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Osa parlare con vigili, immigrato la aggredisce: “Sei razzista, ti faccio vedere io”

PALERMO settembre 2013 – Aggressione sfiorata e parole al vetriolo nella prima serata di sabato in via Ruggero Settimo. Erano da poco passate le venti quando un ambulante, che seguendo il solito copione stava attendendo insieme ai compagni che il presidio dei vigili urbani volgesse al termine, ha aggredito verbalmente una residente della zona che si era fermata a parlare con i caschi bianchi. Si tratta di Rosalba V., residente dell’area, nota per la sua ‘battaglia’ contro l’abusivismo e per aver realizzato diversi video e foto del ‘mercato’ di ambulanti di cui è preda il centro città soprattutto nelle ore serali. E così è bastata una semplice chiacchierata con gli agenti della polizia municipale di pattuglia in via Ruggero Settimo per far perdere le staffe ad uno dei venditori ambulanti presenti. Una scintilla che ha surriscaldato gli animi. L’uomo, dopo aver abbandonato sacchi e lenzuoli, si è diretto verso la donna lanciando insulti e offese. Rosalba, che ha già subito lo scorso maggio un’aggressione dallo stesso ambulante che le aveva anche scagliato il cellulare sul suolo, ha così ben pensato di registrare l’intero diverbio. “Sei una razzista, sei fissata – si sente nel video in questione -. Ci penso io a te, ti faccio vedere. Noi montiamo e vieni a disturbarci ma che ti interessa? Sei una povera pazza”. L’ambulante é stato fermato dai vigili che lo hanno prima calmato e poi lasciato andare. Livesicilia ha raccolto lo sfogo e il racconto di Rosalba pochi attimi dopo il diverbio: “Mi ero fermata a dialogare con i vigili e stavamo constatando che gli ambulanti erano già appostati con i sacchi nelle vie limitrofe – inizia così il suo racconto -. Questo signore ha iniziato a inveire contro di me, non è la prima volta era già successo a maggio ma i vigili non erano intervenuti. Come si può notare dal video lo hanno rabbonito e lasciato andare. Mi ha minacciata e se la prossima volta dovesse accadere qualcosa di più grave quando sono in compagnia dei miei bimbi che succede?”. Tanta la rabbia e la frustrazione della donna. Dopo essersi recata al commissariato di via Bentivegna per sporgere regolare denuncia, infatti, Rosalba si è sentita rispondere “non abbiamo i mezzi per difendervi, siamo con le mani legate”. “Sono subito corsa al commissariato e anche lì in un primo momento sono stata etichettata come razzista – prosegue -, poi, invece, mi è stato detto che mandarli a casa costa più che tenerli qui. ‘Non possiamo fare nulla, ne rimandiamo indietro uno e ne arrivano altri duecento e mandarli via costa’ questo mi hanno detto ma è possibile? Dove siamo arrivati? La giustizia non è in grado di tutelarci – si sfoga -. Sto tremando come una foglia, sono avvilita. La verità è che non c’è Stato, non esiste. Il mio unico desiderio è scappare da questa terra che non offre nulla, che non è in grado di custodire e curare i propri figli. Che amarezza”.

http://livesicilia.it/2013/09/16/via-ruggero-settimo-ambulante-contro-residente-razzista-ti-faccio-vedere-io_373149/

Volontaria Caritas e xenofila pentita: “Noi li aiutiamo, e loro ci odiano, si ubriacano e sono violenti”

Io volontaria Caritas vi racconto il vero volto dell’immigrazione


“Ho prestato per mesi il mio servizio gratuito a sostegno dei migranti, in cambio ho ricevuto solo odio e prepotenze”

