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Incidente ai Bastioni: marocchino arrestato, patente ritirata e auto … – ArezzoWeb.it


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Incidente ai Bastioni: marocchino arrestato, patente ritirata e auto
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Per la sua condotta successiva all'incidente, è stato quindi arrestato dalla Polizia per resistenza a pubblico ufficiale; per il reato in questione, è stato informato il Pubblico ministero dell'arresto, Dott. Amato, e sarà giudicato per direttissima

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Effetto ‘svuotacarceri’: aggredisce donna, libero

PESCARA – Personale della squadra volante di Pescara ha arrestato ieri un cittadino rumeno in questo corso Umberto, a seguito di segnalazione al 113 circa la presenza di una persona che creava disturbo tra gli esercenti e gli avventori del mercato di corso Vittorio Emanuele, corso Umberto e piazza della Repubblica.

L’uomo si chiama Mihai Caldarar, 29 anni, arrestato per lesioni, danneggiamento aggravato e resistenza a pubblico ufficiale

Caldarar era particolarmente alterato e aveva avuto anche una lite con una donna, la quale ha riportato una escoriazione al volto. Alla fine è stato bloccato e, con non poca difficoltà, trasportato in Questura.

Su indicazione del pubblico ministero di turno, lo straniero veniva trattenuto in Questura a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Processato per direttissima, è stato condannato a 8 mesi di reclusione. La pena è stata sospesa.

http://www.abruzzoweb.it/contenuti/pescara-romeno-violento–aggredisce-donna-arrestato/525691-4/

Nuovo caso: clandestino prende donne a sprangate, doveva essere espulso



TRASACCO. E’ stato colto sul fatto e bloccato proprio mentre stava picchiando due donne, marocchine come lui.
L’uomo, O.Z., di 32 anni, già destinatario di decreto di espulsione dal territorio nazionale è stato arrestato. Il fatto è accaduto la notte scorsa a Trasacco.
I militari della Stazione di Luco dei Marsi, impegnati in un servizio di controllo del territorio, hanno notato strani movimenti. Quando si sono avvicinati hanno capito quello che stava accadendo: un uomo stoava picchiando due donne con un segnale stradale preso da un vicino cantiere. I carabinieri gli sono avventati contro per bloccarlo ma il marocchino ha opposto resistenza. Poi ha tentato di fuggire ma non ci è riuscito: pur se con difficoltà dopo poco è stato bloccato e arrestato.

Le due donne aggredite sono state accompagnate presso l’ospedale civile di Avezzano dove gli sono state diagnosticate lesioni giudicate guaribili, rispettivamente, in 15 e 7 giorni.
L’arrestato, dopo le formalità di rito, è stato portato nel carcere di Avezzano a disposizione del Pubblico Ministero della Procura della Repubblica di Avezzano titolare del relativo procedimento penale.

Livorno, 37enne incinta pestata dal convivente marocchino: ha perso il bimbo

Picchiata dal compagno marocchino perde il bambino. È successo ieri sera, sabato, a una donna di 37 anni del posto. I due vivono insieme alla Scopaia. Erano in casa quando è scoppiata la lite.

Sposi un immigrato? E' la fine che farai

In base a quanto appreso, lui l’avrebbe colpita ripetutamente e poi scaraventata a terra. La donna si è sentita male e ha cominciato a perdere sangue. A quel punto per lei è stato necessario il trasferimento alpronto soccorso dove i medici si sono accordi che era incinta.

Dopo i primi accertamenti, la brutta notizia: il feto non aveva più battito, e non c’è stato niente da fare. I medici hanno chiamato la polizia e sul posto sono arrivati gli agenti delle volanti. La polizia ha denunciato l’uomo un marocchino 35 anni, già conosciuto alle forze dell’ordine per fatti legati alla droga. Dell’episodio è stato avvisato il pubblico ministero di turno, che ha disposto il congelamento del feto per fare gli accertamenti di legge. L’obiettivo dell’indagine è capire se la morte del feto sia legata alle percosse ricevute dalla donna, che sarà operata nei prossimi giorni. Il 35enne marocchino intanto è stato indagato per percosse e lesioni.

http://iltirreno.gelocal.it/livorno/cronaca/2013/04/28/news/picchiata-dal-compagno-donna-incinta-perde-il-bambino-1.6965696

http://www.imolaoggi.it/?p=48401

 

Donne rom rapinano supermercato: “se non ubbidite chiamiamo gli uomini…”

Marghera, arresto donne rom rapine e furti supermercato Penny Market

Non rubavano per povertà. Rubavano per filosofia di vita, rifiutando, come sottolineato dagli stessi inquirenti, in ogni modo un percorso “retto” di inclusione sociale. Per di più assegnatarie di tre alloggi popolari tra via del Bosco e via Catene a Marghera. I residenti, quindi, oltre a essere “derubati” pagano per garantire loro un tetto sulla testa. Tre donne di etnia rom, la cui “leader” è L.L. di 37 anni, sono state arrestate e sottoposte ai domiciliari con l’accusa di avere perpetrato due rapine e due furti in concorso ai danni del supermercato Penny Market di via Monzani, che peraltro a gennaio ha dovuto chiudere i battenti.

