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Temporanea chiusura del gruppo facebook contrario al campo nomadi – Maremmanews


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Temporanea chiusura del gruppo facebook contrario al campo nomadi
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Noi crediamo che questo atto trovi unicamente spiegazione nel fatto che il consenso crescente di Follonica Libera intorno alla problematica dei campi nomadi faccia molta paura ai partiti. Siamo una lista sola politicamente, ma che si batte insieme a

Bolzano: immigrato islamico assalta sexy shop al grido di “Allahu akbar”, vetrata distrutta

BOLZANO 26 magg 2013 –  Non ne poteva più di vedere quei manichini – simbolo della decadenza dei costumi occidentali – agghindati con “bustier” rossi, piume di struzzo, guanti lunghi e calze autoreggenti, così il giovane nordafricano si è portato da casa un pietrone, l’ha infilato nello zaino e in pieno pomeriggio l’ha scaraventato contro la vetrina del sexy shop, mandandola in frantumi. Poi si è messo ad inneggiare all’Islam immobile ed è rimasto ad aspettare che arrivasse la polizia a portarlo via. E’ accaduto venerdì pomeriggio in Piazza Verdi. Giovanni Lo Iacono, responsabile del negozio, tiene la pietra sul bancone: «Se mi arrivava in testa mi uccideva!».

Che è successo? «E’ successo tutto in un istante, neanche il tempo di rendersene conto… quel tipo mi ha fatto davvero paura. Ho la vetrina sfondata ma è andata bene, fuori era pieno di gente, il cristallo poteva anche cadere addosso a qualcuno. E’ pesantissimo, fatto con un doppio vetro antisfondamento, quando l’hanno montato c’è voluta la gru».

Ma come è andata? «E’ passato di qui quel musulmano integralista che evidentemente ce l’ha con la mia attività e con quel che rappresenta per la sua religione».

Che ora era?«Erano le 17.30 di venerdì pomeriggio, me ne stavo tranquillo in negozio a lavorare quando ho sentito una botta tremenda ed ho visto la vetrina esplodere. Ho pensato che una macchina l’avesse sfondata… sono qui poco prima dell’incrocio ed ho sempre pensato che un giorno sarebbe potuto accadere. Così sono uscito in strada per vedere meglio e mi sono accorto di una grossa moto ferma davanti. Ho chiesto al centauro se era stato lui… mi preoccupavo che si fosse fatto male. Ma quello si è tolto il casco e mi ha indicato un giovane uomo, un nordafricano che se ne stava immobile davanti alla vetrina. “Lui mi ha detto… è stato lui”. Io non capivo. Il motociclista è andato avanti a raccontare e mi ha spiegato di aver visto tutta la scena perchè era fermo al semaforo». E cosa le ha raccontato? «Il ragazzo è arrivato con uno zaino in spalla, si è fermato, l’ha aperto, ha tirato fuori la pietra, si è messo davanti alla vetrina e l’ha lanciata». Una scena surreale, in pieno pomeriggio, con Piazza Verdi piena di auto e di gente che camminava. «L’ho preso per un braccio e gli ho chiesto perchè l’aveva fatto, se per caso ce l’aveva con me, lui non mi ha risposto, mi ha chiesto se avevo da accendere e si è messo a fumare una sigaretta. Poi per fortuna è arrivata la polizia, l’ha caricato in macchina e se l’è portato via». I testimoni dicono di averlo sentito inneggiare all’Islam. Lo Iacono non ha più parole. «Ho molti amici nordafricani, hanno cultura e credenze differenti dalle nostre, ma sono persone squisite. Non so cosa gli è preso a quel tipo. Mi è venuto in mente quel pazzo che girava per Milano col piccone in mano ed ha ammazzato tre persone. C’è da aver paura».

http://altoadige.gelocal.it/cronaca/2013/05/26/news/assalto-al-sexy-shop-offende-l-islam-1.7131985

 

Immigrati scatenati a Perugia: due stupri in un giorno

Sono stati due gli stupri ieri a Perugia. Tanto che le due notizie ieri si erano quasi “confuse”, ma non era lo stesso stupro, erano due. Ovviamente entrambi gli assalitori sono immigrati, uno connazionale della congoloide con vari precedenti penali tipo Kabobo, l’altro dell’Est.

 

PERUGIA– Donne nel mirino della violenza. In meno di ventiquattro ore due ragazze stuprate e picchiate, una aggredita in casa e finita al pronto soccorso con un braccio rotto. E anche il quel caso il sospetto che il faccia a faccia con il bruto possa nascondere dell’altro.

