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Evangelici ospitano zingari: quartiere sotto assedio, non si vive più

Da marzo il centro di accoglienza della Chiesa evangelica è diventato fonte di gravi disagi per residenti e negozianti. “Qui non si vive più”

Residenti e commercianti accompagnati dal leghista Manes Bernardini e dal pdl Alberto Vecchi (Schicchi)

Residenti e commercianti

Bologna, 7 settembre 2013 – È UNA STRUTTURA che accoglie famiglie con minori in difficoltà, ragazze madri e chiunque viva in condizione di disagio, ma da qualche mese si è trasformata, malgrado i nobili principi per cui è nata 12 anni fa, in un epicentro di degrado e criminalità che scuotono tutto il quartiere. Così descrivono il centro dell’associazione Matteo XXV, collegata all’adiacente chiesa evangelica Eben Ezer, i residenti e i commercianti che vivono e lavorano in via di Corticella e nelle limitrofe vie delle Fonti, Sant’Anna e San Savino. «Da marzo sono arrivati dei gruppi di rom che ci rendono la vita impossibile», parla Roberta Zanarini, parrucchiera. «Siamo vittime ogni giorno di furti, violenze e atti vandalici», continua.
MORENA Gargagnani vive in zona ed è la titolare di un negozio di alimentari preso di mira da bande di grandi e piccoli che entrano in massa per arraffare quello che possono. «Non ci sentiamo più tranquilli, soprattutto la sera, quando in gruppo girano per le strade ubriachi alla ricerca di qualcosa da prendere nelle auto. Una volta ho visto persino dei bambini di 4 anni rubare il casco in un motorino», racconta. È scoppiata in un pianto Giovanna Bernea, lavoratrice rumena di un bar in via delle Fonti, dopo un episodio di qualche sabato fa: «Una donna è entrata nel locale ubriaca fradicia. Mi ha chiesto da bere e all’inizio le ho detto di no, poi sono stata costretta a darle una birra che non ha pagato. Quando è uscita, indispettita, si è scatenata: ha vomitato davanti al negozio, fatto i suoi bisogni e ha lanciato le scarpe in strada».
SONO SEGNI «di disprezzo nei confronti della comunità in cui vivono», commenta Perla Rebecchi, che abita in un appartamento che si affaccia su un ponte «da cui buttano qualsiasi cosa. La notte non si dorme dal caos». Tra i commercianti che hanno subito furti c’è Giorgio Siciliano, fiorista. «Mi hanno rubato dei vasi, ma li ho rincorsi e me li sono ripresi — spiega —. Ma la porta del negozio è piena di segni di tentati scassi». Qualcuno è riuscito invece a entrare nello studio del veterinario Raffaele Riviello. Anche se, ammette, «non posso dire con certezza che siano stati loro».
RASSICURA i cittadini il responsabile del Centro, padre Francesco Anselmo: «I comportamenti scorretti dipendono da due nuclei familiari che abbiamo già segnalato, e che presto verrano allontanati». Il centro, che collabora con i servizi sociali del Comune, al momento accoglie 30 persone, «e proprio ieri il Quartiere e i vigili urbani si sono riuniti in seguito alla nostra segnalazone». Dopo anni di impegno nel sociale, «non ci stiamo a farci una brutta fama, ospitiamo tante altre persone che si comportano bene».

 

Albanese perde 40mila euro e pesta la moglie

AZZANO DECIMO. «Ero sottomessa, lavoravo per mantenere il suo vizio, il gioco. Aveva pianto, aveva bisogno di aiuto». Questa la testimonianza, nell’udienza di qualche mese fa, della ex moglie dell’albanese Dorian Tataveshi, 31 anni, all’epoca dei fatti residente ad Azzano Decimo, condannato a tre anni e 8 mesi di reclusione e a 1.500 euro di multa per maltrattamenti, minacce, lesioni ed estorsione.

I fatti risalivano al 2009. L’uomo era accusato di aver sottoposto la moglie a continue percosse e di averne sperperato il denaro giocando con le slot machine.

Non soltanto la donna era costretta a consegnare al marito i soldi che guadagnava lavorando, ma era perfino controllata per come si vestiva: se la sera usciva, lui le strappava l’abbigliamento intimo per timore che avesse un amante.