I fatti contestati dal pubblico ministero Stefano Buccini, sulla base delle indagini condotte dagli uomini del commissariato di Marghera, coordinati dal dirigente Luca Miori, risalgono tutti a settembre 2012. Le tre donne con altre due complici, una 17enne denunciata a piede libero e un’altra sodale non ancora identificata, il 2 settembre sono entrate per la prima volta nel punto vendita “armate” di due borsoni a testa. Una volta raggiunte le corsie hanno riempito con ogni sorta di merce le borse, per poi presentarsi alla cassa e pretendere di pagare solo un pacco di farina. All’invito della cassiera di porre sul rullo anche il resto dei prodotti, L.L. si è imbufalita, colpendo con un pugno il cassettino dei soldi della cassa, intimando all’interlocutrice di consegnare l’incasso: “Altrimenti chiamiamo i nostri uomini”, avrebbe detto alla direttrice del supermercato, intervenuta per il parapiglia, che, lungi dal farsi intimorire, ha chiamato subito il 113. Non appena si sono accorte della malparata, le malviventi hanno preferito scappare via, comunque con un lauto bottino.

Il giorno seguente le donne sono entrate di nuovo nel punto vendita. Era chiaro quale fosse il loro obiettivo. La direttrice, quindi, una volta accortasi di trovarsi di fronte a una razzìa fotocopia, si è piazzata di fronte all’uscita del supermercato. Pronta a bloccare l’unica via di fuga. L.L., corpulenta, però è riuscita a “sfondare” la linea difensiva, scaraventando a terra la malcapitata, che senza perdersi d’animo ha rincorso le donne fino all’auto dove stavano caricando la merce. A quel punto l’ennesima intimidazione: “Stai attenta, mandiamo gli uomini”.

Il Penny Market era finito nel mirino. Passano meno di dieci giorni e il 12 settembre sempre L.L., assieme a R.L., 27enne, hanno riempito di nuovo i due borsoni a testa per poi forzare una sbarra di una cassa al momento chiusa e darsi alla fuga. Una terza complice, non identificata, ha invece preteso di pagare solo un prodotto per poi dileguarsi prima dell’arrivo della polizia. L’ultimo colpo sei giorni più tardi, quando L.L., R.L. e S.L., la minorenne, tutte dello stesso clan, hanno messo in pratica il piano nonostante fosse presente un servizio di sicurezza dell’esercizio commerciale.

Le tre malviventi oggetto di custodia cautelare, la minore e l’altra donna non erano facce sconosciute a Marghera. Spesso e sovente sostavano all’uscita dei centri commerciali o al mercato chiedendo l’elemosina o chiedendo di poter leggere la mano a qualche passante. Dietro compenso. Il personale del supermercato (la direttrice, una cassiera e un dipendente) sono riusciti a “scolpire” nella loro memoria i volti delle ladre, riconoscendole senza ombra di dubbio in un album redatto dalla polizia scientifica con una ventina di facce somiglianti. Le indagini, però, sono partite in salita a causa della mancanza di un impianto di videosorveglianza. Le dichiarazioni dei testimoni hanno comunque convinto il gip a emettere le ordinanze di custodia cautelare.

Le tre donne che ora si trovano ai domiciliari sono state bloccate stamattina dagli agenti proprio mentre si preparavano a raggiungere il mercato settimanale. Da dove al commissariato locale e alla questura arrivavano spesso segnalazioni di problemi di ordine pubblico.

Sequestrata, violentata e picchiata: solo 5 anni al Marocchino

Adria (Rovigo), 15 marzo 2013 – Cinque anni e sei mesi. Tanto dovrà scontare in carcere Abdellah Faiz, 33 anni, marocchino e clandestino arrestato a ottobre dai carabinieri di Adria dopo settimane di latitanza. Le accuse a suo carico erano molto gravi: violenza sessuale, sequestro di persona e lesioni personali ai danni della ex fidanzata.
E ieri, il collegio presieduto da Nicoletta Stefanutti non ha avuto dubbi comminando allo straniero la pesante condanna (il pubblico ministero Stefano Longhi aveva chiesto 9 anni). L’arresto era stato eseguito dal nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Adria dopo circa un mese di ricerche serrate. I militari dell’arma lo avevano individuato a ottobre in un bar del centro di Adria, mentre stava consumando in maniera defilata una bevanda. Manette e via, direzione carcere di Rovigo.