«Per favore correte. Il mio fidanzato mi ha picchiata e violentata». Un filo di voce rotto dal dolore. L’incubo è iniziato da almeno un’ora quando, domenica all’alba, in via Eugubina, a due passi dal centro di Perugia, si muove l’indagine dei carabinieri per far uscire una studentessa universitaria di vent’anni dal tunnel della paura.
L’allarme scatta alle cinque, la studentessa perugina chiama il 112. Arrivano i carabinieri, arriva il 118. La ragazza viene portata in ospedale. I militari dell’Arma raccolgono il suo racconto. Lei non voleva, l’ha respinto, lui si è scatenato come una furia. Non si è fermato di fronte al fatto che lei, da un anno, è la sua donna. L’ha violentata, l’ha picchiata selvaggiamente in camera da letto. Nella stessa casa dell’orrore l’hanno trovato i carabinieri. Faceva finta di dormire. Nello stesso letto dove la ragazza è stata violentata. «Sono stato in discoteca, siamo tornati a casa insieme. A che ora? Non ricordo». Poche parole e confuse ha messo in fila il fidanzato accusato di essere il bruto. Lui ha 22 anni è congolese, si chiama Christ Koko Kibamba e quella studentessa l’aveva già picchiata in un anno di storia difficile. Lui la picchiava e poi prometteva di cambiare. Per questo lei si era sempre fermata: nessuna denuncia, ma la sofferenza in silenzio in mezzo a qualche giorno spensierato. Stavolta lui ha alzato il tiro, non solo botte di fronte al rifiuto di lei per un rapporto sessuale. Erano stati in discoteca fino a notte fonda, lei magari l’ha seguito in casa per paura delle botte. È entrata in quell’appartamento che conosceva bene e quando ha detto no è scoppiato l’inferno. Prima la violenza sessuale, poi le botte.
Quando il congolese l’hanno svegliato i carabinieri era ubriaco. Ha negato, ha farfugliato parole. Mai forti come quelle della ragazza violentata e picchiata. Non così forti da cancellare il sangue sugli abiti e sul cuscino che i carabinieri hanno trovato qualche minuto dopo che sono entrati nella casa dell’orrore. Da lì la ragazza ha avuto la forza di chiamare il 112 con il telefonino. È scattato l’arresto per il congolese che ha piccoli precedenti per furto e lesioni. Il ragazzo, in carcere con l’accusa di violenza sessuale e lesioni, è difeso dall’avvocato Francesco Areni.
La studentessa è ricoverata in ospedale nella clinica di Otorinolaringoiatra. Ne avrà per trenta giorni e forse dovrà essere operata all’occhio ferito. «Ma non rischia di perderlo», specifica il suo avvocato, Simone Pillon. Il fidanzato violento prima l’ha stuprata poi l’ha picchiata con calci, pugni e morsi come ha raccontato ai carabinieri della Compagnia di Perugia che sono stati coordinati nell’indagine dal pm Gemma Miliani che ha diretto personalmente i militari dell’Arma durante le fasi dell’arresto.

Ma l’incubo delle donne violate e picchiate, non finisce con la drammatica storia di domenica mattina. Perché ieri la paura è stata replicata. Stavolta ad essere violentata in casa una ragazza di origine moldava. Ha ventinove anni. Aveva passato la serata con il fidanzato e con un amico di lui. Una serata come tante. Impossibile pensare a un epilogo drammatico. I due l’hanno salutata, sono usciti e lei si è infilata a letto.
Pochi minuti dopo qualcuno ha suonato alla porta. Pensava fosse il fidanzato. Non ha chiesto chi fosse, ha aperto. E si è trovato davanti l’amico del suo uomo. L’ha presa, ha abusato di lei, l’ha picchiata nella casa non lontana da via Settevalli. Anche lei è andata in ospedale alle cinque del mattino. I medici l’hanno visitata, le hanno riscontrato contusioni al collo e qualche ecchimosi. Ma è potuta tornare a casa. Non prima di aver raccontato tutto ai carabinieri. Gli uomini del maggiore Giovanni Cuccurullo hanno nome, cognome e la descrizione dell’aggressore. Che è fuggito. I carabinieri hanno controllato diversi luoghi frequentati dall’orco (anche lui è di origini dell’Est), hanno ascoltato gli amici per scoprire se avesse chiesto aiuto e copertura a qualcuno. Ma fino a ieri sera di lui non c’era alcuna traccia.

