Tag: seriale

Albanese arrestato per violenza, resistenza, lesioni a pubblico … – La Gazzetta di Lucca


La Gazzetta di Lucca
Albanese arrestato per violenza, resistenza, lesioni a pubblico
La Gazzetta di Lucca
I carabinieri di Pieve di Compito che ieri lo hanno arrestato sono convinti faccia parte di una banda dedita all’attività seriale di furti, come dimostrerebbero i vari prodotti, di cui parzialmente dev’essere ancora scovata la provenienza, rinvenuti
Fuggono, cercano di investire i carabinieri e fanno un incidente Lo Schermotutte le notizie (2) »

Arresto rapinatore seriale, trovati anche otto ovuli di “coca”: in … – Il Vostro Giornale


Il Vostro Giornale
Arresto rapinatore seriale, trovati anche otto ovuli di “coca”: in
Il Vostro Giornale
Savona. Nell’ambito dell’operazione che ha portato all’arresto del rapinatore seriale Fabio Errante, polizia e carabinieri hanno tratto in arresto per il reato di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti Adreatik Kola, albanese irregolare
Savona, albanese clandestino trovato in possesso di 8 ovuli di Savona news
Emulo’ serial rapinatore, arrestato padre di sei figli E’ Fabio Errante Rsvn.ittutte le notizie (13) »

Due fratelli scippatori albanesi arrestati dalla Polizia – Primocanale


La Stampa

Due fratelli scippatori albanesi arrestati dalla Polizia
Primocanale
Savona – Marco Shkodra, lo scippatore albanese 21enne che terrorizzava le donne di Savona aveva un complice: era il fratello Oltion, di 25 anni, residente a Cuneo che proprio nella cittadina piemontese è stato arrestato dalla polizia, a casa di una
Fratelli scippatori in manette, il più giovane dal gip: resta in carcereIl Vostro Giornale
Scippatore seriale di Savona, nei guai anche suo fratelloGenova OggiNotizie
Arrestato lo scippatore serialeLa Stampa
Rsvn.it
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Perugia: preso rapinatore seriale di donne, è tunisino

PERUGIA – Tradito dai bermuda verdi. Così belli, per lui, e piacevoli da portare per cinque giorni a fila.
Ma al tempo stesso così vistosi da non poter non passare inosservati tanto alle cinque vittime delle sue rapine, quanto alle telecamere interne dei due compro oro in cui ha provato a rivendere le collane appena assaltate e strappate dal collo di altrettante anziane.
Seguite, studiate, prese silenziosamente di mira. Fuori della Asl di piazzale Europa, lungo via Bonazzi o fuori dalla chiesa a Ferro di Cavallo. Aggressioni improvvise, collane e catenine d’oro strappate dal collo, poi la fuga al primo compro oro per la monetizzazione immediata. Cinque colpi in cinque giorni, due a pochi minuti di distanza, per ribadire il concetto che se le forze dell’ordine sono riuscite in qualche modo a mettere un freno sull’attività droga, balordi e delinquenti vari si sono tuffati nell’attività alternativa di strappo.
Con tutta la cattiveria e la spietatezza possibili. Non solo per il fatto di colpire ultra sessantenni, ma per la assoluta mancanza di riguardi. Anche quando una delle vittime ti supplica, mentre lotta per non farsi portare via ciò che ha di più prezioso: «Prenditi la collana, ma lasciami il ciondolo che è appeso» lo ha implorato l’ultima donna aggredita, lunedì scorso ancora dalle parti di piazzale Europa. Alla fermata del pullman.
Niente da fare. Il bandito dai bermuda verdi ha strappato quel che c’era da strappare e se ne è andato, assieme al suo compare. Proprio come avevano fatto mercoledì 26 giugno in via Bonazzi, venerdì 28 in piazzale Europa e il giorno dopo a Ferro di Cavallo, quando in pochi minuti ne assaltano e rapinano due.
La caccia della squadra mobile diretta da Marco Chiacchiera è partita dalle descrizioni delle vittime. Da quei pantaloni verdi ricorrenti, i cappellini, l’accento straniero. E, in particolar modo nel caso dell’ultimo assalto, dal personale e dalle telecamere dei compro oro nella zona di piazzale Europa. Visitati uno a uno, finché “bermuda verdi” è saltato fuori. Tunisino, venti anni, nelle immagini registrate in un compro oro si vede entrare, tirare fuori la collanina appena strappata e offrirla alla dipendente. Ma l’offerta è bassa e lui se ne va. Stessa situazione in un altro esercizio. Elementi decisivi per risalire a lui, stanarlo, far vedere la foto alle altre vittime che lo riconoscono (il compare ancora non è stato catturato) e dare l’imput al pm Adragna per chiedere l’arresto. «Il consiglio, in particolar modo per le signore, è quello di rendere meno visibili in assoluto oggetti preziosi quando si trovano in strada e di fare sempre molta attenzione» conclude Chiacchiera.