L’extracomunitario era infatti destinatario, da alcune settimane, di un provvedimento di cattura emesso dal tribunale di Rovigo ( gip Alessandra Testoni) per sequestro di persona, violenza sessuale aggravata e lesioni personali aggravate. I fatti che lo hanno portato a processo risalivano ai primi di settembre dell’anno scorso. Faiz Abdellah, da circa 10 mesi, conviveva ad Adria con una donna dell’est Europa, una sua coetanea. Durante l’estate però la convivenza tra i due è diventata gradualmente sempre più critica e difficile.

Piccoli litigi per questioni futili che degeneravano in veri e propri atti di violenza e sopraffazione ai danni della donna. Stando al racconto della vittima, l’uomo l’aveva aggredita fisicamente e verbalmente più volte, procurandole contusioni ed escoriazioni multiple. La donna aveva sporto querela negli uffici della caserma dei carabinieri di Adria, ma poi aveva deciso di ritirarla sperando probabilmente in una ‘redenzione’ da parte del proprio compagno. Redenzione, però, che evidentemente non c’è mai stata.

A settembre infatti il marocchino l’aveva aggredita nuovamente e pesantemente, picchiandola e insultandola ripetutamente. Addirittura era arrivato a tentare di tagliarle i capelli quale gesto di vessazione e umiliazione nei suoi confronti. A tutto questo, poi, si era aggiunta la violenza sessuale sulla donna. L’uomo l’aveva anche chiusa con la forza in camera da letto, tenendo con sè le chiavi. Dopo l’arresto l’uomo era stato trasferito in carcere a Verona in attesa di giudizio e là ha fatto ritorno ieri da condannato in primo grado. Il suo legale, l’avvocato Paola Gnotti, ha già fatto sapere che ricorrerà in appello.

http://www.ilrestodelcarlino.it/rovigo/provincia/2013/03/15/859280-violentata-segregata-mesi.shtml

Firenze, catturato lo Zingaro che depredava gli appartamenti

Firenze – Ieri gli uomini della squadra mobile hanno arrestato un uomo di 23 anni, di origine sinti, sospettato di almeno tre furti in appartamento, avvenuti nel capoluogo toscano nei mesi scorsi. Lo zingaro sinti era cittadino italiano, a dimostrazione del fatto che molto spesso non è la cittadinanza a definire l’identità di una persona. In uno dei furti, avvenuto il 27 gennaio in via delle Montalve, zona Careggi, il ladro si era impossessato di una pistola semiautomatica, regolarmente detenuta dalla parte lesa. L’arrestato, le cui impronte sono state rilevate dalla Polizia Scientifica durante ciascuno dei sopralluoghi compiuti in occasione dei tre furti, è stato identificato e poi catturato dagli investigatori della sezione antirapina della questura. Il Pubblico Ministero Dr. Gianni Tei ha chiesto ed ottenuto dal Gip Dr. David Monti l’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di tale soggetto. Il sinti ha rivelato agli inquirenti il luogo dove aveva occultato l’arma da fuoco, una beretta 765, che aveva rubato. La polizia l’ha ritrovata sotterrata sotto un albero all’interno di un giardino a Firenze Sud.

Fonte: firenzetoday.it

 

Preso il palpeggiatore di studentesse: è il solito immigrato

PADOVA. Preso il «palpeggiatore» degli autobus. A conclusione di una breve indagine la Polizia di Padova ha identificato l’autore di numerose molestie sessuali nei confronti di studentesse, anche minorenni, che ogni mattina utilizzavano l’autobus 9 per andare a scuola.

Lo stesso bus preso dall’uomo, un sudanese di 32 anni, con un permesso di soggiorno per motivi umanitari. All’interno del mezzo, sfruttando anche la calca dell’ora di punta, il giovane ha più volte palpeggiato le studentesse e spesso si appoggiava insistentemente cercandone le zone sessuali.

Dopo tutte le segnalazioni delle giovani sono intervenuti i poliziotti di quartiere e della squadra mobile con servizi mirati sulla linea di Aps che hanno permesso di identificare e fermare il molestatore. L’indagine, coordinata dal pubblico ministero Orietta Canova, non è ancora conclusa, anzi gli inquirenti chiedono a tutte le giovani che hanno subito molestie di denunciare i fatti in questura.

http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2013/03/09/news/preso-il-molestatore-della-linea-9-e-un-giovane-sudanese-di-32-anni-1.6667332

Campi nomadi e fumi nocivi: chiesta condanna a 8 anni per gli Zingari

UDINE. Niente cassonetti e nessuna raccolta. Alla faccia della differenziata. Per smaltire i rifiuti meglio dargli fuoco. Una prassi consolidata per alcuni residenti del campo nomadi tanto che i carabinieri del Noe hanno registrato otto roghi in poco più di 20 giorni. E in due occasioni le fiamme sono sfuggite al controllo trasformandosi in veri e propri incendi che hanno messo a repentaglio l’incolumità degli stessi abitanti del campo nomadi di via Monte sei Busi.