L’ultima storia di donne violate arriva da Castelnuovo di Assisi. Una ragazza dell’Est ha raccontato di essere stata picchiata in casa. È finita all’ospedale di Perugia con un braccio rotto. Sull’episodio indagata il commissariato di Assisi. Con il sospetto che sotto a quelle botte possa esserci chissà che cosa.

Massa Carrara: “Profugo” tenta di rapire bambino

Allucinante episodio in piazza della stazione centrale a Massa Carrara, dove in un vicino ristorante si festeggiava un compleanno e numerosi bambini di circa dieci anni giocavano fuori in piazza e dentro il locale. Un Marocchino ubriaco si e’ avvicinato ad uno di questi bambini con intenzioni che e’ facilmente intuire, ma per fortuna i genitori e gli adulti lo hanno poi fermato chiamando le forze dell’ ordine che lo hanno bloccato. Il padre del bambino parla esplicitamente di un ” tentativo di rapimento ” da parte di questo balordo, proveniente dalle sedicenti ” primavere arabe “… che pero’ a noi portano un “inverno ” fatto di paura ed insicurezza. E’ accaduto nella serata di venerdì.

http://voxnews.info/2013/05/20/stazione-massa-carrara-marocchino-ubriaco-tenta-di-insidiare-un-bambino/

Integrazione a Brescia: nordafricano la sbatte contro muro e cerca di stuprarla

Brescia. Lei piange, ancora sotto choc. Le parole le escono a fatica. «Mi ha sbattuto contro il muro, mi ha afferrata per la gola e ha cercato di violentarmi. Non credo che riuscirò mai a dimenticare lo sguardo di quell’uomo, i suoi occhi pieni di odio». A parlare è una ventiseienne, di Brescia, che ieri mattina è stata vittima di un tentato stupro mentre camminava lungo via Industriale, in città, diretta al lavoro. Mancavano pochi minuti alle 7. Il buio della notte aveva già lasciato il posto alle prime luci del giorno. Il suo aggressore «un nordafricano, di 30-35 anni, alto e di corporatura robusta» l’ha aspettata nascosto dietro a un angolo. «È sbucato all’improvviso. Mi è saltato addosso e mi ha immobilizzata contro un muro. Aveva i pantaloni abbassati», prosegue la ragazza. «Non riuscivo a reagire. Ero paralizzata dalla paura e lui era troppo forte per me. Mi diceva che voleva avere un rapporto, che voleva fare sesso con me».  Per alcuni, interminabili, istanti la giovane ha temuto il peggio. Si è guardata attorno nella speranza di vedere qualcuno che potesse intervenire in suo aiuto, ma in giro in quel momento non c’erano né passanti né automobilisti. «Improvvisamente, non so nemmeno io come, ho trovato la forza per urlare con tutto il fiato che avevo in gola», racconta. Fortunatamente la reazione della ragazza ottiene l’effetto desiderato: l’immigrato, spaventato, molla la presa e decide di darsi alla fuga per paura che le urla della vittima possano attirare l’attenzione di qualcuno. Una volta al sicuro, la ventiseienne telefona subito con il cellulare al 113, che dirotta la chiamata ai carabinieri. Dopo pochi minuti, una pattuglia arriva in via Industriale.
LA VENTISEIENNE descrive ai militari il suo aggressore e riferisce di averlo già incrociato per strada un paio di volte nelle scorse settimane. «In quelle circostanze, però, si era limitato a farmi qualche pesante apprezzamento, forse perché non eravamo soli. Io l’avevo mandato a quel paese e avevo tirato dritto».  In serata, la denuncia ai carabinieri, che sono sulle tracce dell’uomo. Ora la giovane ha un solo desiderio: «Quel mostro deve essere arrestato», dice tra un singhiozzo e l’altro. «Forse solo così riuscirò a superare lo choc. Io sono stata fortunata, ma ci sono tante ragazze che questa fortuna non l’hanno avuta. Quell’uomo è pericoloso».  Altre lacrime. Quindi, lo sfogo: «Queste persone vanno fermate. Servono leggi che tutelino maggiormente le donne perché ognuna ha il diritto di camminare serenamente per la strada senza la paura di poter incontrare uomini così. Purtroppo, però, nessuno fa niente, se non quando è ormai troppo tardi».
Nessuno fa niente. Non è tempo di fare qualcosa?

