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‘Cultura’ Rom: pestaggi, segregazioni e stupri per l’elemosina

zingaracce – Rapita, legata ad una sedia, imbavagliata, picchiata e minacciata di morte con un coltello puntato addosso. Il tutto sotto gli occhi del figlio 20enne, a sua volta minacciato di finire sodomizzato se non saltavano fuori i soldi per il riscatto della madre. Per liberarla i suoi aguzzini hanno chiesto 10mila euro. Il frutto, secondo loro, delle elemosine raccolte dalla donna, una rumena di 36 anni, nel corso del tempo e spedite in Romania anzichè rispettare i patti. 

Indagherà l’anti mafia. La contromossa della polizia, in una vicenda che odora di racket, è stata fulminea e determinata. Tre rumeni in stato di fermo, due donne e un uomo: un’intera famiglia. A loro carico un’accusa pesantissima: sequestro di persona a scopo di estorsione in concorso, lesioni e percosse in concorso, una vicenda di cui dovrà per forza occuparsi la Procura distrettuale anti mafia di Bologna. I fermati sono G. M., 43 anni, C. D., 38 anni e C. N., 19 anni, tutti rumeni. Rumene anche le vittime: una donna, suo figlio e l’amico 21enne del figlio.

Segregata in via Cariddi. La donna, venerdì mattina, pensava di recarsi ad un comune appuntamento con dei conoscenti ma quando, attorno alle nove di mattina, si è trovata nell’appartamento di via Cariddi e le porte si sono chiuse dietro di lei, è iniziato l’inferno. Con fare ostile è stata affrontata da tre uomini che senza mezzi termini le hanno detto di scucire i soldi guadagnati facendo l’elemosina. Quindi hanno contattato il figlio dicendogli che se voleva rivedere la madre viva doveva portare 10mila euro, nel primo pomeriggio, alla “Fontana dei quattro cavalli”. Quindi i rapitori hanno costretto la vittima a chiamare anche il fratello, rinnovando la stessa richiesta di riscatto. Poi i sequestratori si sono messi a cercare il figlio, l’hanno trovato con un amico e hanno costretto entrambi a seguirli in via Cariddi.  

“Prepara i soldi o ti stupro”. Qui, sotto la minaccia di un coltello hanno preso il ventenne e l’hanno scaraventato sul letto. Uno degli aguzzini si è abbassato i pantaloni e ha finto di stuprarlo. Violenze fisiche e psicologiche avvertite chiaramente dalla madre, che si trovava ancora in lacrime per le percosse ricevute, nel bagno vicino. I sequestratori si sono decisi a liberare il ragazzo dopo essersi fatti promettere che sarebbe tornato presto con i soldi richiesti. Per sicurezza gli aggressori si sono trattenuti i suoi due cellulari e la carta d’identità mentre hanno ordinato all’amico 21enne di restare in casa. Ad un certo pounto, approfittando di un momento di distrazione dei suoi sequestratori impegnati in una telefonata, la vittima è riuscita a scappare, saltando giù dal balcone del primo piano dell’abitazione in cui era stata segregata.  

Il volo dalla finestra. Nella caduta ha riportato una frattura alla gamba. L’amico del figlio, terrorizzato dalle scene a cui aveva assistito, l’ha imitata, riuscendo a fuggire. Erano le 17 e 15 di venerdì quando una pattuglia della polizia si è imbattuta, in piazzale Cesare Battisti, nel gruppo di rumeni, di cui facevano parte il figlio, l’amico e altri parenti, che con fare agitato hanno spiegato agli agenti che cosa stava succedendo nell’abitazione di Bellariva. Mentre l’ambulanza interveniva in via Cariddi per soccorrere la ferita, due complici hanno fornito ai carabinieri la loro spiegazione dell’accaduto. “Si è buttata giù dalla finestra perché troppo ubriaca”, hanno detto. 