Per questo motivo ieri il pubblico ministero Viviana Del Tedesco ha chiesto la condanna per 5 nomadi di origine rom, residenti fra via Monte Sei Busi e via della Casa comunale. Si tratta di Albertina Pasquale, udinese di 65 anni residente in via Monte Sei Busi difesa dall’avvocato Pieraurelio Cicuttini, Gianfranco Maier vicentino di 70 anni anch’egli residente in via Monte Sei Busi difeso dall’avvocato Federico Plaino, Antonella Levacovigh udinese di 46 anni, Daniela Levacovich udinese di 53 anni e Lucia Levacovich friulana di 60 anni, tutte e tre residenti in via della Casa Comunale e difese dall’avvocato di fiducia Antonella Liguori.

Soltanto alla Pasquale e a Maier, l’accusa ha contestato anche l’incendio e l’emissione di gas, vapori o fumo chiedendo una condanna a tre anni di reclusione. Le altre tre imputate devono invece rispondere soltanto di smaltimento illecito di rifiuti e per questo motivo la Del Tedesco ha chiesto 8 mesi di arresto e 3 mila euro di ammenda.

Numerosi sono gli episodi contestati e documentati dai militari del Nucleo operativo ecologico che per tre mesi nel 2010 hanno filmato e fotografato giorno e notte tutto quello che accadeva nell’area adiacente al campo nomadi di via Monte Sei Busi. Nei video dei carabinieri si notano diversi mezzi che arrivano, scaricano rifiuti accatastando materiali di diverso genere e provenienza nell’area che il Comune aveva bonificato un paio d’anni prima con un investimento di 200 mila euro e poi se ne vanno. Gli investigatori non sono ancora riusciti a identificare chi ha contribuito ad alimentare la discarica, ma non hanno dubbi su chi poi ha appiccato il fuoco.

«Un’attività che è proseguita anche dopo la chiusura delle indagini e la notifica agli imputati – ha sottolineato in aula la Del Tedesco – a dimostrazione che si tratta di un modus operandi contrario alle regole del vivere civile ma insito nelle abitudini del campo. Un comportamento pericoloso (in due casi è stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco anche per salvaguardare il campo) che crea allarme sociale e costringe la comunità a un notevole esborso di denaro senza tener conto dei danni ambientali».

Secondo l’avvocato Plaino, che ha contestato anche la legittimità delle riprese ritenendo che il campo sia a tutti gli effetti una dimora privata, Maier non è stato visto mentre appiccava il fuoco e in ogni caso non voleva certamente dar fuoco ai suoi parenti quindi l’incendio non può certo essere considerato doloso. Il legale della Pasquale, Cicuttini ha invece sottolineato che «non è civile il modo in cui queste persone sono costrette a vivere o, meglio, a sopravvivere, in delle baracche con alle spalle una discarica a cielo aperto alimentata da artigiani, imprenditori e aziende che magari poi votano Lega e non certo dai residenti del campo». Da qui la richiesta di un’assoluzione per tutti gli imputati perché il fatto non sussiste. Il 18 marzo toccherà al giudice monocratico Carla Missera decidere.

http://messaggeroveneto.gelocal.it/cronaca/2013/03/05/news/incendi-al-campo-nomadi-chiesti-8-anni-di-condanna-1.6642807

Assolto perché “incapace di intendere”, aggredisce passanti e agenti

Ce ne ricordiamo no? Diop Abdou Lahat già nel 2011 era finito in manette per un episodio analogo. Per quei fatti era stato poi assolto dal solito magistrato xenofilo in Tribunale perché ritenuto incapace di intendere e di volere. Anche oggi probabilmente non era molto lucido. Tutto è cominciato quando l’uomo ha bloccato una strada di Abbasanta, via Matteotti, impedendo la circolazione dei veicoli. Sul posto, dopo la segnalazione di alcuni passanti, sono intervenuti i carabinieri del paese che però sono stati aggrediti e presi a pugni riportando anche lievi lesioni. In qualche modo i militari sono riusciti comunque ad averne ragione, ma viste le sue condizioni psicofisiche hanno dovuto chiedere l’intervento di una ambulanza del 118 facendo comunque scattare l’arresto per resistenza a pubblico ufficiale. Su disposizione del pubblico ministero di turno, Diop Abdou Lahat, è stato poi condotto in una struttura sanitaria specialistica dove resterà – a spese nostre – in stato di arresto in attesa dell’udienza di convalida già fissata per lunedì prossimo davanti al Tribunale di Oristano.

http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/304089

Rimandarlo in Africa no?