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Zingara al semaforo:in poche ore 550€

Varese – Chiedeva l’elemosina all’incrocio con semaforo tra viale Aguggiari e via Fiume. Una pattuglia della polizia locale l’ha colta in flagrante. Gli agenti le hanno quindi chiesto di mostrare tutto il denaro che aveva con sè. La questuante, rom di nazionalità romena, ha tirato fuori 550 euro. Immaginabile lo stupore dei vigili che sia aspettavano solo una manciata di spiccioli.
I 550 euro erano così assortiti: 190 in monetine, 360 in banconote.
Gli agenti hanno applicato il regolamento di polizia urbana: confisca del denaro ritenuto frutto dell’attività di questuante e multa di 100 euro. Sono state quindi sequestrate le monete (190 euro) e non le banconote perché difficile provare che quest’ultime fossero generose elemosine al semaforo. Anche se, come spiega l’assessore alla sicurezza, Carlo Piatti, resta il sospetto che la donna facesse da “cassaforte” per il denaro racimolato da altri questuanti e già cambiato, da spiccioli in bigliettoni, presso commercianti.
«Possiamo comunque dire che la somma di cui era in possesso non fa pensare ad una povera e bisognosa di elemosina per comprarsi il pane» commenta l’esponente della giunta che rilancia quindi, per l’ennesima volta, l’appello ai varesini: «I soldi dati ai questuanti finanziano il racket che sfrutta queste persone mandandole ai semafori. Sono soldi che vengono reinvestiti dalle organizzazioni criminali in attività illecite. Per questi motivi, invitiamo i cittadini a non dare denaro ai questuanti. Non è un’opera di bene come si crede».
L’assessore conferma che i controlli da parte della polizia locale sono quotidiani. Le pattuglie fanno almeno un giro, ogni giorno, a tutti gli incroci dove si piazzano i questuanti. In largo Flaiano, la zona dove ci sono a volte contemporaneamente tre mendicanti, l’intervento dei vigili avviene più volte nell’arco della stessa giornata. «Ma questo non basta – spiega l’assessore Piatti -. I questuanti torneranno sempre finché ci sarà chi dà l’elemosina».
I questuanti sono prevalentemente nomadi di nazionalità romena, quindi cittadini comunitari, come quelli che arrivano a Varese facendo i pendolari dai campi rom del milanese. Negli ultimi giorni, oltre alla donna con i 550 euro, ne sono stati multati sei in città.

http://www.prealpina.it/notizie/varese/2013/9/12/carita-in-tasca-550-euro/2467806/55/

Sposa egiziano e inizia incubo: segregata, pestata e costretta al velo

Firenze 03 settembre 2013 – Nel 2010, dopo aver abbracciato la fede islamica, è volata in Egitto dove ha sposato un uomo conosciuto solo qualche mese prima. Un marito, 33enne egiziano, che sin dal subito ha dimostrato di tenere a lei ma di aver anche un lato manesco. Versante che si è pian piano spalancato fino a diventare un fiume di aggressività. Fino alla scorsa domenica 25 agosto quando la donna, 30enne fiorentina, stremata e intimorita, ha denunciato il marito per maltrattamenti in famiglia.

Perché alle percosse, quando è arrivata all’ospedale di Ponte a Niccheri presentava lividi ed ecchimosi sul volto e a una gamba, si erano aggiunte forzature e imposizioni di regole che l’avevano sfibrato anche nella psiche. Obbligata a indossare il velo e abiti coprenti di colore scuro. Vivere chiusa in casa con le finestre sigillate per non farsi vedere e dar confidenza al vicinato. Non poter disporre di alcun spazio o autonomia. Il 33enne, negli ultimi tempi, si stava spostando su posizioni di fede ben più estreme. Tanto che le aveva sottratto oltre al cellulare, unico contatto con il mondo esterno, visto che la donna non poteva neanche ricevere amici in casa, anche i documenti. Ad aggravare la situazione di oppressione il fatto che la picchiasse procurandole lesioni anche davanti ai loro stessi figli. Questi di 6 mesi e due anni.

Prigionia psicologica in cui non sono mancate frasi crude del tipo “Ti ammazzo, ti ammazzo”. Ingiurie e minacce che non lasciavano fuori neanche la famiglia della donna. La cui madre è stata a sua volta picchiata e minacciata di morte dal nordafricano. Questo, sebbene i suoceri per dare un aiuto gli avessero acquistato una casa nella periferia sud della città, dove i giovane sposi vivevano assieme ai bambini. Avvertimenti e paure rafforzati in un paio di occasioni dalla presenza di un coltello. Nere avvisaglie che dieci giorni fa hanno portato la donna a fingere di accusare un malore per poter fuggire da un incubo.