La cittadina cuneese, a cui oggi, vogliamo dare voce senza censura e senza vincoli istituzionali, è un’ex volontaria di una delle Caritas della nostra Provincia. Ha deciso di chiamarci, poiché ha letto con attenzione molti degli articoli relativi al tema dell’Immigrazione comparsi sulle nostre pagine, sbigottita da alcuni commenti di nostri lettori, che lei stessa ritiene fuori dal mondo, ha voluto con forza raccontarci la sua drammatica esperienza.
“Come è nata in te, la volontà di fare volontariato, l’ispirazione per fare qualcosa per gli altri, per i meno fortunati?”
Vengo da una famiglia Cattolica, molto devota e praticante. I miei genitori mi hanno cresciuta nella fede, nel rispetto per gli altri e nella consapevolezza che quando è possibile, un sano gesto di solidarietà e carità verso il prossimo in difficoltà è cosa buona e giusta.
“Così hai deciso di proporti come volontaria nella Caritas Diocesana della tua Parrocchia…”
Si, da sempre sono frequentatrice dell’oratorio, e di tutte le attività collegate alla vita della comunità Cristiana della mia Città, quindi, non appena l’età me l’ha permesso ho deciso con grande gioia di collaborare con la Caritas per dare una mano a quelle che pensavo essere persone in difficoltà…
“Subito ti faccio una domanda, tra i cittadini che si rivolgono agli aiuti di questo importante ente no profit, troviamo più Italiani o Stranieri?”
Gli italiani, almeno nella realtà che ho conosciuto, sono molto pochi, per lo più alcolisti o tossicodipendenti, per essere chiara, difficilmente ho visto il pensionato in difficoltà venire a chiedere un coccio di pane. Il resto è tutta cittadinanza straniera, proveniente da ogni parte del mondo…
“Secondo te, perchè il pensionato in difficoltà, non si rivolge a voi per un’aiuto?”
Perchè ha una dignità. All’italiano onesto, che ha lavorato una vita, che da sempre paga salatissime tasse, non piace umiliarsi a venire da noi a chiedere un’aiuto, cerca di arrangiarsi, magari rinuncia ad un pasto, ma mai al suo orgoglio, la gente per bene è fatta così, non chiede l’elemosina, si da da fare…
“Ci racconti chi è il personaggio tipo che si rivolge a voi e magari ci dici pure quali sono le sue richieste?”
Diciamo che  tendenzialmente abbiamo a che fare con immigrati dal nord Africa, di fede Islamica, quindi con le relative pretese a livello di cibo da proporgli, oppure cittadini dell’Est, Romeni ed Albanesi in particolare. La maggioranza sono uomini, quasi tutti in buono stato di salute alterata per lo più dall’uso e direi abuso di Alcool. Chiedono di tutto, dal pasto due volte al giorno, a soldi per sigarette e caffè, a vestiti e in caso di presenza di bambini giocattoli, libri e tutto quello che può servire…
“Ovviamente, immaginiamo che siano grati e felici di ricevere queste cose, a titolo totalmente gratuito, dalla cittadinanza che li ospita…”
 
Invece immaginate proprio male. All’inizio della mia esperienza, ero stupita, nel vedere quanta generosità vi era nella comunità in cui vivo. Quotidianamente arrivano, cibo, abbigliamento, giocattoli e tanto altro materiale, a volte addirittura nuovo e comunque sempre in ottimo stato. Il cuore dei cuneesi, è molto grande, questo mi ha sempre riempito il cuore di gioia. Con immensa passione e sana generosità, preparavamo i pacchi da consegnare ai poveri disperati che da li a poco sarebbero venuto a ritirare ciò di cui avevano bisogno, eravamo felici e pieni d’entusiasmo perchè avevamo davanti agli occhi la dimostrazione che il Razzismo non ce l’ha fatta….
“Ma Poi….”
 