Società multietnica: immigrati che sfruttano altri immigrati

A Pisa, intorno alla stazione, ci sono decine di negozi dai quali si riforniscono gli ambulanti di tutta la Toscana. La maggior parte delle volte i proprietari non rilasciano lo scontrino fiscale, soprattutto se il cliente non è italiano. “Io lo scontrino me lo faccio fare sempre – racconta Ibrahim, un senegalese che vive a Firenze e che settimanalmente si rifornisce a Pisa – Una volta ho subìto un controllo della guardia di finanza e non voglio essere multato. Usualmente i cinesi lo scontrino non te lo fanno, ma se lo chiedi non ti creano nessun problema e te lo rilasciano. Certo, se sei italiano te lo fanno quasi sempre, in quel caso hanno più paura”.

http://www.redattoresociale.it/topnews.aspx?id=432698

“Siamo immigrati, dacci la borsa o ti stupriamo”

VENEZIA 22 apr 2013 – Rapinata in strada da due energumeni che avevano minacciato di violentarla. Erano le 10.15 di ieri mattina, in via Loncon, poco distante dalla rotatoria di Corbolone di San Stino (Venezia), quando la 39enne C.P., collaboratrice domestica, di origini sudamericane, che si era incamminata verso casa, è stata bloccata dai due individui. Ha dovuto cedere la borsetta con 350 euro dentro. Erano i soldi dei contributi Inps che si accingeva a versare all’ufficio postale. Grave è stata la perdita economica di soldi tanto sudati, ma ancora più è stato lo spavento. Sono stati attimi di vero terrore in quanto il luogo dell’aggressione aveva tutte le caratteristiche di zona isolata in cui si potessero veramente concretizzare le minacce. Appena terminato il lavoro la donna si era avviata a piedi, già da qualche centinaio di metri verso San Stino, dove abita. Giunta in prossimità della rotatoria, da una casa disabitata, conosciuta come “Casa Marson”, sono sbucati fuori all’improvviso i due individui.

I due si erano appostati in attesa di qualche malcapitato o meglio qualche donna malcapitata. «Avevano la carnagione ancora più scura della mia – riferisce la 39enne – e a parlare in un italiano stentato è stato uno solo. L’altro ha sempre taciuto. Per prima cosa mi hanno detto di non gridare e poi mi hanno minacciato di portarmi in mezzo ai campi per violentarmi se non avessi ceduto la borsetta. Erano così determinati che ho dovuto assecondarli. Ero veramente paralizzata dalla paura. Appena ho consegnato la borsetta sono fuggiti a piedi verso Loncon». Riavutasi dallo spavento, la donna si è incamminata in senso opposto verso San Stino, che da lì dista circa due chilometri. Rincuorata dalle amiche, una delle prime cose che ha fatto è stata la denuncia ai carabinieri. Il particolare della carnagione scura e il fatto che i due siano fuggiti a piedi verso Loncon fa pensare che non siano residenti a San Stino.

http://www.gazzettino.it/nordest/venezia/zitta_oppure_ti_violentiamo_39enne_assalita_e_rapinata_in_una_strada_isolata/notizie/272325.shtml

Bologna: le barelle per i malati, usate la notte dagli Zingari per “fare sesso”

CONTINUA LO SCANDALO E L’ABBANDONO DELL’OSPEDALE MAGGIORE DI BOLOGNA

Bologna, 15 febbraio 2013 – Non solo gente che utilizza i bagni e bivacca nei corridoi del Pronto soccorso, ma perfino “barelle utilizzate per fare sesso”. Le stesse barelle su cui poi, al mattino, vengono fatti accomodare i pazienti che arrivano all’ospedale Maggiore di Bologna con un braccio e una gamba rotta. E’ l’ultima denuncia che arriva dalla Lega nord, il partito che da qualche giorno ha dichiarato ‘guerra’ ai rom che trovano rifugio (e acqua corrente) al Pronto soccorso del nosocomio. Oggi l’argomento è stato al centro di una domanda di attualità della consigliera leghista Mirka Cocconcelli durante il questione time. è lei ad aver rincarato le accuse sul Ps “preda di 10-15 Lanzichenecchi, alcuni dei quali pregiudicati”.

