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Roma: arrestata assassina romena

Roma 28 magg 2013 – La sera del 10 gennaio era scappata senza lasciare traccia. Dietro di lei aveva lasciato il corpo agonizzante di Giovanis Apostolos, cittadino greco con cui aveva avuto una lite degenerata poi in un accoltellamento. Da quel giorno si erano perse le sue traccia. Da Ostia, da via della Pineta, luogo in cui è avvenuto l’omicidio, era scappata prima in Romania, poi Austria e Germania. La squadra mobile della Questura di Roma – con la collaborazione del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia – l’ha però rintracciata oggi nel suo Paese natale, ove aveva appena fatto ritorno.

Gina Iulia Dascalu è stata così arrestata. E’ ritenuta la responsabile dell’omicidio di Giovanis Apostolos. L’attività degli investigatori della Squadra Mobile ha permesso di raccogliere numerosi elementi di responsabilità a carico della donna, corroborati infine dagli accertamenti della Polizia Scientifica, condivisi dalla Procura della Repubblica di Roma, con la conseguente emissione – da parte del G.I.P. presso il Tribunale di Roma – nei confronti dell’indagata di un’Ordinanza di custodia cautelare in carcere per omicidio aggravato dalla premeditazione. Nel frattempo, però, la donna si era data alla fuga.

Le ricerche – estese in Romania, Austria e Germania – si sono concluse nella mattina odierna quando, appena fatto rientro in Romania, alla romena è stato notificato il Mandato di Arresto europeo nel frattempo emesso dall’Autorità Giudiziaria. Il movente alla base del delitto potrebbe essere ricondotto a dissidi di natura economica.

http://www.romatoday.it/cronaca/gina-iulia-dascalu-omicidio-ostia-10-gennaio-2013.html

 

Bimba di 2 mesi ridotta in fin di vita: arrestata immigrata bulgara

Roma, 16/04/2013 – Tentato omicidio, lesioni gravissime e abbandono di minore. Sono i capi d’accusa a carico di una cittadina di nazionalità bulgara che lo scorso gennaio ha lasciato la figlia minore di due mesi in ospedale, dopo averla picchiata e ridotta in fin di vita. O almeno questo è quanto sostenuto dalle forze dell’ordine che hanno condotto le indagini. La versione della donna è diversa. Ma andiamo per ordine.La piccola è stata lasciata prima ad Anzio dove i medici l’hanno ricoverata per uno stato di disidratazione e sospetta bronchite. Poi il trasporto al Policlinico Umberto I in prognosi riservata e ricoverata in terapia intensiva.

I successivi accertamenti medici e gli esami strumentali hanno evidenziato un quadro clinico molto grave derivante da emorragie cerebrali e fratture craniche che le hanno provocato uno stato di  disabilità permanente. Inutili i tentativi del personale sanitario di contattare la madre della bambina. La donna infatti, subito dopo il ricovero, aveva fatto perdere le sue tracce e non si era più recata in ospedale per informarsi delle condizioni di salute della figlia. Sono quindi scattate le indagini degli agenti del Commissariato di Anzio, diretto dal dr. Fabrizio Mancini, che hanno rintracciato la donna accompagnandola negli uffici di polizia per ricostruire la dinamica di quegli eventi che avevano portato a così gravi e sospette lesioni cerebrali della bambina.

LA VERSIONE DELLA DONNA – La madre della piccola ha parlato di una caduta accidentale dal letto, confondendo a tratti il racconto con riferimenti  a lesioni provocate dal fratello più grande. Versione che non ha convinto gli inquirenti che le hanno giudicate poco compatibili con la gravità delle fratture riportate. L’esito ulteriore delle analisi e del successivo sopralluogo effettuato dal personale della Polizia Scientifica all’interno dell’abitazione hanno fornito ulteriori conferme che i fatti fossero andati in maniera completamente diversa da quanto dichiarato dalla donna.

Alla luce di quanto emerso nel corso delle indagini l’Autorità Giudiziaria ha emesso un provvedimento di custodia cautelare in carcere nei confronti della 33enne,  che nel frattempo si era resa irreperibile, e che gli investigatori sono riusciti a rintracciare passando al setaccio gli ambienti della prostituzione.

http://www.romatoday.it/cronaca/picchia-figlia-neonata-anzio.html

 