Ma poi arrivava questa gente. L’arroganza la faceva da padrona sempre e comunque, il senso del rispetto non esisteva, la nostra ospitalità veniva violentata e calpestata ripetutamente. Con modi schifati questi individui che si dichiaravano disperati, gettavano a terra gli scatoloni certosinamente ordinati da noi volontari fin dalle prime luci del mattino, cercavano il capo firmato, l’etichetta che indicasse che il prodotto era nuovo, il cibo di marca ed il giocattolo all’ultima moda. Insomma, quelli che dovevano essere poveretti in circa di un qualunque aiuto, si rivelavano ogni volta parassiti in cerca non di carità e solidarietà ma di regali costosi…
“Dunque quello che sentiamo in giro è vero, non sono poi così disperati questi “Migranti”…”
 
Macché disperati, è gente che spende più di 2000€ per imbarcarsi verso quella che per loro è la nuova Eldorado, un’investimento vero e proprio che se va a buon fine li sistemerà per tutta la vita…
“Puoi essere più precisa?”
Se il viaggio va bene, cosa che succede nel 95% dei casi, una volta sbarcati in questo paese, questi signori saranno sistemati per tutta la vita. Le associazioni di volontariato provvedono a vestirli e nutrirli, i comuni pagano loro affitto e bollette, lo stato gli elargisce una diaria per le spese extra e tutto il resto è gratis perchè non hanno quasi mai reddito (dichiarato)
“Insomma, verrebbe da dire, diventiamo tutti immigrati?”
Assolutamente si, vivendo questa esperienza me ne sono resa conto come mai prima.
Sono partita con tutte le buone intenzioni, da Cristiana credente e praticante, vedevo nel Migrante un fratello in difficoltà, un amico da aiutare a cui offrire riparo dal dramma di una guerra o da una persecuzione razziale. Ho aperto loro il mio cuore, la mia casa, ho versato lacrime di commozione di fronte alle vittime delle traversate, ho lottato per debellare ogni discriminazione, ho fatto di tutto per dare loro una possibilità, un futuro… In cambio ho ricevuto solo bastonate…
“Le Caritas e i vari enti assistenziali, ci risulta che comunque si diano anche da fare, non solo per mantenere queste persone, dopo un’aiuto iniziale, vorrebbero che diventassero autonomi, magari con un lavoro, come del resto fanno tutti gli italiani normali…”
Se lo stato e altri enti, ti mantenessero a fare nulla, se tutti i tuoi privilegi venissero a mancare nel momento in cui dovessi garantirti autonomamente un reddito… Tu cercheresti un lavoro? Probabilmente si, perchè arrivi da una cultura di dovere, onestà e sacrificio. Ma se arrivi da un’altro modello di società… Ti adageresti sugli allori e approfitteresti della situazione…
“Abbiamo parlato con un Signore Egiziano, Cristiano Copto, che ha dovuto lasciare la sua terra a causa della sua fede in Cristo, la sua intervista verrà pubblicata la prossima settimana su queste pagine, in sintesi lui mi raccontava proprio questo, una minima parte di migranti viene qui per rifarsi una vita, per lavorare e per dare un futuro alla sua famiglia nel rispetto del nuovo stato che li ha accolti, ma la stragrande maggioranza ha idee totalmente diverse, sono persone che lasciano un paese per la loro mancanza di volontà e per il loro scarso spirito di sacrificio, vengo qui per trovare che li mantenga….”
 
Posso confermare ciò che dici. La stragrande maggioranza delle persone che accogliamo nelle Caritas, non ha affatto voglia di darsi da fare. Non è gente disperata che con umiltà chiede un pezzo di pane, sono tutti pelandroni che con arroganza inaudita pretendono ogni diritto dimenticandosi che ai diritti corrispondono anche dei doveri…
“Quando hai deciso, di lasciare definitivamente l’opera di volontariato a sostegno dei migranti?”
 
