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‘Campetto Pistoia, sulla questione nomadi vige la paura’ – Catanzaro Informa

'Campetto Pistoia, sulla questione nomadi vige la paura'
Catanzaro Informa
"Ho letto la lettera della vostra lettrice sul campetto di Pistoia. Condivido in pieno la sua analisi che, voglio precisare, può conoscere veramente solo chi in quel quartiere ci abita. Ho visitato la vostra pagina Facebook e quello che più mi ha

Allarme rapine in casa: 70enne molestata e rapinata da gang ‘integrata’

MONREALE (PALERMO) – Mostra i lividi sulle mani, indica la sua bocca, ancora dolorante dopo essere stata imbavagliata con forza. Racconta quei momenti terribili con la paura negli occhi, descrivendo nei dettagli le fasi della rapina messa in atto da tre malviventi ieri pomeriggio, mentre si trovava a letto. Carolina Tuppo, 69 anni, stava riposando quando i rapinatori hanno fatto irruzione nella sua villa, in via Corpo di Guardia a Monreale. La casa in cui la donna abita ormai da trent’anni è circondata da campi alberati, ai confini dei quali si intrecciano numerose stradine sterrate.

L’entrata principale è su una via di passaggio per le auto, ma i malviventi – finiti ieri in manette – avrebbero raggiunto la villa a piedi, attraversando uno dei terreni vicini. Poi, avrebbero scavalcato la rete di recinzione e fatto accesso nell’abitazione dalla porta sul retro. Erano due romeni e un palermitano, due trentenni e un ventunenne: Cionta Covaci, Dorin Alin Staicu Mosneanu e Marcantonio Gnoffo. Facce già note alla polizia che ieri è riuscita a cogliere sul fatto i tre, fermati mentre si stavano dando alla fuga. Poco prima, avevano minacciato con un coltello, imbavagliato e legato ai piedi del letto la donna, che durante il suo racconto aggiunge un particolare sconcertante, quello delle molestie subite da parte di uno dei rapinatori.

“Uno di loro faceva da palo e si trovava nel corridoio – racconta la 69enne – gli altri due mi hanno aggredito nella stanza da letto e mi hanno immobilizzata. Il più robusto ha cominciato a rovistare nei miei cassetti, l’altro si è seduto accanto a me sul letto e mi ha molestata. Ero sconvolta, disgustata – racconta Carolina Tuppo – ma non potevo fare nulla. Lui ha continuato dicendomi “Lo facciamo?”. Io, terrorizzata, ho ovviamente risposto di no ed è stato in quel momento che ha deciso di legarmi.

Il suo complice ha così afferrato una mia vestaglina di cotone e l’ha strappata, ricavando un lungo pezzo di stoffa con il quale mi hanno legato ai polsi. Stessa cosa hanno fatto per le caviglie e la bocca. Mi hanno imbavagliata con violenza, la bocca mi fa male, riesco a malapena a parlare. Poi – aggiunge – non contenti mi hanno legata ai piedi del letto, facendomi mettere in ginocchio. Da quel momento in poi non ho più capito cosa stessero facendo. Ero nel panico, credevo che mio nipote si trovasse nell’altra stanza e che gli avessero fatto del male”.

Invece, per fortuna, il giovane era andato a casa della madre, al secondo piano della villetta, dove la mamma abita col figlio più piccolo di quattro anni. “Ero con mia nonna fino a pochi minuti prima – racconta – ma quando è andata a riposare ho deciso di andare un poco di sopra”. E’ stato il ragazzo ad intuire quello che stava succedendo alla nonna e a lanciare l’allarme alla polizia: “L’ho sentita urlare e dire che non aveva soldi. Poi passi veloci e rumori strani, ho chiamato subito il 113”. Un gesto che ha permesso l’arresto dei tre, soprattutto in base al fatto che la polizia conosceva già quella casa, finita nel mirino dei malviventi già tra volte in pochi mesi.

“Ad ottobre scorso – spiega la figlia della vittima, Sonia Tusa, un uomo è entrato armato di un coltello ed è scappato con alcuni oggetti di bigiotteria. A dicembre la casa è nuovamente stata presa d’assalto. Posso dire che ci hanno tolto completamente la serenità”. “E’ vero – aggiunge la madre – mia figlia adesso non vuole nemmeno lasciarmi più da sola, è molto preoccupata. Qui basta voltarsi per trovarsi un ladro di fronte. Abbiamo paura”.

