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Dal Campo Nomadi alle razzie e poi ritorno

In trasferta dal campo rom per rubare nel brindisino: arrestate due minori

LECCE – In trasferta per rubare. Erano partite dal campo nomadi “Panareo”, sulla Lecce-Campi Salentina, dove risiedono tra i connazionali della comunità rom, per raggiungere Carovigno, in provincia di Brindisi. Obiettivo, ripulire le abitazioni di denaro e preziosi.

Solo che questa volta a due minorenni è andata male. Molto meglio alla vittima del furto, sicuramente, che ha potuto recuperare denaro e oggetti preziosi per un valore di 3.500 euro. I carabinieri della stazione di Carovigno, infatti, hanno individuato e poi arrestato la coppia di ragazze. Entrambe dovranno rispondere di furto aggravato. Nel frattempo, su disposizione dell’autorità giudiziaria, hanno compiuto un’altra trasferta, ma questa volta da Brindisi presso il centro di prima accoglienza di Bari.

Le giovani rom sono riuscite a introdursi nell’abitazione di un 36enne del luogo, alla periferia di Caroviglio, in contrada “Urso”. Una volta dentro, approfittando dell’assenza del proprietario, hanno rubato monili di oro e denaro contante per un valore che si aggira intorno a 3.500 euro. Arraffato il bottino, si sono date alla fuga. Durata davvero poco.

Da quelle parti hanno infatti incrociato una pattuglia dei carabinieri, i quali si sono insospettiti non poco notando le due ragazze allontanarsi dall’abitazione con fare sospetto. Così sono state raggiunte e fermate per un controllo. Ed ai militari è parso subito evidente che la coppia stava tentando di fare perdere le tracce perché addosso entrambe avevano qualcosa che scottava: la refurtiva frutto del furto che avevo compiuto poco prima. Bottino che è stato interamente riconsegnato al proprietario dai carabinieri.

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Nomadi e borseggiatori ‘alleggerivano’ i turisti: 24 arresti – RomaToday


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Nomadi e borseggiatori 'alleggerivano' i turisti: 24 arresti
RomaToday
Nomadi e borseggiatori 'alleggerivano' i turisti: 24 arresti. Questo il frutto dell''attività dei carabinieri nelle zone a rischio della città. Prese di mira le stazioni, San Pietro, piazza Venezia e la fermata Spagna dove una vigilessa venne pestata
Roma: controlli dei carabinieri, 24 borseggiatori arrestatiLiberoQuotidiano.it

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‘Cultura’ Rom: pestaggi, segregazioni e stupri per l’elemosina

zingaracce – Rapita, legata ad una sedia, imbavagliata, picchiata e minacciata di morte con un coltello puntato addosso. Il tutto sotto gli occhi del figlio 20enne, a sua volta minacciato di finire sodomizzato se non saltavano fuori i soldi per il riscatto della madre. Per liberarla i suoi aguzzini hanno chiesto 10mila euro. Il frutto, secondo loro, delle elemosine raccolte dalla donna, una rumena di 36 anni, nel corso del tempo e spedite in Romania anzichè rispettare i patti. 

Indagherà l’anti mafia. La contromossa della polizia, in una vicenda che odora di racket, è stata fulminea e determinata. Tre rumeni in stato di fermo, due donne e un uomo: un’intera famiglia. A loro carico un’accusa pesantissima: sequestro di persona a scopo di estorsione in concorso, lesioni e percosse in concorso, una vicenda di cui dovrà per forza occuparsi la Procura distrettuale anti mafia di Bologna. I fermati sono G. M., 43 anni, C. D., 38 anni e C. N., 19 anni, tutti rumeni. Rumene anche le vittime: una donna, suo figlio e l’amico 21enne del figlio.

Segregata in via Cariddi. La donna, venerdì mattina, pensava di recarsi ad un comune appuntamento con dei conoscenti ma quando, attorno alle nove di mattina, si è trovata nell’appartamento di via Cariddi e le porte si sono chiuse dietro di lei, è iniziato l’inferno. Con fare ostile è stata affrontata da tre uomini che senza mezzi termini le hanno detto di scucire i soldi guadagnati facendo l’elemosina. Quindi hanno contattato il figlio dicendogli che se voleva rivedere la madre viva doveva portare 10mila euro, nel primo pomeriggio, alla “Fontana dei quattro cavalli”. Quindi i rapitori hanno costretto la vittima a chiamare anche il fratello, rinnovando la stessa richiesta di riscatto. Poi i sequestratori si sono messi a cercare il figlio, l’hanno trovato con un amico e hanno costretto entrambi a seguirli in via Cariddi.  