Ho gettato la spugna, il giorno in cui l’arroganza è diventata violenza. Le risse, le liti, i tafferugli e gli scontri, sono all’ordine del giorno quando in una sola stanza convivo più etnie e più personalità che di certo non sono qui per interagire con il prossimo, a questo ci siamo abituati e proprio per questo motivo si cerca di avere sempre una massiccia presenza di uomini anche robusti tra di noi volontari, per evitare il peggio e sedare sul nascere eventuali scontri che potrebbero finire in malo modo… ma a volte tutto questo non basta….
(La nostra amica, si lascia andare in un pianto pieno di sconforto….)
“Se non te la senti di ricordare, non ti preoccupare, capiamo e possiamo anche fermarci qui…”
 
No… è giusto che la gente sappia la mia storia fino in fondo…
A volte non basta l’attenzione, la presenza di uomini, il gran numero di persone che offrono il loro servizio volontario a titolo gratuito…
Una sera, dopo una lunga cena in cui le offese, le squallide avance, i tentati palpeggiamenti, le umilianti e sporche affermazioni l’hanno fatta da padroni, cosa tra l’altro purtroppo normale quando una ragazza giovane decide di offrire il suo aiuto in queste situazioni, mi reco nel retro della sala mensa per buttare i rifiuti come ogni fine pasto… Ad attendermi, dopo aver mangiato e bevuto un po’ troppo, due di quelli che ancora qualcuno definisce “Migranti”, africani, da poco giunti nella nostra comunità dopo essere sbarcati in Sicilia. Iniziano a fare affermazioni pesanti che non oso neppure ripetere, parole piene di odio e sporco, ho paura, temo che la cosa possa degenerare, cerco di fare finta di nulla e di finire in fretta il mio lavoro… Purtroppo il peggio succede… Dalle parole si passa ai fatti, l’ingiuria diventa violenza… I miei vestiti finiscono in brandelli, le loro luride parti intime sfregano contro la mia pelle nuda, non ho neppure la forza di urlare….
Dopo qualche eterno minuto, soddisfatti del loro vile gesto, se ne vanno nel buio…
“Hai denunciato l’accaduto a qualcuno?”
 
Ho chiamato mio fratello, mi ha portata al pronto soccorso, mi ha aiutata a fare le denunce del caso… I due sono stati presi, non avevano neppure il permesso di soggiorno, il giudice ha emesso una sentenza di espulsione… non è mai stata eseguita…
“Conoscendo i migranti, sapendo le loro difficili condizioni, immagino che questo sia un caso isolato…”
 
Purtroppo è invece una routine…
Tentativi di violenza sono praticamente quotidiani, fortunatamente in molti casi non si arriva all’atto vero e proprio, ma la paura e la vergogna restano…
“Hai abbandonato del tutto la tua parte di vita dedicata alla solidarietà, dopo questo ignobile fatto che non merita ulteriori commenti?”
 
Assolutamente no. Continuo ad occuparmi del prossimo, continuo ad offrire il mio tempo libero a chi ha bisogno, ho semplicemente cambiato tipologia di persone.
Ora vado a far compagnia ai tanti anziani italiani abbandonati a se stessi nelle case di riposo, porto loro una parola, un orecchio con cui ascoltare le loro emozionanti storie e con un certo orgoglio posso dire di portare loro anche un pochino di sana felicità. Aiuto le nonnine a fare la spesa, donne coraggiose, con una vita alla spalle fatta di sacrifici e privazioni ed ora confinate in una vecchiaia di solitudine e sofferenza, offro loro un po’ di conforto, di cui hanno tantissimo bisogno…
Ringraziamo la nostra gentile amica per l’intervista che ha voluto rilasciarci, non pubblichiamo le sue generalità per motivi di ovvia privacy. Concludo con una riflessione: l’esempio di questa ragazza dovrebbe essere da monito per molti di noi. Mentre ci si straccia le vesti per cercare di aiutare un clandestino appena sbarcato che il più delle volte si rivela portatore d’odio e di dolore, dovremmo guardarci attorno e pensare prima ai nostri vicini, i nostri nonni, i nostri bambini, la nostra gente insomma. Tantissime persone in difficoltà, dalla grandissima dignità umana, che pur di riuscire a farcela con le proprie gambe rinunciano a chiede il pur minimo aiuto. Seguiamo tutti l’esempio della nostra amica, viva la solidarietà, ma prima occupiamoci del nostro popolo…
di Luna De Gattis
Le Interviste di Ne Parlano A Cuneo