Un piano, quello che avrebbero voluto mettere a segno i due stranieri e il palermitano, che avrebbe portato via alla vittima oggetti dal grande valore affettivo: “Mi dicevano di dargli i soldi, ma ho più volte detto che non avevo e così mi hanno sflato dalle dita la fede d’argento e quella d’oro. Ho perso mio marito qualche anno fa e non avere più questi anelli per me sarebbe stato un dolore. Per fortuna mi è stato riconsegnato tutto. Quella che non riavrò più è la tranquillità”.

http://livesicilia.it/2013/08/29/le-molestie-poi-la-rapina-e-la-fuga-lanziana-aggredita-a-monreale-e-stato-terribile_365025/

Boldrini sarà estasiata, da questo esempio di integrazione riuscita italo-romena.

Rom gli saccheggiano l’orto: lui li aspetta armato

Vi racconto un anedotto che mi ha raccontato il mio amico M. stamattina. Dunque dietro gli obrobri di palazzi davanti all’ipercoop ci sono degli orti coltivati da degli anziani e meno anziani. Ieri c’era un signore di Matera di 55 anni che abita nel palazzo di M. che ha sorpreso i nostri amici ROM (…ma va?) che gli avevano saccheggiato l’orto e distrutto mezza roba. Lui era con le nipoti, gli ha fatto un bercio e questi egregi sono telati via su motorini senza casco ovvio. Il signore per intimarli ha fatto la finta di fargli la foto alla targa….l’avesse mai fatto: sono tornati indietro “tu non fare foto a me ah. Tu essere sgozzato…” e ha tirato fori un coltellaccio da 25 cm da sotto la maglia. Le bambine piangevano impaurite. Il signore non ci ha visto più: “vado a posare le bambine e torno….” E’ tornato con una doppietta e c’è stato tutto i giorno davanti ai suo di orto. Nessuno si è visto. Ecco l’integrazione.

Potete diffondere questa incresciosa notizia?

Grazie A.F.

Clamoroso: un romeno pesta la moglie a sangue

I fatti sono accaduti in un residence di via Goldoni. Era stato chiamato il 118 per un malore della donna

Rimini Picchia la moglie sotto gli occhi di tre bambini poi finge si sia trattato di un incidente, 37enne rumeno arrestato dai carabinieri di Miramare. L’episodio si è consumato giovedì pomeriggio in un residence di via Goldoni, dove da qualche giorno soggiornavano un gruppo di rumeni composto da tre uomini (non è escluso possano essere dei pallinari giunti in Riviera per la stagione estiva), due donne, tra cui l’aggredita, e i tre bambini di quest’ultima. Il tutto è partito da una richiesta di intervento arrivata al 118 per soccorrere una donna di 31 anni che si era sentita male. Arrivati nel residence i sanitari hanno riscontrato la presenza di varie ecchimosi sul volto della giovane e, dopo averle prestato i primi soccorsi, l’hanno trasportata all’ospedale Infermi. Sul posto sono immediatamente giunti i militari dell’Arma ai quali il marito della ferita e una donna, entrambi 37enni, hanno riferito di avere chiamato l’ambulanza dopo che la 31enne, in seguito a un malore, era caduta a terra a peso morto provocandosi le lesioni. Se sin dall’inizio la versione fornita dai due è risultata poco convincente, i sospetti dei carabinieri sono diventati certezza all’ospedale. Grazie alla preziosa collaborazione di un’infermiera rumena, che ha tradotto il racconto della connazionale, è emersa la cruda verità. La 31enne, in lacrime, ha spiegato di essersi sposata giovanissima e di avere subìto sin dall’inizio le violenze del marito. L’uomo, oltre che picchiarla per futili motivi, le avrebbe impedito di avere rapporti con i suoi congiunti, quali la madre che risiede in Romania o il fratello che abita a Parigi. Il violento pugno ricevuto giovedì sarebbe dunque stato solo l’ultimo di una lunga serie di sorpusi ai danni della giovane. Il 37enne e la connazionale, che avevano inscenato l’incidente pulendo il sangue della ferita prima di allertare l’ambulanza, sono stati arrestati. L’uomo è stato accusato di maltrattamenti in famiglia, la donna di favoreggiamento. Difesi dall’avvocato Massimiliano Orrù, sono stati processati per direttissima e scarcerati. Per il 37enne l’accusa è stata riqualifcata in lesioni personali aggravate, il giudice ha disposto il divieto di avvicinamento alla persona offesa. La donna non è stata ritentuta colpevole di favoreggiamento. La 31enne è ricoverata all’Infermi con una prognosi di 30 giorni mentre i minori, di 5, 6 e 11 anni, si trovano in una struttura protetta in attesa la mamma esca dall’ospedale.

http://www.nqnews.it/news/147204/Botte_alla_moglie_davanti_ai___figli.html

Svuotacarceri: sperona auto agenti su macchina rubata, libero!

