Zingari: “Dal Comune spesi 100mila euro a persona per farli lavorare”. Cgil: troppo pochi

17-05-2012

Zingari: “Dal Comune spesi 100mila euro a persona per farli lavorare”

La Cgil si definisce Sindacato dei lavoratori italiani,  ma ormai è divenuta un’associazione che di tutto si occupa, tranne dei lavoratori. Un altro bell’esempio della difesa dei diritti dei lavoratori italiani, è questo studio che si occupa della popolazione che meno si confà al termine “lavoratori”.

In questa conferenza, la Cgil elenca i fondi spesi a Roma per i progetti di “inclusione” (ma perché dobbiamo includerli?) degli Zingari, lamentandosi e chiedendo maggiori fondi. Ovviamente a spese dei cittadini romani.

Si è svolta presso la sala Funzione  Pubblica della CGIL di Roma, nel tardo pomeriggio di mercoledì 16, la presentazione del report lavoro sporco. Il Comune di Roma, i rom e le borse lavoro”.  La ricerca, curata da Angela Tullio Cataldo, in collaborazione con Carlo  Stasolla, dell’Associazione 21 Luglio, ha analizzato i diversi progetti di  inclusione sociale e lavorativa dei gruppi rom e sinti presenti nella  Capitale.

I DATI - Oltre un milione e mezzo di euro per 3 progetti di inclusione socio-lavorativa rivolti a 125 Zingari. Solo in 16 hanno poi lavorato realmente. Per gli altri gli interventi messi in campo si traducono solo in un’occupazione saltuaria.

IL PROGRAMMA RETIS -  Costo: 300mila euro per 30 partecipanti.

VIA SALONE - Form on the job, il progetto all’interno del campo di via Salone (220mila euro per 30 persone), invece dà risultati diversi. Solo il 15 per cento continua l’esperienza di lavoro. Per un partecipante su dieci, nessun cambiamento. Ma il cucchiaio di legno per l’occupazione va al progetto di pulizia dei campi. Un milione di euro per 80 persone. Zero assunzioni. Solo in 20 hanno riconosciuto l’importanza del lavoro dal punto di vista dell’inclusione sociale.

La Cgil, invece di protestare per lo sperpero di denaro che potrebbe essere utilizzato nel welfare dei cittadini romani, si lamenta e vuole più fondi. Secondo loro, gli Zingari hanno bisogno del “tutor” per “lavorare”:

GLI INTERVENTI – “Abbiamo cercato di capire come accade tutto questo”, spiega Tullio Giordano. “La risposta – aggiunge – è semplice: il progetto Retis funziona perché è rivolto a diverse fasce svantaggiate della popolazione e perché l’impiego è fuori dai villaggi attrezzati”. Un intervento vincente grazie ai tutor e alle ore di formazione. Cosa che non avviene negli altri due casi. Perché? “Alcuni portavoce dei campi – continua l’autrice dello studio – ci hanno candidamente detto che i finanziamenti del Comune si trasformavano in tangenti pagate per mantenere la pace nei campi o per aiutare l’amministrazione nella delocalizzazione degli insediamenti”. Svelato il mistero. “Ma questa è miopia politica – spiega Stasolla – perché trasferire i rom in spazi segretativi equivale ad abdicare alla volontà di inclusione di questa comunità”.

Insomma, soldi buttati. Uno spreco indicibile davanti a pensionati che non riescono più a vivere decentemente. Un comportamento della Cgil criminale, davanti a giovani senza lavoro, il Sindacato si occupa di far lavorare gli Zingari. E si lamente, perché il Comune di Roma spende “solo” 100mila euro a chiorba perché fingano di lavorare e gli xenofili possano dire: sono “inclusi”.

http://www.romatoday.it/cronaca/lavoro-sporco-presentata-ricerca-lavoro-rom-associazione-21-luglio.html

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