http://www.ilmessaggero.it/UMBRIA/perugia_scippo_collana_oro/notizie/299980.shtml

Bosniache dedite al borseggio seriale: libere di delinquere perchè sempre incinte

Milano 24 giugno 2013 – Le chiamano così: le bosniache (per la nazionalità). Scendono in metrò ogni giorno. «Lavorano» per ore, nelle fasce più affollate dai passeggeri. Non si allontanano quasi mai dal centro, rimangono di solito in uno spazio delimitato dalle fermate Centrale e Cadorna. Chi frequenta per abitudine quelle stazioni del metrò le ha viste spesso. E le riconosce. Scippano e borseggiano. Ogni giorno. Più volte al giorno. Le conoscono gli agenti della Polizia locale. Ricordano le loro facce molti operatori dell’Atm (per seguirle e fermarle, sono sempre più fondamentali i sistemi di sicurezza e la modernissima e capillare rete di telecamere dell’azienda dei trasporti). Ogni tanto le arrestano. E qualche giorno dopo le rivedono. Perché le bosniache sono un gruppo di madri e future madri. Tutte incinte. La procedura di solito è questa: arresto, convalida, rimessa in libertà. Soltanto nell’ultimo mese è successo due volte.

Quindici giugno scorso, metà mattinata, fermata Cadorna, i vigili dell’Unità prevenzione reati predatori individuano le ragazze e le seguono attraverso le telecamere dell’Atm che inquadrano gli angoli delle stazioni. Appena «agganciate», le bosniache fanno però subito il primo borseggio. Con la tecnica che usano sempre, un copione a suo modo «perfetto»: circondano una donna nel momento in cui sta salendo sul treno, creano un po’ di calca, una infila la mano nella borsa. Mentre il treno parte, riescono tutte a saltar fuori, mentre la vittima rimane dentro. È per questo che da tempo anche il Comune ripete di fare attenzione in metropolitana, in particolare nei momenti di salita sui treni. Comunque, poco prima delle 11 del 15 giugno, le ragazze entrano in un treno e si allontanano.

Gli investigatori della Polizia locale, in borghese,scendono allora in banchina. E aspettano. Le bosniache sono seriali, ripetitive, un «gruppo d’assalto» che non si ferma mai. E infatti poco dopo ricompaiono in banchina a Cadorna. Stesso metodo: stavolta seguono una donna con un trolley. La circondano, scappano dal treno nel momento in cui si stanno per chiudere le porte. È in quel momento che gli agenti della Polizia locale le bloccano. La stessa cosa era già accaduta esattamente due settimane prima, il primo giugno. E in tutti e due i casi l’esito è stato lo stesso: la Procura ha convalidato l’arresto, ma le ragazze sono state rilasciate, perché sono tutte incinte.

E qui si pone un problema più generale e complesso per le autorità: se da una parte la gravidanza (rispetto a reati non gravissimi come il borseggio) è motivo per non entrare in carcere, dall’altra queste ragazze tornano in metropolitana a commettere sempre gli stessi reati. Anche perché fanno parte di gruppi criminali che le sfruttano, come accade per l’accattonaggio con i minorenni. Le bosniache sono ben vestite, come giovani ragazze qualsiasi. Si muovono in gruppo o si dividono, per poi riunirsi. Continueranno a passare sotto le telecamere di controllo dell’Atm. Chi indaga, sa che la questione non è se, ma quando verranno riarrestate.

http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/13_giugno_24/banda-borseggiatrici-bosniache-metropolitana-rilasciate-incinte-2221813839343.shtml

Incubo finito, catturato stupratore seriale: è un immigrato romeno

Chioggia 05 giugno 2013 – Quattro le donne che hanno subito violenza sull’argine del Brenta. Ma potrebbero essercene delle altre. V.B., 38enne di nazionalità romena, del resto, è accusato di essere lo stupratore seriale che ha seminato il panico dal marzo scorso sull’argine del Brenta. Prima a Vigonovo, poi a Piove di Sacco, in seguito a Mira e, alla fine, sempre a Vigonovo. Chiudendo il cerchio degli abusi.