La trentenne si è fatta accompagnare al nosocomio fiorentino dicendo di accusare un dolore alla schiena ma, una volta sola, è scoppiata in lacrime davanti ai medici. Poi la famiglia, da cui era stata costretta ad allontanarsi, è andata a chiedere l’intervento degli uomini di via Zara. Gli agenti della terza sezione reati contro la persona, diretta dal Dr. Alessandro Ausenda, hanno avvicinato la vittima dentro l’ospedale mentre il marito attendeva in sala d’aspetto. Poi hanno accompagnato lui in Questura. Qui un’agente, donna, l’ha ammanettato e portato nel carcere di Sollicciano. Il 33enne si è chiuso in un silenzio tombale, moglie e figli sono stati condotti in una casa protetta.  Nell’abitazione della coppia, come detto comprata dai suoceri, in quanto l’uomo non aveva un lavoro stabile ma saltuariamente faceva il muratore, è stata anche trovata una pistola scacciacani senza bollino rosso.

http://www.firenzetoday.it/cronaca/fiorentina-velo-segregata-picchiata-casa.html

Coppie miste e violenza, un classico.

 

Brescia, via Tirandi: immigrato aggredisce due poliziotti – BresciaToday


BresciaToday

Brescia, via Tirandi: immigrato aggredisce due poliziotti
BresciaToday
Notte movimentata per gli agenti della Volante quella appena trascorsa. Verso le 4:00, fermati tre migranti in via Vittime d'Istria Fiume e Dalmazia, alla richiesta dei documenti uno di loro (B. B., nato in Burundi nel 1979) ha iniziato una fuga

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Sanremo: al grido di “Kyenge Presidente”, senegalesi attaccano polizia

Si allargano i disordini e le violenze della ‘comunità senegalese in Liguria, dopo la morte ieri di un connazionale, annegato nel fiume Roja, a Ventimiglia.

L’abusivo, per sfuggire alla polizia, insieme ad un altro venditore è fuggito dal mercato buttandosi in acqua. Il compare sapeva nuotare e si è messo in salvo, ma l’altro delinquente, Mame Mor Diop, 25 anni, non ce l’ha fatta, malgrado gli sforzi degli
agenti e bagnini che si sono buttati per soccorrerlo. Ieri la prima violenta protesta degli abusivi a Ventimiglia, oggi a Sanremo: “Polizia assassina” e “Kyenge presidente” due degli slogan urlati durante i disordini.

http://www.televideo.rai.it/televideo/pub/notiziasolotesto.jsp?id=918150&pagina=801&sottopagina=01

Non solo delinquono e distruggono la nostra economia, non solo parassitano i parcheggi di ospedali e supermercati chiedendo il pizzo alle persone, ma pretendono anche l’impunità. Del resto, uno di loro è al governo.

Si accettano scommesse: quanto passarà perché i poliziotti vengano perseguitati dal solito magistrato?

Sul Lambro l’accampamento rom – City


MilanoToday

Sul Lambro l'accampamento rom
City
Non qui, oltre la stazione di Gobba, nella colonia rom sul Lambro. Più che ai margini, vite sull'argine: i panni s'asciugano tra gli alberi; il giardino dei bimbi scivola nel fango; tendine da campeggio e palafitte per resistere alla notte sul fiume; e
Nuovo accampamento rom sulle sponde del Lambro (Cascina Gobba)MilanoToday

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Volontario aggredito e pestato da immigrati: «la nostra città un far west»

Integrazione

VENEZIA – «Mi sento braccato, non riesco più a camminare senza guardarmi le spalle. È terribile non sentirsi più sicuro a casa tua, sulle strade che percorri ogni giorno». A parlare è Pietro Giangaspero, 63 anni, presidente dell’associazione di volontariato “Essere insieme“, aggredito brutalmente la sera di San Valentino, mentre rientrava a piedi nella sua abitazione in via Felisati.

Mancavano pochi passi e avrebbe aperto la porta d’ingresso. È allora che due energumeni lo hanno sorpreso alle spalle, lo hanno incappucciato alzandogli sulla testa il cappotto e una volta gettato a terra, lo hanno picchiato con una violenza e crudeltà del tutto gratuite. «Volevano lo zaino? Volevano i soldi? Bastava chiedere. Perché tanta ferocia?». È la domanda che si pone da tre giorni lui che si è sempre dato da fare per l’integrazione e la socializzazione degli stranieri, grandi e piccoli.