“Prepara i soldi o ti stupro”. Qui, sotto la minaccia di un coltello hanno preso il ventenne e l’hanno scaraventato sul letto. Uno degli aguzzini si è abbassato i pantaloni e ha finto di stuprarlo. Violenze fisiche e psicologiche avvertite chiaramente dalla madre, che si trovava ancora in lacrime per le percosse ricevute, nel bagno vicino. I sequestratori si sono decisi a liberare il ragazzo dopo essersi fatti promettere che sarebbe tornato presto con i soldi richiesti. Per sicurezza gli aggressori si sono trattenuti i suoi due cellulari e la carta d’identità mentre hanno ordinato all’amico 21enne di restare in casa. Ad un certo pounto, approfittando di un momento di distrazione dei suoi sequestratori impegnati in una telefonata, la vittima è riuscita a scappare, saltando giù dal balcone del primo piano dell’abitazione in cui era stata segregata.  

Il volo dalla finestra. Nella caduta ha riportato una frattura alla gamba. L’amico del figlio, terrorizzato dalle scene a cui aveva assistito, l’ha imitata, riuscendo a fuggire. Erano le 17 e 15 di venerdì quando una pattuglia della polizia si è imbattuta, in piazzale Cesare Battisti, nel gruppo di rumeni, di cui facevano parte il figlio, l’amico e altri parenti, che con fare agitato hanno spiegato agli agenti che cosa stava succedendo nell’abitazione di Bellariva. Mentre l’ambulanza interveniva in via Cariddi per soccorrere la ferita, due complici hanno fornito ai carabinieri la loro spiegazione dell’accaduto. “Si è buttata giù dalla finestra perché troppo ubriaca”, hanno detto. 

Inquirenti perplessi. Giustificazione a cui il magistrato Luca Bertuzzi, che coordinava le indagini svolte su due fronti da polizia e carabinieri, non ha tuttavia creduto. Il sostituto procuratore ha infatti ritenuto poco plausibile che la donna potesse aver cercato il suicidio lanciandosi da un balcone situato al primo piano dell’edificio e ha dato maggiore credito al racconto dell’altro gruppo di rumeni che si era rivolta alla polizia per raccontare del sequestro di persona. Così per tre dei rapitori sono scattate le manette, mentre altri due rumeni risultano indagati per gli stessi fatti. “E’ solo una matta che ho ospitato varie volte a casa” si è giustificato il capofamiglia mentre veniva ammanettato. I tre sono difesi dall’avvocato Gilberto Martinini. Dovranno chiarire, molte cose, fra il resto, a cosa è servito il nastro adesivo trovato nella spazzatura di casa e che la vittima ha riferito che era stato usatom per immobilizzarla. Gli investigatori hanno poi ritrovato anche i cellulari e la carta d’identità del figlio che i sequestratori si erano trattenuti in attesa deio soldi del riscatto. Un po’ troppo per pensare di farla franca. 

http://www.romagnanoi.it/news/home/1190355/Trattenne-i-soldi-delle-elemosine-.html

Sequestrati ai rom quattro supercar, tre lussuosi alloggi e milioni di euro

Teramo, 28 giu. – La Sezione Misure di Prevenzione Patrimoniali della Divisione Anticrimine, in collaborazione con la Squadra Mobile di Teramo, ha sequestrato beni per un milione di euro al clan rom Spinelli. I sigilli sono stati apposti ad un immobile di 8 vani, ad un altro di 7 situati a Martinsicuro, ad un appartamento ad Alba Adriatica (Teramo) a 4 autovetture di grossa cilindrata, a 15 rapporti finanziari tra conti correnti e depositi postali. Una delle auto sequestrata e’ stata assegnata alla questura come auto di servizio. Il provvedimento di sequestro prevenzionale patrimoniale (cui dovra’ seguire la confisca) e’ stato emesso dal gip del tribunale di Teramo, Roberto Veneziano nei confronti di Sante Spinelli, 50 anni, residente a Martinsicuro (Teramo) accusato di reati contro il patrimonio, ricettazione, danneggiamento ed altri. Spinelli si trova in carcere dal 18 maggio per tentata rapina ed e’ anche accusato, in concorso anche con altri componenti del suo stesso nucleo familiare, di numerosi furti perpetrati in provincia di Teramo ed in altre regioni. Il sequestro e’ frutto della proposta del questore di Teramo, Amalia Di Ruocco, alla magistratura a conclusione di un’intensa attivita’ di indagine sull’intero patrimonio di Spinelli, sia immobiliare che finanziario. I beni erano in parte intestati a lui stesso ed altri a prestanomi di famiglia. L’indagine riguarda il tenore di vita condotto dai rom della provincia di Teramo che risultano essere senza lavoro e senza reddito. Altre proposte di sequestro sono state depositate alla magistratura che dovra’ decidere.