Inquirenti perplessi. Giustificazione a cui il magistrato Luca Bertuzzi, che coordinava le indagini svolte su due fronti da polizia e carabinieri, non ha tuttavia creduto. Il sostituto procuratore ha infatti ritenuto poco plausibile che la donna potesse aver cercato il suicidio lanciandosi da un balcone situato al primo piano dell’edificio e ha dato maggiore credito al racconto dell’altro gruppo di rumeni che si era rivolta alla polizia per raccontare del sequestro di persona. Così per tre dei rapitori sono scattate le manette, mentre altri due rumeni risultano indagati per gli stessi fatti. “E’ solo una matta che ho ospitato varie volte a casa” si è giustificato il capofamiglia mentre veniva ammanettato. I tre sono difesi dall’avvocato Gilberto Martinini. Dovranno chiarire, molte cose, fra il resto, a cosa è servito il nastro adesivo trovato nella spazzatura di casa e che la vittima ha riferito che era stato usatom per immobilizzarla. Gli investigatori hanno poi ritrovato anche i cellulari e la carta d’identità del figlio che i sequestratori si erano trattenuti in attesa deio soldi del riscatto. Un po’ troppo per pensare di farla franca. 

http://www.romagnanoi.it/news/home/1190355/Trattenne-i-soldi-delle-elemosine-.html

Caricata su furgone da uomini incappucciati, salva per caso: immigrato l’aveva minacciata

Torino 14 mag 2013 – Caricata su un furgone e poi rilasciata poco dopo, quando i rapitori hanno sentito una sirena. È l’episodio denunciato da una giovane di 23 anni, funzionaria di un’azienda energetica. Il sequestro-lampo sarebbe accaduto sabato pomeriggio, secondo quanto riportato da Repubblica: la polizia, però, attualmente non ha trovato riscontri. La giovane ha raccontato di essere stata fermata in una strada del quartiere San Paolo da tre individui incappucciati, che poi l’hanno caricata su un furgone: la sua liberazione sarebbe avvenuta quando si è udita una sirena, poco distante. “Il mio lavoro consiste nel selezionare il personale che deve andare in giro a proporre i nostri contratti per la fornitura di gas e altre energie – ha riferito la giovane -. Mesi fa ho proposto il licenziamento di uno straniero che mi ha minacciato dicendo ‘Non finira’ quì. Le stesse parole che mi hanno detto sul furgone”.

http://www.torinotoday.it/cronaca/ragazza-rapita-quartiere-san-paolo.html

Pestata, rapita e stuprata brutalmente: in carcere due nordafricani

Reggio Emilia, 16/04/2013 – Insanguinata e con la maglietta strappata si è presentata ai carabinieri di Bagnolo in Piano raccontando l’orribile vicenda: violentata da due uomini. Uscita di casa per andare a comperare una ricarica telefonica si è messa alla guida dell’auto del fidanzato: una Golf dietro di lei non faceva altro che lampeggiare. Credendo che la volessero sorpassare si è fermata ignara di “firmare” la sua condanna.

La Golf posizionava di traverso impedendole di proseguire la marcia. Quello che aveva visto alla guida della Golf le apriva lo sportello colpendola con due pugni in faccia mentre il complice la raggiungeva e puntandole un coltello si sedeva in macchina con lei intimandole di seguire la vettura. In prossimità di un campo di mais veniva brutalmente violentata.

Quella vissuta il pomeriggio del 7 luglio dello scorso anno è stata per la vittima, una 30enne residente nella Bassa reggiana, un’orribile esperienza che ha visto i militari riuscire a raccogliere incontrovertibili elementi di responsabilità a carico dei fratelli Mokhtar El Anbar, 37 anni, e Abdelali 35 anni, entrambi residenti a Cadelbosco Sopra arrestati e poi, dopo la convalida rimessi in libertà dal Gip del tribunale di Reggio la cui decisione è stata impugnata dal sostituto titolare delle indagini. Il tribunale della libertà di Bologna ha, infatti, accolto il ricorso del pm Maria Rita Pantani – che coordina l’inchiesta dei carabinieri di Bagnolo – e disposto la misura cautelare in carcere per i due fratelli nordafricani.

