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Torino: 180 furti in 3 mesi, le razzie della banda di peruviani

Fassino: "Torino sia sempre più multietnica"

Fassino: “Torino sia sempre più multietnica”

Era una donna il capo della banda specializzata nei furti di borse e borsette con il trucco delle monetine. Gli agenti del commissariato Bo

rgo Po hanno arrestato tre immigrati di origini peruviane, che in pochi mesi avevano fatto 180 furti in città e nella cintura. Nell’abitazione della donna-capo, gli investigatori hanno trovato borse, borsette, portafogli, ma anche decine di cellulari e di tablet, oltre a gioielli, bigiotteria e «trousse» di rossetti e fondotinta. Il trucco utilizzato era semplice: una volta individuata la «preda» nel parcheggio di un centro commerciale, vicino a una banca oppure in zone auliche della città, un componente della banda gettava a terra qualche monetina e attirava l’attenzione delle donne appena salite in auto. Poi, si allontanava. Certe di non essere aggredite, le donne scedevano a controllare, lasciando la borsetta sul sedile. E un complice provvedeva a farla sparire. Con il terzo componente della «batteria» di ladri alla guida di un’auto, pronto a partire. Pochi secondi e il furto era concluso. E non è finita: subito dopo aver rubato le borse, il gruppo provvedeva a prelievi con il bancomat. estrapolando il codice «pin» dal cellulare, dove sovente le persone lo annotano per timore di dimenticarlo Prelievi da mille fino a mille e 700 euro ciascuno.

La polizia ha anche sequestrato una quindicina di mazzi di chiavi, ciascuno legato alla fotocopia del documento d’identità del proprietario: secondo gli investigatori, tutto era pronto per essere venduto ad altri compari, che avrebbero provveduto a svuotare gli alloggi.

In alcune occasioni, poi, i ladri hanno agito anche in bar e alberghi, portando via borsette e computer.

Coppia di zingari taglieggiava aziende trevigiane

La polizia di Treviso sta dando la caccia a una coppia di rom, uomo e donna, dell’appartente età di cinquant’ anni, che in queste ultime tre settimane hanno preso di mira delle aziende tra la Feltrina e la zona industriale di Treviso Nord minacciando i titolari.

I due si sono presentati ogni volta come rappresentanti di una sedicente azienda spagnola specializzata nella produzione di lame per tagliare leghe e metalli. Le ultime aziende visitate, in ordine di tempo, sono state una società che produce casette per le api in cartone, sulla Feltrina, e un’azienda di riciclo metalli. In entrambi i casi la coppia ha messo in atto lo stesso copione. «Si presentano come venditori» spiegano dalla questura di Treviso, «propongono l’acquisto di alcuni loro prodotti e quando incassano una risposta negativa, come accaduto in tutti e quattro i casi, reagiscono nel peggiore dei modi».

Cosa è successo? Ad uno dei titolari con cui si sono approcciati con insistenza, una volta ricevuto un no secco, hanno iniziato a chiedere se fosse stati vittima di furti, razzie o danneggiamenti lasciando chiaramente intendere che se non avesse assecondato le loro richieste avrebbe rischiato grosso. Con un altro, invece, non hanno usato giroi di parole. «Hanno esordito dicendo chiaramente che doveva comprare i loro prodotti, che doveva dar loro dei soldi, e che se non l’avesse fatto» raccontano gli investigatori, «avrebbero mandato qualcuno di loro conoscenza per appiccare il fuoco o danneggiare l’azienda. In alcuni casi hanno detto chiaramente di avere le conoscenze giuste per far derubare i piccolo stabilimenti».

Gli imprenditori, fortunatamente, non si sono fatti vincere dalla paura e sono corsi a denunciare l’accaduto alla polizia facendo scattare le ricerche. Nel corso delle ultime ore la polizia sta effettuando dei sopralluoghi nei campi rom della zona alla caccia delle due persone chiaramente descritte dagli imprenditori, ma nel frattempo hanno fatto scattare l’allerta.

«Abbiamo scritto alle associazioni di categoria, agli industriali e agli artigiani avvertendo di prestare massima attenzione» spiega il portavoce della Questura, «soprattutto per fare in modo che qualora i due rom si ripresentino, ci sia qualcuno che possa chiamarci subito permettendoci di intervenire e fermarli». Nelle zone industriali e artigianali di Treviso l’allarme è già scattato. La polizia batte a tappeto il territorio, la rete, è stata lanciata.

 

http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2013/06/15/news/non-compri-da-noi-allora-verrai-punito-1.7262691

Zingari scatenati: razzie in case, cappelle e tombe

MANTOVA. A sfogliare il giornale dell’ultima settimana si conta un bollettino di guerra: ventiquattro furti e due rapine in banca. Questi gli episodi di cui la Gazzetta ha dato conto, a cui, inutile nasconderlo, vanno aggiunti quelli di cui le forze dell’ordine non hanno dato notizia e quelli, in numero minimo, che non sono stati denunciati. Dal furto di medicinali al Poma, che ha messo in seria difficoltà alcuni reparti per ventiquattro ore, ai raid a Riva di Suzzara, agli appartamenti svuotati dei gioielli a Cerese e a Cappelletta. Al saccheggio della casa di Colle Aperto dove i ladri hanno portato via gioielli per almeno ventimila euro. Ori spariti anche da un appartamento di Marmirolo e da uno di viale Montello, per citarne solo alcuni. L’esempio della rabbia delle vittime è una cittadina di Castellucchio, Nadia Gandolfi, a cui una ladra ha portato via i gioielli ricordi di tutta la vita.

Il colpo è stato messo a segno da una giovane nomade. La ragazza era stata vista e addirittura salutata dal papà di Nadia, che l’aveva incrociata sul vialetto di casa, ma aveva pensato che si trattasse di un’amica di un famigliare. «Mi ha portato via anche i gioielli che avevo comprato con i soldi della liquidazione e che volevo lasciare ai miei figli. Ora, invece, come regalo sto pensando di comprarre per loro un’arma, così almeno si potranno difendere».

Da segnalare i raid nei cimiteri, messi a segno per portare via il rame dalle cappelle e dai pluviali. Ad inizio settimana la banda a caccia dell’oro rosso ha visitato i cimiteri di Commessaggio, dove sono state profanate ventiquattro tombe e della vicina Rivarolo del Re, oltre il confine cremonese, dove è stato scoperchiato un tetto. L’altra notte i ladri del rame sono andati invece al camposanto di Volta: qui hanno messo gli artigli su una cinquantina tra tombe e loculi da dove hanno portato via i vasi portafiori e le lampade votive. Tra l’altro hanno cercato di portare via anche il busto di Ivanoe Bonomi, il primo presidente del Senato della Repubblica.

http://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2013/03/04/news/ventiquattro-furti-e-due-rapine-le-cronache-di-una-settimana-1.6641806