Con una decisione destinata a far discutere, il tribunale di Como ha disposto ieri la liberazione di Constantin Scuipici, 18 anni appena, il giovanotto di nazionalità rumena arrestato dalla polizia l’altra mattina a San Fermo, dopo che assieme a un amico aveva forzato la dogana e speronato una volante, sedendo a bordo di una Mercedes rubata.

La scelta di liberarlo, assunta dal giudice Cristian Mariani, è maturata al termine del processo svolto con direttissimo per resistenza, danneggiamento e lesioni.

Scuipici, ha innanzitutto scaricato eventuali responsabilità sul conducente, ancora latitante: «Guidava lui, io dormivo e non mi sono accorto di niente». Poi, tramite il suo avvocato, ha chiesto e ottenuto un cosiddetto “termine a difesa”, cioè un rinvio, che gli è stato accordato.

Nel frattempo, il tribunale, lo ha rimesso in libertà, verosimilmente assottigliando le speranze che il nostro si ripresenti in aula alla prossima udienza (10 luglio).

Il pm d’udienza Luciano Ferrara non ha chiesto, come avrebbe potuto, la custodia cautelare in carcere. Codice alla mano, sulla scelta del giudice deve avere in qualche modo influito il fatto che, contrariamente a quanto emerso in un primo momento, il ragazzo ha un solo “simil” precedente, una denuncia per tentato furto, e nient’altro. Benché parli pochissimo italiano – tanto da aver bisogno di un interprete – risulta regolarmente residente nel Comune milanese di Marcallo con Casone, dove peraltro abita anche il suo collega, quello corso via a piedi dopo il tentativo di forzare il posto di blocco.

Se i documenti abbandonati tra le mani del poliziotto di frontiera che se li è visti fuggire sotto il naso da Brogeda sono documenti genuini, allora dovrebbe chiamarsi Catalin Ionut Nicola, dovrebbe avere 23 anni, ed essere lui pure residente a Marcallo (stesso indirizzo dell’altro), con precedenti penali per evasione e reati contro il patrimonio.

Sulla liberazione di Scuipici, ha preso posizione, nel pomeriggio di ieri, anche il Sindacato autonomo di polizia.

Così il suo portavoce, Sergio Iaccino: «È una scelta che non possiamo condividere, anche se ovviamente rispettiamo tutte le decisioni dell’autorità giudiziaria. Viene soltanto da domandarsi, a maggior ragione da parte di chi cerca ogni giorno di garantire sulle strade la sicurezza dei cittadini, cosa si debba fare per finire in carcere».

http://www.laprovinciadicomo.it/stories/Cronaca/scontro-con-lauto-rubata-gia-libero-dopo-larresto_1011990_11/

E sarà sempre peggio con lo ‘svuotacarceri’.

Donna aggredita con acido: la pista del processo d’appello al suo stupratore

A Vicenza una donna è stata aggredita da due uomini che, dopo essere entrati a casa sua, l’hanno costretta versarsi addosso una sostanza urticante

La 31enne, che è stata subito portata in ospedale, non è grave essendosi ferita all’avanbraccio e al gluteo.

La donna, sposata, abita in una villetta alla periferia di Vicenza. Secondo il racconto che lei stessa ha fatto agli investigatori, verso le 14.30 ha sentito suonare alla porta e convinta che fossero alcuni parenti, che abitano a fianco, ha aperto senza timore. Due persone incappucciate l’avrebbero bloccata, fatta stendere a terra e, mentre uno la teneva ferma, l’altro l’avrebbe costretta a gettarsi sul braccio una sostanza caustica contenuta in una bottiglia che è stata, poi, recuperata sul posto dagli investigatori. Divincolandosi, la donna si sarebbe ustionata anche a un gluteo. “Ho sentito Vania urlare, diceva di stare male, male – ha raccontato il suocero – sulle prime non avevo nemmeno capito che fosse stata colpita con l’acido, l’ho vista stesa a terra e ho cercato di aiutarla”.