Modena: pestata dal marito marocchino

Il marito l’aveva picchiata pesantemente per l’ennesima volta, tanto da dover ricorrere alle cure dei sanitari del pronto soccorso. I medici, dopo aver accertato che le ecchimosi sul corpo della donna erano frutto di percosse, hanno chiesto l’intervento degli operatori della polizia municipale.

La marocchina, da tempo in Italia, dopo essere stata dimessa con una prognosi di 5 giorni per trauma cranico, è stata accompagnata al comando di via Galilei dove ha presentato querela nei confronti del marito che, poche ore prima nel loro appartamento, l’aveva percossa. Stando a quanto dichiarato dalla donna l’uomo da tempo esercitava su di lei violenze fisiche e psicologiche minacciandola anche di portarle via i tre figli piccoli, facendo rientro nel paese d’origine.

L’uomo è stato denunciato e la moglie, grazie alla collaborazione sul territorio di Modena tra il nucleo problematiche del territorio della polizia municipale, i servizi sociali e la casa delle donne, è stata subito accolta con i bambini in una struttura protetta di emergenza, dove verrà aiutata. “E’ già stato studiato un percorso di recupero per la donna che potrà ricominciare una vita tranquilla – si legge in una nota del Comune – tutelata anche dal punto di vista legale e sanitario da personale specializzato”. A spese nostre.

http://bologna.repubblica.it/cronaca/2013/05/29/news/modena_picchiata_e_finita_all_ospedale_querela_il_marito_per_percosse-59899662/

La gente guida i blitz dei vigili E per i pusher non c’è scampo – Brescia Oggi


Qui Brescia

La gente guida i blitz dei vigili E per i pusher non c'è scampo
Brescia Oggi
A 24 ore dall'arresto dell'albanese è finito in manette H. E., operaio marocchino di 34 anni, sorpreso in un parcheggio mentre stava vendendo una dose di cocaina a un italiano: in tasca aveva anche 1500 euro, presumibile frutto dell'attività di spaccio.
Montichiari: lotta allo spaccio, presi due pusherGiornale di Brescia
Montichiari, in manette due pusherQui Brescia

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Verona: banda favoriva ingresso clandestini, fino a 13mila euro per … – LiberoQuotidiano.it

Verona: banda favoriva ingresso clandestini, fino a 13mila euro per
LiberoQuotidiano.it
(Adnkronos) – L'operazione della Mobile di Verona, che si e' conclusa in queste ore portando all'arresto di 6 persone con l'accusa di far entrare clandestini in Italia, e' frutto di una indagine avviata nel 2010. Ad ogni La banda, composta da un

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Pisa: stazione ostaggio dello spaccio

Pisa – Piazza stazione si conferma come uno dei principali luoghi di spaccio di sostanze stupefacenti della città.

Dall’inizio dell’anno, grazie all’intensificazione dei servizi di controllo del territorio disposti dal comando compagnia carabinieri di Pisa, i militari del nucleo operativo e radiomobile hanno tratto in arresto 8 persone, 7 extracomunitari ed un italiano, colti in flagranza del reato di spaccio. Interessante il rapporto di “7 a 1”.

L’ultimo intervento dei carabinieri è di ieri, 16 gennaio: un tunisino –  a.f. , classe 1966 – è stato scoperto poco dopo aver ceduto una dose di eroina ad un assuntore del luogo.

Complessivamente, tutti gli arresti effettuati hanno consentito di sequestrare 20 grammi circa di stupefacente, tra eroina, hashish e cocaina nonché alcune centinaia di euro frutto dello spaccio.

In tutto sono stati segnalati alla locale prefettura 8 assuntori.

Link : http://www.lanazione.it/pisa/cronaca/2013/01/17/831580-spaccio_piazza_stazione.shtml