«Erano forse albanesi, ma non posso dirlo con precisione. Avevano la pelle un po’ scura e fra di loro parlavano in una lingua che non ho riconosciuto. Quando mi hanno scaraventato sul marciapiedi ho perso gli occhiali e vedevo a fatica». Giangaspero era arrivato alla stazione dei treni, di ritorno da Milano, poco dopo le 23.30. E come al solito si era incamminato per via Piave fino a via Fiume e di lì in via Felisati. Un tragitto conosciuto, familiare, percorso chissà quante volte e che ora lo spaventa.

«Sento ancora i calci sulla schiena e i pugni al volto, specie sulla bocca. Cercavo di scansare i colpi ma uno mi era sopra. L’incubo è finito quando – racconta – forse temendo arrivasse qualcuno, si sono presi lo zaino che avevo in spalla e sono scappati. Alti, magri, sui 30-40 anni. Mi hanno lasciato sotto choc in uno stato di confusione mentale completo, dolorante. Mi hanno aiuto dei ragazzi che passavano a cui ho chiesto aiuto. Con la pila del portachiavi hanno ritrovato gli occhiali che erano volati a qualche metro. Mi hanno rubato tutto, il portafogli, la patente, le rubriche telefoniche, le tessere dei vari abbonamenti, la documentazione medica per le cure dentarie. Cose che anche se con fatica rimpiazzerò. Ma si sono portati via per sempre il senso di sicurezza e di tranquillità che ti permette di vivere senza angosce, senza paure, fidandoti degli altri».

Il cellulare lo aveva in una tasca interna. Con quello ha chiamato il “113”. La Volante è giunta in pochi minuti: «Devo ringraziare gli agenti per la professionalità e per l’umanità e comprensione che mi hanno dimostrato. Volevano che andassi al pronto soccorso. Era meglio se li ascoltavo – conclude – perché la notte non ho dormito per la tensione, i fremiti e i dolori. Ma ciò che fa più male, lo ripeto, è la sensazione se non la certezza di essere in balìa di delinquenti inqualificabili e spietati che fanno della nostra città un far west».

http://www.ilgazzettino.it/nordest/venezia/picchiato_a_sangue_e_rapinato_sotto_casa_sotto_choc_63enne_presidente_dei_volontari/notizie/252393.shtml

Immigrati alla guida: senza patente finiscono nel fiume

Guida auto senza patente e probabilmente ubriaca. Finisce nel fiume, due morti

 

Fortunatamente, in questo caso la guida degli immigrati non ha causato vittime tra passanti o altri automobilisti. Purtroppo accade spesso l’opposto.

Le vittime sono due cittadini moldavi, Nadejda Calugareanu, di 35 anni e Grigorie Adan di 39. Lei aveva chiesto all’uomo di provare la sua auto ma poi ha perso il controllo del mezzo finendo nel fiume. Inutili i tentativi di soccorsoE’ finito in tragedia il picnic che Nadeja Calugareanu (35 anni) e Grigorie Adan (39) hanno avuto con un gruppo di amici la scorsa sera. L’uomo e la donna, entrambi moldavi, sono morti dopo essere finiti in un torrente a bordo dell’auto guidata da lei.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri di Chivasso, al termine della serata la donna, che stava per prendere la patente, ha chiesto all’uomo di farle guidare la sua auto, una Fiat Stilo, per qualche minuto. Per cause in corso di accertamento, però, durante una manovra ha perso il controllo dell’auto che è finita nelle acque del torrente Orco.

Gli amici si sono gettati in acqua per salvare l’uomo e la donna, portando fuori dall’abitacolo entrambi. Lui era già morto. Con lei hanno tentato una rianimazione ma non c’è stato niente da fare, è spirata poco dopo. Sul posto sono intervenuti i carabinieri e il 118. I corpi sono stati portati all’obitorio di Chivasso.

http://torino.repubblica.it/cronaca/2012/09/09/news/guida_auto_senza_patente-42207874/

Va a passeggiare lungo il fiume: africano tenta di violentarla

TREVISO – Un cittadino originario della Costa d’Avorio, Badie Tunkara, 24 anni, è stato arrestato dai carabinieri perché accusato di un tentativo di violenza sessuale ai danni di una trentenne croata. Il fatto sarebbe avvenuto lungo l’argine del fiume Sile, a Casale sul Sile (Treviso).

Dopo aver avvicinato la donna con un pretesto, secondo la ricostruzione della vittima, l’africano – un uomo corpulento – avrebbe cercato di aggredirla e spogliarla, desistendo comunque pochi istanti dopo a causa della sua reazione. L’ivoriano è stato rintracciato ed arrestato dai carabinieri poche ore dopo ad alcuni chilometri di distanza. (Ansa)

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2012/2-agosto-2012/va-passeggiare-il-fiume-giovane-tenta-violentarla–2111284809168.shtml