Proprio ieri sera si era presentata alla polizia per segnalare di aver trovato nella propria cassetta della posta alcuni foglietti di minacce: “Stai attenta, sappiamo quello che fai”. Aveva così deciso di sporgere denuncia contro ignoti per minacce. Non solo. Il questore di Vicenza Angelo Sanna ha fatto sapere che nel 2002 subì una violenza sessuale per la quale è stato condannato nel 2009 in primo grado un cittadino serbo, mentre si è ancora in attesa che venga definita la data dell’appello. “Per il momento – ha riferito il questore – stiamo lavorando sul racconto della donna, visto che non vi sono immagini o testimoni dell’accaduto”.

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/vicenza-aggredita-acido-due-uomini-incappucciati-915998.html

Ecco che il movente potrebbe essere il tentativo di condizionare la testimonianza della vittima. Ed ecco la vergogna di una magistratura che dopo undici anni ancora non ha chiuso una vicenda simile.

Integrazione: sprangate tra immigrati al parco, mamme e bimbi terrorizzati

Parma 10 mag 2013 – Una lite per futili motivi tra due nordafricani si è trasformata in un’aggressione a sprangate al parco Poletti di Sant’Ilario. Le mamme che si trovavano nel parco sono fuggite con i loro bimbi e hanno avvertito i carabinieri.

"I "nuovi italiani" sono una risorsa"

“I “nuovi italiani” sono una risorsa”

Arrestato Zahi Sakhri, un 47enne tunisino residente a Parma.  Ieri, attorno alle 18, nel parco pubblico di Sant’Ilario d’Enza un 34enne egiziano ha incrociato un 47enne tunisino e lo ha salutato in arabo. Il tunisino non ha risposto e l’egiziano si è offeso. E’ nata un’accesa discussione sulla mancanza di rispetto culminata con una lite a sprangate. A causa della discussione, il tunisino si è sentito offeso nell’onore e per vendicarsi si è procurato un tondino di ferro lungo un metro circa, del peso di tre chili. In preda alla rabbia, il 47enne tornato al parco e ha aggredito con violenza l’altro nordafricano, tra il fuggi fuggi di mamme e bambini che stavano giocando nel parco.  Solo l’arrivo dei carabinieri ha messo fine all’aggressione. I militari hanno arrestato il 47enne, operaio residente a Parma: l’accusa è di lesioni aggravate. La vittima, un 34enne egiziano che abita a Montecchio, è stato medicato al “Franchini” e dimesso con alcuni giorni di prognosi.

http://www.gazzettadiparma.it/primapagina/dettaglio/2/186946/SantIlario_paura_per_mamme_e_bambini_in_un_parco%3A_lite_a_sprangate_fra_due_nordafricani_.html

Come ci tengono all’educazione questi immigrati.

Milano: 55enne presa a pugni da due immigrati

Donna Aggredita e Rapinata da Due Malviventi in viale Corsica, Milano

Ancora una volta una donna. Una 55enne è stata picchiata e rapinata da due immigrati , a Milano, mentre rientrava a casa.

La signora ha raccontato alla polizia di essere stata aggredita attorno alle 13 di venerdì da due persone di carnagione scura davanti all’ascensore dello stabile in cui abita, in viale Corsica.

I due l’hanno colpita al volto con pugni (al punto che la vittima non ricorda parte di quanto accaduto) e poi le hanno portato via la borsa contenente documenti, cellulare e un centinaio di euro. Soccorsa dai vicini, è stata trasportata al Policlinico per lievi contusioni.

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Padova fuori controllo: anziane legate e imbavagliate,

Zanonato, Sindaco di Padova e "amico" degli immigrati

PADOVA – Due violente rapine tra martedì e ieri nel Padovano: la prima in città intorno alle 18, in una casa di via San Massimo, la seconda ad Abano. Vittime due anziane sorelle di 80 e 77 anni, immobilizzate e tenute in ostaggio da una banda di stranieri per 50 euro. A finire nelle mani dei rapinatori ad Abano, invece, una 54enne, picchiata da un immigrato che voleva strapparle la borsetta con l’incasso del negozio di ortofrutta.

