudice Fino ha inflitto 10 anni e quattro mesi a Chourabi, 10 anni a Rebhi e 7 anni e quattro mesi a Dibhi: tutti hanno usufruito dello sconto di un terzo come prevede la legge. A difenderli i legali Elisabetta Costa e Lombardi. La vittima ventenne si è costituita parte civile, tutelata dall’avvocato Roberto Boev: il giudice le ha riconosciuto un risarcimento danni di 60 mila euro oltre alle spese legali. Appena arrestati, i tre avevano negato con forza le violenze. Poi, correggendo la versione, avevano sostenuto che le due donne erano state consenzienti. Eppure durante quella drammatica notte all’”Arancia meccanica”, prima di finire in manette, uno dei tre, intercettato al telefono con un amico nell’ambito di un’altra indagine, s’era vantato della bravata. Solo quando si sono resi conto che le cose si mettevano male, dal carcere gli imputati hanno inviato un vaglia alla ventenne, decisa a presentarsi in aula per reclamare giustizia: con 500 euro volevano pagare il conto dello stupro. Il vaglia è stato subito rispedito al mittente: «Una lettera di scuse avrebbe avuto più valore. Ma negare ogni accusa e spedire quella somma per vaglia, significa mancare doppiamente di rispetto alla dignità di un essere umano dopo quello che ha sopportato» commenta l’avvocato Roberto Boev.

Cittadinanza ai figli degli immigrati

Cittadinanza ai figli degli immigrati


È la notte tra il 5 e il 6 settembre 2012. Intorno alle 2.30 in via Confalonieri una ventenne (oggi in comunità) va in giro con tre amici alla ricerca di una dose di stupefacenti. Il gruppo incontra per caso due tunisini, Chourabi e Rebhi, che aggrediscono i ragazzi, agitando tra le mani cocci di bottiglia. Chourabi afferra la ventenne, piccola ed esile, e la trascina per i capelli poco lontano mentre l’amico tiene a bada i tre, rapinati di pochi soldi insieme alla giovane. Lei urla, ma non c’è modo di sottrarsi alla furia del violentatore. Pochi minuti più tardi i due si allontanano, cercando di rapinare un vigile del fuoco alla Stanga che si sta dirigendo in stazione: lui reagisce ed evita il peggio.
Non è finita. Intorno alle 4 in via Corrado i due nordafricani, cui si è unito Dibhi, incontrano la 35enne anche lei alla ricerca di droga. E l’aggrediscono, iniziando a palpeggiarla e a spogliarla. Lei si difende, nonostante sia bastonata; allora i tre la derubano anche del cellulare e la scaraventano in acqua: il reato di tentato omicidio, inizialmente contestato, sarà derubricato in violenza privata e lesioni. In mattinata la Squadra mobile, guidata dal vicequestore Marco Calì, blocca Chourabi e Rebhi. Dibhi viene ammanettato nel pomeriggio: era agli arresti domiciliari.

http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2013/08/30/news/stuprate-alla-stanga-condanna-a-10-anni-per-i-violentatori-1.7659445

Licenza d’uccidere: sgozzi un’italiana e sei immigrato? Sconti metà della pena

Milano, 3 giugno 2013 – E’ stato condannato a 16 anni di reclusione Morad Madloum, giovane marocchino accusato di aver ucciso con 16 coltellate la sua compagna Alessia Simonetta, di 25 anni, il 14 settembre 2012. Lo ha deciso il gup di Milano, Fabio Antezza, nel processo con rito abbreviato. Il pm Giordano Baggio aveva chiesto 30 anni di carcere contestando l’aggravante della crudeltà. Aggravante che, invece, è stata esclusa dal giudice, come aveva chiesto il difensore, l’avvocato Amedeo Rizza. La donna era stata uccisa con una decina di coltellate. L’assassino ha infierito sulla testa, sulla gola e sull’addome. Nella stanza accanto a quello in cui è stato ritrovato il cadavere c’era un bambino di un anno e mezzo che dormiva. Poi il gesto estremo di Morad che era lanciato dalla finestra: ma era sopravvissuto. Oggi la condanna in primo grado.

 

Lei comprende la rabbia degli immigrati.

Lei comprende la rabbia degli immigrati.

http://www.imolaoggi.it/?p=52232&fb_source=message

La vita di una donna, per quanto causa ella stessa del suo male, vale solo “16 anni” ? Questa non è civiltà, questo è il collasso della civiltà. Esiste in Italia un’emergenza: la magistratura. Che è ormai una escrescenza tumorale.

Per dare una certa nozione delle priorità della procura e del tribunale di Milano, Fabio Antezza è lo stesso magistrato che, quando era Gip,  ingabbiò Lele Mora. Ora, a noi Mora non piace, non ci piace tutto quello che rappresenta, ma le proporzioni…

Torino: lo “stupro di gruppo” vale solo 5 anni di carcere

Durante il processo di appello hanno ammesso di aver partecipato agli stupri di gruppo, avvenuti nel 2010, di due sorelle loro connazionali. Oggi due ragazzi romeni sono stati condannati a Torino rispettivamente a cinque anni e 8 mesi e cinque anni di carcere. In primo grado, processo che si era svolto con il rito abbreviato, la condanna era stata leggermente piu’ pesante: sei anni e dieci mesi e sei anni e due mesi di reclusione. Secondo l’accusa insieme ad altri due connazionali (ognuno accusato di aver preso parte a un singolo episodio e gia’ condannati in primo grado con il rito ordinario) avevano adescato le due sorelle, di cui una all’epoca minorenne, in un locale di Torino.

I fatti erano avvenuti in occasioni diverse ma la dinamica era stata la stessa: con la scusa di un passaggio a casa pero’, il gruppo le aveva costrette ad avere rapporti sessuali con diversi di loro che erano avvenuti, secondo i racconti delle ragazze, in un’auto e all’interno di un’abitazione. Per paura la piu’ piccola non aveva raccontato l’episodio alla sorella che poi era stata a sua volta vittima degli stessi aguzzini poco tempo dopo. Le indagini erano partite nel marzo del 2010 dopo che una delle ragazze si era presentata all’ospedale Sant’Anna del capoluogo piemontese per farsi refertare. La Squadra Mobile della Polizia di Torino aveva poi arrestato il gruppo di amici nel luglio 2010.

http://www.adnkronos.com/IGN/Regioni/Piemonte/Torino-stupro-di-gruppo-su-due-sorelle-due-condanne-a-5-anni-in-appello_314130891475.html

Genova: meno di 5 anni all’accoltellatore di Marassi

Se fosse in vigore la legge targata Pd, questo crimine sarebbe stato commesso da "italiani"

Ragazza accoltellata, condannato un giovane
Il Secolo XIX
Genova – È stato condannato a 4 anni e 9 mesi con rito abbreviato Leonardo Brian Moreno Restrepo il giovane colombiano di 23 anni imputato di tentato omicidio nei confronti di una ragazza nata a Genova ma ecuadoriana di 19 anni altro »

Immigrato picchia convivente e figlia malata – Condanna lieve


L’Eco di Bergamo

Picchia la convivente e la figlia Un anno e 4 mesi di reclusione
L’Eco di Bergamo
Un anno e quattro mesi di reclusione per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Questa la condanna lunedì mattina con rito abbreviato contro B. B., 54 anni, finito in manette la sera di Natale quando, dopo aver picchiato figlia e convivente, se l