Massacrato a pugni alla fermata del bus

27-04-2021

Preso a pugni, gettato a terra e poi rapinato del portafogli. Un pensionato comasco è finito in ospedale, nella serata di sabato, dopo essere stato vittima di un’aggressione mentre aspettava il bus per tornare a casa.

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In manette è finito un giovane cittadino somalo senza fissa dimora, che è stato condannato ieri mattina in Tribunale a tre anni e 8 mesi di carcere. In cella è finito Muhudin Duale Mohamed, 22 anni, nato in Somalia e in Italia con un regolare permesso di soggiorno. La rapina è avvenuto sabato, poco dopo le 21.30.

La vittima, un uomo di 63 anni residente a Tavernola, stava aspettando il bus in viale Innocenzo, all’altezza dell’incrocio con via Gallio, per poter rientrare a casa prima dello scadere del coprifuoco.

Mentre era in attesa dell’autobus il giovane, alto e magro, lo avvicina e gli chiede di consegnargli il telefono cellulare. L’uomo replica che non ha alcun cellulare e, a questo punto, viene aggredito. Il giovane somalo gli assesta un paio di pugni al volto e lo fa cadere a terra. A questo punto gli tira via il cappello che indossava, un cappellino con visiera stile baseball, e gli strappa il portafogli. Quindi si allontana velocemente a piedi.

Mentre un testimone si attacca al telefono per chiamare il 112, una donna, che pure lei aveva assistito all’aggressione, ferma una pattuglia della Guardia di finanza in transito proprio in quel momento. La donna fornisce una descrizione dell’aggressore, indica la via da cui si è allontanato. Nel frattempo una pattuglia della squadra volante della polizia, intervenuta subito dopo la chiamata al 112, intercetta la vittima che a piedi cercava di raggiungere la Questura.

Mentre i poliziotti si fanno ricostruire l’accaduto, i finanzieri – ben indirizzati dalla testimone – intercettano il sospettato in via Regina, dietro alla Comodepur. La descrizione corrisponde: magro, alto, giovane, origini africane, cappello da baseball in testa.

Non solo la descrizione: in tasca il ragazzo ha un portafogli, dentro 20 euro (cioè la cifra rubata alla comasco aggredito poco prima) e la carta d’identità dell’uomo che sarà di lì a poco costretto a farsi medicare in pronto soccorso.

I finanzieri conducono il sospettato nel punto in cui i poliziotti avevano soccorso la vittima. Quest’ultimo riconosce l’aggressore senz’ombra di dubbio. E dopotutto a dare agli inquirenti la certezza che si trattasse dell’aggressore, concorre anche il ritrovamento del bottino della rapina in tasca al sospettato nonché il cappellino con visiera che era di proprietà della vittima prima che il giovane glielo strappasse, dopo averlo colpito.

Da qui la decisione di procedere all’arresto di Duale Mohamed, finito in cella di sicurezza con l’accusa di rapina aggravata. Ma qui il giovane ha creato ulteriori problemi. Non contento di quanto combinato, infatti, ha anche dato in escandescenza causando danni all’interno della Questura e finendo per essere accusato anche di resistenza a pubblico ufficiale e di danneggiamento. Inoltre il questore ha emesso a suo carico anche una avviso orale, misura di prevenzione che finirà per fargli perdere il beneficio del permesso di soggiorno e che potrebbe aprire la via per un possibile rimpatrio, una volta scontata la pena in carcere.

Ieri mattina, infatti, il ragazzo è stato accompagnato dai poliziotti in Tribunale per essere sottoposto al processo per direttissima. Riconosciuto colpevole, è stato condannato a tre anni e mezzo di carcere. Inoltre il giudice ha anche disposto la custodia cautelare in carcere.

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