Sorelle legate e imbavagliate dai rapinatori. Quindici minuti di terrore per due sorelle, Francesca Balestra, 80 anni, e Maria Luisa, 77. Entrambe ostaggio, in casa, di due banditi che sono scappati allo scattare delle sirene d’allarme, portando via solo un borsellino con 50 euro. Molta paura per le donne, qualche graffio sul viso, e una corsa all’ospedale, ma solo per accertamenti. Accade ieri, dopo poco le 18, in via San Massimo. È lì che abita Francesca Balestra, moglie di Alessandro Gruden, industriale, titolare dell’omonima impresa di imballaggi a Maserà. È sola a casa, le tiene compagnia il cane di famiglia, una cockerina bianca e nera. Arriva sua sorella Maria Luisa. Vive in un’altra abitazione non distante da quella di Francesca. Un pomeriggio insieme, come sempre, nell’antica palazzina color crema che si affaccia sulla strada, solo in parte circondata da un giardino. Alberi e cespugli che riparano la casa dal traffico. È da lì che arrivano i rapinatori. «Mia madre e mia zia erano qui in casa, a piano terra, a parlare tranquillamente. – afferma la figlia di Francesca, Alessandra – Quei due uomini sono entrati dalla porta finestra del giardino. Era chiusa, ma devono avere usato le cesoie». Eccoli dentro in pochi secondi. Sorprendono Francesca appena tornata dalla spesa, in garage. Poi Maria Luisa che le va incontro. «Le hanno bloccate entrambe – seguita Alessandra – Due donne anziane, sole. Terrorizzate. Cosa potevano fare? Forse quei due erano armati, forse avevano un coltello». I rapinatori, a volto coperto, usano nastro adesivo per immobilizzarle, polsi e gambe. E usano quello stesso nastro per imbavagliarle, perchè non urlino. Poi si dirigono al piano superiore della palazzina. Ma scatta l’allarme. Sono in trappola, qualche scalino e fuggono via. Spariscono nel buio. Maria Luisa riesce a slegarsi e a telefonare all’altro figlio della sorella, Franco. In pochi minuti ecco in via San Tommaso tutta la famiglia e la polizia.

«In questa zona non è mai accaduto nulla di grave. Quei due, ladri di polli – seguita Alessandra -. In casa non c’è davvero nulla di valore. Cosa mai potevano trovare? Solo 50 euro in un borsellino. Per fortuna mia madre e mia zia hanno reagito bene all’aggressione. Pensi, mentre erano in quello stato, legate ed imbavagliate, temevano che i due rapinatori potessero far male alla nostra cagnolina Lullami. Eppure lei non abbaia, non è aggressiva, è dolcissima. Chissà, avrà scodinzolato a quei due delinquenti». Appena soccorse le donne sono state accompagnate in ospedale. Nulla di grave, qualche leggera escoriazione sul volto. Dei rapinatori un vago identikit. Soltanto uno dei due avrebbe parlato, in italiano. Indagini della squadra mobile.

Abano. Picchiata e rapinata di 3.000 euro sotto casa. Aggredita sotto casa, al termine della giornata di lavoro: è stata colpita con un pugno e presa a spintoni da un bandito che voleva strapparle la borsetta contenente poco più di tremila euro, provento dell’incasso. Vittima della brutale rapina Mara Garofolin, 54 anni, titolare assieme al marito Augusto Squarcina di un negozio di ortofrutta in via del Commercio 7, nella zona artigianale di Abano. La donna è stata colpita da un pugno alla mascella e ha riportato alcune escoriazioni alla mano sinistra, curate al pronto soccorso della Casa di cura di Abano con tre punti di sutura, oltre a una serie di contusioni su tutto il corpo provocate dalla caduta seguita all’aggressione.

L’agguato è scattato poco prima delle 19.30 di martedì. Mara Garofolin aveva appena lasciato al sede dell’Ortofrutticola Euganea, rivendita all’ingrosso e al dettaglio con annesso magazzino. Il figlio Alberto la seguiva a bordo di una seconda vettura. Percorsi pochi chilometri, la donna era arrivata a casa. Aveva posteggiato l’auto nel parcheggio restrostante la propria abitazione al civico 36 di via Roma.Una volta scesa, è stata affrontata da un uomo con il volto travisato da un passamontagna, smontato da una Golf nera che attendeva poco distante, a fari spenti.
L’uomo le si è lanciato addosso, urlando «Dai! Dai!» e sferrandole un pugno al volto. La donna è crollata sull’asfalto.Ne è nata una breve colluttazione nel corso della quale ha cercato di colpire il rapinatore al volto con la borsetta. Tutto inutile.