Le risponderà per iscritto il sindaco Virginio Merola, il che suscita il disappunto del Carroccio. Al termine della seduta, dunque, Cocconcelli rincara la dose: “Al Maggiore la situazione ormai è insostenibile. Siamo a un punto tale che la mattina i pazienti che arrivano al Pronto soccorso, si stendono su barelle che sono state usate per consumare sesso la notte precedente”.
A riprova di questo ci sarebbero “macchie inconfondibili”, dice Cocconcelli, spiegando di essere stata informata della cosa da “alcuni ortopedici e radiologi” che lavorano all’ospedale. “Non posso fare i nomi degli ortopedici- prosegue Cocconcelli- perchè hanno paura della dirigenza dell’azienda, che potrebbe far loro una lettera di richiamo di lesione dell’immagine dell’azienda sanitaria”, aggiunge. Per l’esponente del Carroccio al Maggiore c’è una “assoluta carenza di sicurezza”, di fronte alla quale bisogna correre ai ripari. Economicamente, una soluzione potrebbe essere quella di “tagliare il premio di risultato del direttore generale Francesco Ripa di Meana”, la butta lì Cocconcelli.

Ecco la proposta di Cocconcelli per mettere in sicurezza il Maggiore: “Gli enti pubblici dicono che non hanno soldi, ma si potrebbe ben tagliare il premio di risultato del direttore generale Francesco Ripa di Meana. Usiamo piuttosto quei soldi per rendere piu’ sicuro un luogo dove si recano persone che hanno bisogno di essere curate”, incalza la leghista.

Non si placano, intanto, le polemiche sulla ‘ronda’ che il Carroccio ha effettuato l’altro giorno al Maggiore (e domani si replica con un banchetto informativo). Venuto a sapere dell’intenzione dell’associazione “Nazione rom” di presentare un esposto in Procura contro la ‘spedizione’, arriva un comunicato del consigliere della Lega Nord Minerbio, Mirko Lazzari, per ricordare l’inseguimento di cui fu vittima lui stesso fu vittima un anno fa proprio ad opera di ‘zingari’. “Ci vorrebbe un po’ di dignità prima di dar fiato alle fanfare- scrive Lazzari- senti da che pulpito arrivano gli insegnamenti di vita”, scandalizzato dalla presa di posizione di “Nazione rom”.

Solo un anno fa, si legge nella nota, “gli zingari che bivaccavano abusivamente nel territorio comunale minerbiese inseguirono in auto il consigliere Lazzari, che viaggiava con moglie e figlio, reo di essere transitato nella via che essi occupavano con le loro carovane e di essere stato riconosciuto”. Dopo il tentativo di speronare l’auto, si legge ancora nel comunicato, “la cosa si risolse nella caserma dei Carabinieri”. Il comunicato si conclude con frasi ironiche a commento della richiesta, avanzata dagli avvocati dei nomadi, di sospendere il Carroccio dalla competizione elettorale: “Non siete nomadi? E allora circolare, circolare, che le macchine le hanno e anche molto lussuose”, scrive Lazzari.

Dalla Lega nord arriva poi anche la risposta all’assessore alla Sanità Luca Rizzo Nervo, che oggi ha nuovamente bocciato la ‘ronda’ al Maggiore, bacchettando la partecipazione della vice presidente del Consiglio comunale, Francesca Scarano (Rizzo Nervo ha parlato di “figure istituzionali che dovrebbero rappresentare tutti”). A prendere parola in difesa di Scarano è la consigliera comunale Lucia Borgonzoni, che attacca l’assessore del Pd ricordando il contegno tenuto dal Carroccio di fronte alle polemiche che si scatenarono, un anno fa, intorno alla missione istituzionale di Simona Lembi a Siena (a spese del Comune) in occasione della manifestazione “Se non ora quando”. “Qualcuno della Lega disse qualcosa su questa missione se non che forse i soldi pubblici andavano meglio spesi? Ma scriverò di piu’: noi tre consigliere donne della Lega attaccammo in qualche modo la Presidente Lembi sul piano personale?”, fa notare Borgonzoni a Rizzo Nervo, invitandolo a guardare dentro “casa sua”.