La decisione è stata a sua volta impugnata in Cassazione dai legale dei due indagati “congelando” la carcerazione dei due fratelli. Quest’ultima impugnazione è stata rigettata dalla Suprema Corte con il provvedimento restrittivo di natura cautelare che quindi è divenuto esecutivo. I carabinieri della Stazione di Bagnolo in Piano a cui l’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata trasmessa per l’esecuzione, si sono subito messi alla ricerca dei due fratelli uno, ovvero il 37enne Mokhtar, è stato rintracciato ed arrestato a Cadelbosco Sopra mentre il 35enne Abdelali è stato raggiunto e fermato al porto di Genova mentre era in procinto di imbarcarsi su una nave diretta in Marocco. I due sono quindi stati trasferiri in carcere.

http://gazzettadireggio.gelocal.it/cronaca/2013/04/16/news/pestata-e-violentata-in-carcere-finiscono-due-fratelli-1.6893558

Rapita e stuprata dall’ex convivente marocchino

Ha lasciato il padre dei sui bambini perché non lo amava più, ha cercato di andare avanti con la sua routine ed il suo lavoro per poter essere una buona madre single, fin quando venerdì mattina lui non l’ha sequestrata e stuprata per ore, minacciandola di morte.
La vicenda si è consumata nel comune di Bernareggio dove, esattamente una settimana fa ed a poche centinaia di metri di distanza, Antonia Stanghellini veniva uccisa dal suo ex compagno di vita Mustapha, 44 enne originario del Marocco, attualmente in carcere dopo essersi costituito ai carabinieri confessando l’accoltellamento di una donna che non voleva più stare con lui. Sono trascorsi solo sette giorni e, nella stessa cittadina, un’altra donna è rimasta vittima della brutale violenza dell’ex compagno, anche lui marocchino. Maya (nome di fantasia), 40 enne infermiera di origine sud americana, venerdì mattina alle 7 stava uscendo per andare a lavorare, quando è stata aggredita. Mentre saliva a bordo della sua auto, nel box del suo condominio, si è trovata davanti Mohammed Chergui,51enne operaio disoccupato con precedenti per furto che, sotto la minaccia di un coltello, l’ha costretta a montare in auto e guidare verso una zona rurale poco distante, appartata rispetto alla strada principale. Una volta sicuro di essere lontano da occhi indiscreti, Mohammed ha costretto Maya ad un rapporto sessuale, continuando a ripeterle di obbedire ad ogni suo ordine, per evitare di venire uccisa. Stremata e spaventata, la donna è stata poi obbligata a rimettersi alla guida e recarsi con il suo ex a Cornate D’Adda, dove Chergui si è trasferito dopo la rottura con la vittima, avvenuta qualche mese fa. Arrivati nell’appartamento dell’uomo, Maya ha subito un secondo stupro, sempre sotto la minaccia dello stesso coltello da cucina, mentre il suo aguzzino continuava a ripeterle che non avrebbe dovuto lasciarla e che era sua intenzione ucciderla. La vittima, terrorizzata e in balia della brutalità del suo ex compagno, ha poi raccontato di averlo convinto a non ucciderla supplicandolo di non condannare il loro figlio più piccolo a crescere senza la mamma. Verso le due del pomeriggio, prostrata e sotto shock, Maya è stata liberata dal suo aguzzino. La quarantenne, fatto rientro a casa sua, ha telefonato immediatamente al 112, per chiedere aiuto e denunciare la violenza. Quindici carabinieri, tra Bernareggio e Vimercate, si sono messi immediatamente alla ricerca dello stupratore. Pochi minuti dopo essere arrivati a Bernareggio, i militari hanno rintracciato Mohammed mentre, a piedi, era tornato nuovamente nei paraggi dell’abitazione della sua ex e, a poche centinaia di metri di distanza, in un cassonetto, i carabinieri hanno rinvenuto anche il coltello usato per tenere sotto scacco la vittima. Arrestato con l’accusa di sequestro di persona, violenza sessuale e minaccia aggravata, Chergui è stato portato al carcere di Monza. Maya è stata accompagnata presso la Mangiagalli di Milano, dove a medici e a carabinieri ha raccontato il suo dramma.

http://www.ilgiornale.it/news/milano/rapita-e-stuprata-dallex-convivente-879280.html