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Albanese rapisce bimba italiana in spiaggia: “E’ mia sorella”

Riccione 27 08 2013 – In evidente stato confusionale, un 15enne albanese residente a Novara e in vacanza a Riccione con altri tre amici ha seminato il panico lunedì in spiaggia intorno alle 12.30. Convinto che si trattasse della propria sorellina – che però non si trovava nella località di mare con lui – l’adolescente ha avvicinato una bambina padovana di 6 anni in vacanza con la famiglia che si trovava all’interno dell’area giochi di uno stabilimento balneare con l’intenzione di portarla via con sè.

Aveva già preso la piccola per mano, ma immeditamente l’animatrice si è accorta del giovane dall’aria sospetta e, dato l’allarme, una volta giunti sul posto i carabinieri della stazione locale, il 15enne è stato identificato e, sottoposto ad esami, è risultato ubriaco e sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Nello specifico è risultato positivo alla metanfetamina, droga che circola tra i frequentatori delle discoteche. Il ragazzo è stato affidato alla madre mentre sono in corso accertamenti da parte della magistratura per valutare se procedere penalmente nei suoi confronti per sottrazione di minore.

http://www.padovaoggi.it/cronaca/rapimento-bimba-riccione-spiaggia-drogato.html

Capito? Se rapisci una bambina e sei immigrato la magistratura non procede, valuta se procedere.

 

 

A nove anni urta con la biciclettina immigrato: massacrata a pugni

Pordenone, 13 aprile 2013 – Massacrata a pugni in faccia perché con la sua biciclettina ha urtato un immigrato.
E’ la terribile esperienza vissuta da una bimba di nove anni, nel centro di Maniago (Pordenone). La bimba si trovava in sella alla bicicletta, a passeggio assieme alla sorellina e al padre, lungo una pista ciclabile, quando, intorno alle ore 9:30.

Lo straniero senza proferire parola si è scagliato sulla bambina colpendola con due pugni al volto e procurandole profonde ferite lacero-contuse. Ne è nata una colluttazione con il padre della piccola, che nel tentativo di difenderla ha lanciato sull’uomo la propria bicicletta. Sono intervenuti anche alcuni passanti che hanno cercato di bloccare l’aggressore.
Poi sono arrivati i carabinieri che dopo una seconda colluttazione sono riusciti a bloccare l’uomo a terra, e ad arrestarlo. L’aggressore non aveva documenti e ha detto soltanto qualche incomprensibile parola.

La bambina, trasferita d’urgenza all’ospedale di Pordenone, ha perso molto sangue ma non versa in pericolo di vita.

http://voxnews.info/2013/04/13/urta-pedone-con-biciclettina-bimba-massacrata-di-botte/
http://qn.quotidiano.net/cronaca/2013/04/13/873092-bimba-nove-anni-aggredita-pordenone-pugni-in-faccia.shtml

L’aggressore è stato identificato come Marian Stefan Buican, cittadino romeno di 33 anni. In città con la madre, una badante.
Buican è accusato di lesioni personali gravi – la piccola guarirà in trenta giorni – violenza e resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento, capo d’imputazione che nasce dall’aver rotto nella foga il primo paio di manette che gli era stato stretto ai polsi. Nel trasporto a Pordenone ha dato nuovamente in escandescenze, costringendo l’autorità a disporre un trattamento sanitario obbligatorio. Ora è piantonato all’ospedale di Pordenone: sarà trasferito in carcere quando le condizioni di salute lo consentiranno.

Integrazione: immigrato indiano violenta le figlie per anni

Se fosse in vigore la legge targata Pd, questo crimine sarebbe stato commesso da "italiani"

Ha inghiottito la vergogna. Ha vinto la paura delle botte e delle vendette della comunità indiana. Ha stretto i denti, cacciato via le lacrime e lo schifo ed è andata dai carabinieri a raccontare tutto prima che fosse troppo tardi. L’incubo che la perseguitava da due anni dentro le mura di casa: il padre orco che usava violenza.

Credeva di essere lei l’unica vittima, per questo, con la forza dei suoi 14 anni, aveva sopportato quel peso in silenzio. Non immaginava che anche la sorellina piccola, che ha 12 anni, avesse avuto addosso le mani del padre. Le due ragazzine ora sono in un luogo segreto, in una struttura protetta, in attesa che il tribunale dei minori predisponga una soluzione perché possano riprendere la loro vita e, soprattutto, tornare a scuola. Non sa dove si trovano nemmeno la madre, che giura di non essersi mai accorta di nulla, forse anche lei succube dei soprusi del marito e padre padrone.

Lui, l’orco, che ha 50 anni, è stato colpito da una misura alternativa al carcere: il divieto di avvicinarsi a casa e si è trasferito in un paese vicino, da dove può raggiungere il posto di lavoro.

«Martedì 5 ti tocca. Tua madre non c’è, nessuno ci vedrà». È stata questa la minaccia che ha fatto traboccare il dolore della ragazzina: la promessa che dalle mani ovunque, dai baci impudici, dagli sguardi assatanati il padre sarebbe passato ad altro.

Per due anni era rimasta in silenzio, proteggendo da sola la sua paura. Aveva quasi imparato a conviverci. Ma a quel punto, due settimane fa, non ce l’ha fatta più e ha cominciato a confidarsi con una compagna di classe. Prima solo con qualche accenno timido, schermato dalla vergogna e dal terrore che il padre potesse scoprirla. Poi, grazie alle insistenze dell’amica, ha vuotato il sacco.

Lo scambio degli sms diventa fittissimo con l’avvicinarsi del giorno fissato dall’orco per divorare la ragazzina. L’amica, con un’opera certosina di pazienza e testardaggine, la spinge a mettere da parte tutta la reticenza, la paura delle ritorsioni della comunità di connazionali in cui l’omertà è il valore supremo, le spiega che i carabinieri non sono quelli che le hanno insegnato ad evitare fin da piccola e alla fine la convince. Uscita da scuola, con lo zaino in spalla, va alla stazione del paese più vicino e racconta tutto. I carabinieri capiscono immediatamente che non sono fantasie macabre di una ragazzina. Il quadro è preciso, tutti i fatti sono reali. E il racconto è confermato passo per passo dagli sms con l’amica. Uno, in particolare, dà la misura della paura della ragazzina, che chiede all’amica di cancellare il messaggio che contiene la promessa del 5 febbraio.

Parte subito la comunicazione al magistrato, che la fa portare di corsa in una struttura protetta. Il giudice per le indagini preliminari interroga l’uomo, che nega tutto ma non è convicente. Per sicurezza, allora, viene allontanata da casa anche la figlia minore. Una volta al sicuro, lontano dall’orco, anche lei si fa coraggio e rivela di essere stata vittima delle stesse violenze durante l’ultimo anno. La madre rabbrividisce. Davanti ai carabinieri giura di non voler più vedere quell’uomo che le hanno fatto sposare i parenti in India.

http://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2013/02/12/news/violenta-le-figlie-in-casa-per-due-anni-1.6525936

La “multiculturalità” è questo: significa importare usanze dei paesi di provenienza. E in India, stuprare non è – per usare un eufemismo – una rarità.