Caccia all’auto dei banditi: una Golf con un enorme alettone. L’aggressore gliel’ha strappata di mano ed è risalito sulla Golf che ha imboccato a tutta velocità l’uscita del parcheggio, sempre a fari spenti. La donna ha avuto l’impressione che, oltre al complice alla guida, sull’auto vi fosse una terza persona. Nello svoltare a destra in via Plinia, la vettura dei malviventi ha evitato per un pelo la macchina del figlio della donna, Alberto Squarcina. L’uomo è riuscito a decelerare evitando l’impatto solo per un soffio. La Golf dei banditi, dotata di un vistoso alettone, è poi scomparsa nel dedalo di vie dietro il duomo di Montegrotto. Solo dopo qualche minuto Alberto Squarcina, che nel frattempo aveva proseguito, è stato informato di quanto accaduto alla madre. Sul posto è subito intervenuta una pattuglia dei carabinieri che stazionava in piazza Roma, ma i delinquenti si erano già dileguati. Il 19 dicembre dell’anno scorso, proprio Alberto Squarcina fu vittima di un’altra rapina, chiuso in una stanza del magazzino da tre malviventi che si erano poi allontanati con appena trenta euro di fondo cassa.

Brescia: ragazza stuprata al parco da Etiope, xenofilo fa da palo

Riccardi si complimenta con il 'migrante'

L’ennesima vittima della propaganda e della sua stupidità. Si è fidata di un immigrato e del suo complice xenofilo che poco prima aveva conosciuto in un bar di Ospitaletto e l’avevano invitata a seguirli. Inutile il consiglio di un giovane amico – sicuramente un cattivo razzista – che l’aveva inviatata a non seguirli. Invece la ragazza, studentessa ventenne  di Ospitaletto, non in grado di discernere la realtà dalla fantasia propinata dalle tv, la notte del 4 marzo – anche se la notizia è stata resa nota solo ieri – attorno a mezzanotte ha raggiunto un parco pubblico del paese, poco distante dal bar. E lì l’Etiope di 45 anni l’ha stuprata. A poca distanza il bresciano xenofilo di 19 anni che abita nella Bassa, amico dell’etiope, faceva da «palo» in pieno stile “riccardi”, senza partecipare ai fatti poi contestati all’immigrato.  La ragazza è stata percossa e violentata. Seminuda e sola, in piena notte nel buio del parco, è riuscita a telefonare a casa e ha chiesto aiuto alla mamma. Erano le due di notte. Dopo pochi minuti al parco sono giunti la mamma e i carabinieri di Ospitaletto e di Chiari. La ragazzina in lacrime ha raccontato che uno straniero aveva abusato di lei. I carabinieri sono riusciti a rintracciare i due uomini che si stavano allontanando a piedi dal parco. Entrambi sono stati portati in caserma e trattenuti fino al ritorno della ragazzina visitata in ospedale . Un ginecologo ha accertato la violenza sessuale fissando una prognosi di 10 giorni per le lesioni subite. In caserma la giovane ha riconosciuto il bresciano e l’etiope. E anche chi li aveva visti insieme al bar ha testimoniato. Tornati al parco, i carabinieri hanno recuperato gli slip della ragazza e repertato materiale organico durante la visita in ospedale. Il gip ha convalidato gli arresti: l’etiope resta in carcere mentre il bresciano, accusato di concorso in violenza sessuale, attenderà il processo da uomo libero. Il magistrato ha disposto perizie sui reperti e ulteriori interrogatori.

La nostra soluzione: impiccagione per l’Etiope stupratore. Ma il fatto più sconvolgente di questa vicenda è il comportamento dello xenofilo, probabilmente il solito frequentatore di centri sociali dalla mente obnubilata dal consumo di varie droghe, che quasi come metafora della complicità tra xenofili e immigrati, ha lasciato stuprare una sua connazionale da un immigrato depravato, anzi, lo ha aiutato nello scempio. Non so voi, ma io vedo in questo la metafora dei Riccardie delle Boldrini che fanno da palo agli immigrati, mentre questi stuprano la nostra Patria.
E la ragazza. Probabilmente non in possesso di tutte le facoltà mentali, o forse talmente rincoglionita dalla propaganda mediatica, da non riconoscere il pericolo quando si presenta: perché l’immigrato è buono. Lo dice la tv.