La consigliera, quindi, rilancia l’iniziativa di domani: “La Lega nord sarà presente con un proprio banchetto informativo, regolarmente autorizzato, in Largo Lercaro davanti all’entrata dell’Ospedale Maggiore, orgogliosa nel far sventolare le proprie bandiere, per far comprendere che dopo il sopralluogo di mercoledi’, l’attenzione verso questo problema deve essere alto”.
E invita Rizzo Nervo: “Se l’assessore avrà quell’umiltà di voler toccare con mano quanto accade all’interno di questa struttura, saro’ ben lieta di accompagnarlo”, conclude Borgonzoni.

http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/2013/02/15/846163-lega-nord-ospedale-maggiore-sesso-barelle.shtml

Mestre, madre di due bimbi stuprata in mezzo alla strada per una notte intera

Una 35enne viene avvicinata da un uomo alla stazione che la minaccia con un taglierino e la stupra tre volte

Minacciata con un taglierino, violentata e umiliata per ore da un uomo. Questa la terribile sorte di una 35enne residente nelPortogruaresemadre di due bambini, di 8 e 10 anni. Sabato notte ha raccontato tutto alla polizia. Da oggi la donna starà per qualche giorno in una comunità indicata dal Centro antiviolenza, perché ha paura che quell’orco, che ha denunciato, la possa trovare e identificare.

Violentata tre volte in una notte – La donna ha deciso di rendere pubblica la sua storia attraverso il Gazzettino Veneto per aiutare altre come lei. Tutto comincia sabato notte dopo una discussione in famiglia. La vittima prende un treno e se ne va a Mestre. Verso le 22 viene avvicinata da un uomo distinto, educato, di origine rumena con cui prosegue il viaggio verso Venezia. Dopo ore di normale conversazione, verso le tre, alla rimessa delle bici di piazzale Roma scatta la violenza. Minacciandola con un taglierino alla gola la stupra tre volte.

Il medico che l’ha curata: “Non si preoccupi, passerà” – Durante la violenza lei racconta di aver preso il cellulare dell’aguzzino e di essersi riuscita a fare uno squillo. Insieme tornano a Mestre e alla vista di una volante della polizia l’uomo la minaccia: “Ti trovo e ti ammazzo se dici qualcosa”. La vittima però decide lo stesso di andare alla polizia che prima la porta in ospedale e poi cerca di rintracciare il presunto aggressore attraverso il numero di cellulare. La donna viene invece curata da un medico che la dimette con 35 giorni di prognosi non prima di averla rassicurata: “Passerà tutto”. “Ma come si fa a dire una cosa del genere?”, si domanda la madre vittima della violenza.

http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/veneto/articoli/1079392/mestre-madre-di-due-bimbi-stuprata-in-mezzo-alla-strada-per-una-notte-intera.shtml

E’ vero, come si fa a dire una cosa del genere? Ma anche come si fa a fidarsi di un Romeno sul treno di notte? Questi sono gli effetti della propaganda “gli immigrati sono buoni”.

Pordenone: 92enne pestata da due rapinatori

PORDENONE – Terrorizzata a 92 anni da due stranieri in camera da letto. C’è stata paura l’altra notte nell’abitazione della famiglia Grillo in Via Piandipan a Fiume Veneto (Pordenone). I ladri hanno preso di mira la casa che Vanda D’Angelo condivide con il figlio Paolo. Almeno due persone sono entrate indisturbate nell’alloggio – presumibilmente verso le 2.30 – mettendo sottosopra cassetti, libreria e armadi nelle stanze del piano terra alla ricerca di denaro e preziosi che non c’erano. Poi sono saliti al piano superiore e qui sono iniziati i guai.

Vanda è stata svegliata dal cigolio della porta della camera. Non ha fatto in tempo a capire cosa stesse succedendo che un uomo l’ha schiacciata sul letto, le ha bloccato con una mano il braccio destro e con l’altra l’ha colpita prima con un pugno all’occhio sinistro e poi sul mento. La donna ha gridato per richiamare il figlio che dormiva nella stanza accanto. Quando Paolo Grillo è uscito dalla sua stanza i ladri – erano certamente in due stando alle sagome viste dall’aggredita – si erano allontanati. «Non riesco a calmarmi per quanto accaduto. Non comprendo perché sia stata scelta la mia abitazione dove non c’é denaro. Hanno trovato e mi hanno rubato solo i 60 euro che custodivo nel portamonete, dentro la borsetta. Il portafoglio l’ho ritrovato in giardino con tutti i documenti. Sono veramente turbata per come la mia casa sia stata profanata da dei delinquenti che hanno usato anche la violenza con conseguenze che avrebbero potuto rilevarsi più gravi».

La donna è stata portata al pronto soccorso dell’ospedale di Pordenone dov’è stata medicata e sottoposta ad accertamenti, compresi una Tac: le sono state riscontrate ferite al labbro, mandibola, mento e una marcata tumefazione all’occhio.

http://voxnews.info/2013/02/11/pordenone-anziana-picchiata-durante-una-rapina/