Il cerchio, però, sono convinti di averlo chiuso anche i carabinieri del comando di compagnia di Chioggia e i comandanti delle varie stazioni locali della Riviera. Il 38enne nel tardo pomeriggio di martedì è stato bloccato nella sua abitazione di Camponogara che condivideva con la compagna ed è stato sottoposto a fermo indiziario di delitto, in attesa che venga convalidato dal gip. I militari l’hanno bloccato per il pericolo di fuga e, soprattutto, per il rischio che venissero perpetrati altri reati simili.

donne2Come detto, la prima aggressione fu il 27 marzo scorso a Vigonovo. La vittima stava facendo jogging nel parco Sarmazza quando, nel pomeriggio, è stata bloccata e trascinata sull’argine da un aggressore spuntato fuori dalla fitta vegetazione. Palpeggiamenti, minacce di morte. Un coltello per intimare alla donna di non fiatare e subire. Fortunatamente per la malcapitata l’arrivo di un passante ha costretto il 38enne a sopire le sue voglie represse. Proprio la denuncia della vittima alla stazione dei ccarabinieri di Vigonovo si rivelerà preziosa per le indagini. La donna, infatti, aveva minuziosamente descritto ai militari lo scooter con il quale il violentatore era scappato: una tinta tra il verde e l’azzurro, parabrezza danneggiato nella parte superiore e del nastro adesivo marrone apposto alla bell’è meglio per ripararlo. Lo stesso che venne descritto dalla vittima di un’altra delle quattro aggressioni e da alcuni residenti vicino all’argine. Un elemento su cui lavorare per gli inquirenti. Anche perché con il passare del tempo è parso sempre più sicuro che ci fosse uno stupratore seriale in azione.

Il secondo episodio contestato a V.B., infatti, risale alla mattina del 18 aprile scorso, quando una donna (le vittime hanno tutte un’età compresa tra 40 e 50 anni) è stata all’improvviso bloccata dal 38enne e trascinata con forza sull’argine. La malcapitata era impietrita dal terrore, anche perché il violentatore era molto corpulento. Feroce. In questo caso nessun passante ha scombinato i piani del delinquente. Nessuno ha potuto fare nulla. E la violenza è andata fino in fondo, lasciando cicatrici indelebili su chi l’ha subita. Non contento, gli assalti si sono ripetuti ancora. Un mese più tardi, il 17 maggio, il presunto stupratore si sposta a Mira, sull’argine del canale Novissimo. Identico il modus operandi: il mostro spunta dal nulla e blocca la sua preda. La trascina in un luogo appartato e la costringe a soddisfare le sue voglie. Si fa masturbare, poi la donna scappa. E l’incubo per lei si chiude.

Appena una settimana più tardi, nel pomeriggio del 25 maggio, l’ultima aggressione accertata. Ancora a Vigonovo, ancora nel parco Sarmazza sul Brenta. Donna solitaria fermata, trascinata, minacciata e poi costretta a praticare sesso orale sul suo aggressore. Tutte le vittime hanno descritto ai carabinieri, a volte accompagnate dai compagni, a volte indotte a segnalare ciò che avevano subito anche dagli articoli di giornale, l’accendo dell’Est Europa del violentatore. Il suo aspetto fisico. I suoi indumenti. In due casi il motorino e il casco con cui poi era sparito nel nulla. Tutti elementi che ora incastrano il 38enne, che in casa aveva il parabrezza danneggiato (lo scooter intanto era stato venduto), il casco e alcuni vestiti identici a quelli descritti dalle donne.