Operazione “alto impatto”: caccia all’immigrato a Verona

VERONA – Un imponente servizio di prevenzione è scattato nelle scorse ore a Verona, per disposizione del questore Michele Rosato. I controlli, iniziati già nei giorni scorsi in tutto il territorio e finalizzati a contrastare la presenza illegale di stranieri, lo sfruttamento della prostituzione e lo spaccio di stupefacenti, hanno interessato tutti i quartieri della città, anche con posti di blocco.
Le verifiche sono state eseguite a tappeto soprattutto negli esercizi pubblici, le sale giochi, i borghi della città ritenuti più a rischio e dove maggiormente si registrano furti in abitazione. Contemporaneamente la divisione di Polizia anticrimine ha svolto controlli a persone sottoposte agli arresti domiciliari e alle misure di prevenzione. L’operazione ha coinvolto anche un centinaio di agenti dell’ufficio Prevenzione generale e soccorso pubblico, della Squadra mobile, dei reparti di Prevenzione del crimine di Padova, della Polizia scientifica e dell’ufficio Immigrazione.
Setacciati in particolare i quartieri del centro, di borgo Milano, borgo Venezia e borgo Roma. Due persone sono state denunciate in stato di libertà; 250 identificate; 17 i controlli agli arresti domiciliari e sorvegliati speciali; 7 i fogli di via obbligatori. E ancora, 11 accompagnamenti di stranieri ai Centri di identificazione ed espulsione; 30 provvedimenti di espulsione; tre decreti di allontanamento di cittadini comunitari; 23 pubblici esercizi controllati.

http://www.larena.it/stories/dalla_home/466416_droga_furti_sfruttamentodenunce_ed_espulsioni/

Famiglia pestata e rapinata all’Infernetto: i criminali sono Romeni

Europa senza frontiere

ROMA – Sono romeni e sembrano dilettanti del crimine i banditi che hanno tentato di rapinare una coppia con i loro due bambini piccoli l’altra notte all’Infernetto. Gli investigatori hanno diverse tracce in mano e su quelle stanno lavorando per risalire all’identità dei malviventi.
All’indomani del feroce blitz consumato da cinque bruti ai danni un’intera famiglia in via Castelfondo, proseguono senza sosta le indagini per risalire alla loro identità. Tutta la famiglia è sotto shock. Lui, proprietario di una rivendita di materiale edile a cinque minuti di distanza, 49 anni, è ancora ricoverato per un trauma cranico e frattura della mandibola. Ne avrà per 25 giorni e dal Grassi ha scelto di trasferirsi in una clinica specializzata di Roma. La moglie, 45 anni, ha riportato contusioni guaribili in 15 giorni. I figli, uno di 6 anni e l’altra di 4, sono rimasti traumatizzati.

I rapinatori avevano studiato attentamente il piano ma hanno commesso ingenuità che potrebbero costare loro l’identificazione e l’arresto. Innanzitutto, il terzetto che ha aggredito l’uomo al rientro in casa, lo avrebbe seguito fin dal suo magazzino commerciale. Telecamere di videosoveglianza lungo il percorso potrebbero aver ripreso modello e numero di targa della loro auto. Inoltre, la polizia scientifica che ha effettuato i rilievi sul posto dopo la violenta colluttazione, ha trovato varie tracce di sangue sulla pavimentazione del giardino.

La lotta tra tre banditi ed padrone di casa è stata dura: oltre al 49enne è rimasto ferito anche qualche malvivente. Repertata pure una sciarpa macchiata di sangue con materiale biologico utile a tracciare il dna dello sconosciuto. «Parlavano romeno» ha dichiarato alla polizia la donna rimasta in balia di due banditi, con i figli in casa.

Infine, l’errore più grossolano da parte degli sconosciuti è stato quello di portare via i cellulari di moglie e marito. Gli investigatori hanno controllato celle e apparati mobili arrivando ad una mappatura degli spostamenti che non porterebbe molto lontano. Si spera di riuscire a stringere il cerchio intorno al covo della banda. La convinzione, infatti, è che l’escalation di rapine e di furti notturni sia conseguenza della presenza di una gang specializzata che vive sul posto.

Nel quartiere serpeggia la paura. «Non si fa che parlare dei furti in casa e delle aggressioni quando i ladri vengono scoperti» riassume la commessa alla cassa del bar Kristal, epicentro del quadrilatero più esposto ai raid. L’area travolta dal fenomeno, infatti, è perimetrata da via Dobbiaco, via Nicolini, via di Castelporziano e via Wolf Ferrari. Una larga porzione di un quartiere che ha dimensioni di una città: 11 chilometri quadrati e 40 mila residenti.

«Le famiglie sono terrorizzate – ribadisce Giosuè Mirizio, del comitato Infernetto sicuro – Le forze dell’ordine sono presenti con una pattuglia fissa dei carabinieri e una della polizia ma non può bastare a coprire l’estensione dell’area. Che fine ha fatto il presidio fisso promesso nell’ex parrocchia dall’assessore comunale al Litorale? Basterebbe un sistema di telecamere sulle cinque strade d’accesso per monitorare le targhe in entrata e uscita».

Link e Articolo: http://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/rapina_villa_infernetto/notizie/247236.shtml

La realtà è che con Schengen e l’Unione Europea, i Romeni sono liberi di vagare e razziare nelle nostre città. O li blocchi ai confini, oppure è già tardi. E con Schengen e la libera circolazione Ue non puoi bloccarli perché le frontiere non esistono più.