Il cerchio ha iniziato a stringersi grazie a un controllo stradale effettuato dai militari a Camponogara. A metà aprile viene intimato l’alt a un motorino simile a quello delle aggressioni. A bordo una donna (la compagna del fermato) e lo stesso V.B., operaio in malattia per un infortunio al ginocchio. Le indagini proseguono, grazie anche ad appostamenti in borghese e la collaborazione dei cittadini. Fino ad arrivare all’epilogo di martedì. In due casi le donne sono anche andate al pronto soccorso per dolori a spalle e collo. Tutte hanno però riconosciuto (in lacrime) il motorino e la faccia del mostro, compresa una quinta vittima “mancata” che il 25 maggio, qualche ora prima dell’assalto di Vigonovo, aveva subito un approccio simile sul Brenta a Bojon. Solo l’arrivo contemporaneo di un passante ha evitato per lei il peggio.

http://www.veneziatoday.it/cronaca/arresto-stupratore-seriale-vigonovo-5-giugno-2013.html

 

 

 

 

Sentenza choc: Egiziano stupra 19 donne, solo 20 anni di galera!

Il gup di Milano Antonella Bertoja ha condannato con rito abbreviato a vent’anni di carcere l’egiziano Sameh El Melegy, lo stupratore seriale che ha agito nella maggior parte dei casi in bici, accusato di violenza sessuale nei confronti di 19 donne.

Sameh El Melegy abbordava le vittime in bicicletta. E proprio grazie a questa era stato riconosciuto e identificato. La richiesta di pena da parte dei pm, Cristiana Roveda e Gianluca Prisco, per l’imputato era stata di 122 anni che, in concreto, non potevano essere più di trent’anni, il tetto massimo previsto dal codice. Scesi a venti anni perché l’imputato ha scelto di farsi giudicare con il rito abbreviato che, per legge, comporta lo sconto di un terzo della pena.

Secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti, il giovane elettricista egiziano si avvicinava alle vittime (tutte ragazze di età compresa tra i 20 e i 50 anni) a bordo della sua bicicletta, abusava di loro e poi si allontanava dopo avergli rubato la borsa. A tradirlo è stato il parafango alto della sua bicicletta nera attraverso il quale gliinvestigatori lo hanno identificato e poi arrestato.

http://www.ilgiornale.it/news/milano/ventanni-carcere-stupratore-bici-905764.html

Insomma, circa un anno e venti giorni a donna stuprata: una condanna vergognosa. In questo schifoso stato-di-non-diritto, scrivere su internet vale una condanna di 4 anni, mentre stuprare 19 donne solo 20 anni. La nostra legge è una barzelletta, a cominciare dallo sconto di 1/3 della pena per il rito abbreviato: una emerita stupidaggine. Si va in galera come al mercato in cerca di sconti: stupri 3 donne e una te la danno gratis!

Rapinatore seriale arrestato dai Carabinieri a Bologna – Sassuolo 2000

Rapinatore seriale arrestato dai Carabinieri a Bologna
Sassuolo 2000
I Carabinieri della Stazione Bologna hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per furto e rapina impropria nei confronti di L.K., 35enne algerino, senza fissa dimora, pregiudicato per reati contro il patrimonio e gli stupefacenti.

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L’arresto del rapinatore seriale di Bologna – La Repubblica

L'arresto del rapinatore seriale di Bologna
La Repubblica
Si chiama Labidi Kadri, 35 anni, algerino. È stato arrestato mentre compiva l'ennesimo furto, questo alla Coin di via Rizzoli, in pieno centro a Bologn. Sarebbe responsabile di cinque tra furti e rapine, ma secondo i carabinieri avrebbe messo a segno

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Parma: attenti all’immigrata che ruba portafogli sugli autobus

Arrestata borseggiatrice seriale rubava portafogli sugli autobus
La Repubblica Parma.it
Emerge una lunga sequela di precedenti, con denunce, condanne, arresti. I reati rapina, numerosi furti, possesso ingiustificato di valori, false dichiarazioni sull’identità personale, inottemperanza ai provvedimenti dell’autorità.
I borseggi negli ultimi mesi del 2012 incrementati in modo esponenziale. In questura una pioggia di denunce di donne che si sono viste sfilare delle loro borse averi e portafogli. Tutto opera – secondo la ricostruzione della Mobile – di una “borseggiatrice seriale”, come la definiscono gli investigatori. Lei è Maria Alicia Catota Escobar, 47enne ecuadoriana, che sarebbe responsabile, insieme a una complice, dei nume