Picchia e minaccia il marito col coltello in preda alla gelosia: in … – La Repubblica


La Repubblica

Picchia e minaccia il marito col coltello in preda alla gelosia: in
La Repubblica
La donna, una salvadoregna di 46 anni irregolare, ha anche reagito al tentativo dei carabinieri di fermarla. "Ti faccio vedere io, bastardo", aveva urlato al compagno. "Adesso ti picchio come ho fatto le altre volte". Picchia e minaccia il marito col
Moglie gelosa picchia e minaccia marito con il coltello, arrestataIl Giorno
Milano, picchia e insegue il marito in cortile col coltelloAGI – Agenzia Giornalistica Italia
Picchia e minaccia il marito con un coltellaccio: "Ti faccio vedere io"MilanoToday
Milano.OggiNotizie.it –il Giornale
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Pavia: infermiera assediata da zingari, “Dacci i soldi”

PAVIA. «Ho un tuo capello, se chiami la polizia ti faccio una maledizione». L’infermiera si è guardata attorno nel parcheggio semideserto in zona Campeggi, alle spalle del San Matteo, per cercare aiuto. Ma c’era solo la nomade che le aveva appena lanciato il malaugurio e due uomini con fare poco rassicurante che si erano appena infilati nelle tasche i suoi 30 euro.
Non è stata una rapina, non c’è stata minaccia esplicita. «Ma mi sono trovata in una situazione tale da temere per la mia incolumità – ammette l’infermiera – . Sono stata costretta a consegnare il denaro. Ho avuto paura». E’ accaduto venerdì sera, poco dopo le 21, nel parcheggio esterno al San Matteo, in zona Campeggi. Di giorno è saturo di auto, quelle dei dipendenti e dei visitatori. La sera si svuota e rimangono solo le macchine di chi sta per finire il turno di lavoro.
«Usciamo singolarmente – spiega l’infermiera – e raggiungiamo le auto. Ma non è sempre rassicurante, specialmente nei mesi invernali. E’ poco illuminato e incustodito». Il mese scorso è successo a un medico specializzando. E ancora prima alla moglie di un paziente, rimasta in ospedale fino all’imbrunire. Fino a un paio di anni fa c’era una telecamera, collegata con il monitor all’interno del gabbiotto delle guardie del San Matteo, ma era fissa, riprendeva solo una porzione del parcheggio. Ora le telecamere sono spente. «Da tempo chiediamo maggior sicurezza nell’area Campeggi – dice Marco Grignani segretario della Uil –. Abbiamo proposto che un addetto alla vigilanza si sposti per mezzora, tra le 21 e le 21.30, nel parcheggio. E’ l’ora in cui i dipendenti, soprattutto le donne, finiscono il turno e vanno a prendere l’auto. Ma le segnalazioni aumentano, sta diventando pericoloso». La tattica usata è sempre la stessa. «Si sono avvicinati 4 o 5 bambini per chiedere soldi – racconta l’infermiera – . Mi hanno circondata, si aggrappavano ai vestiti. Allora ho preso due euro dal portafoglio e gliel’ho dato». E’ stato in quel momento che è entrata in scena la donna. «Aveva una gonna lunga ed era incinta – dice ancora la dipendente dell’ospedale –. Mi ha preso la mano e, cogliendomi di sorpresa, mi ha strappato un capello. Mi sono voltata spaventata anche perché diceva cose strane. “Ti porterà fortuna, mettilo nel caffè”. Subito dopo ha cambiato atteggiamento. Mi ha chiesto dei soldi, con insistenza. Continuava a dire che mi aveva letto il futuro e quindi la dovevo pagare. Io ero confusa. Mi ha strattonato e mi è caduta la borsa, rovesciando tutto il contenuto sull’asfalto». A quel punto sono arrivati anche due uomini che reclamavo i soldi ad alta voce e l’infermiera, spaventata, ha consegnato 30 euro si è allontanata.

http://laprovinciapavese.gelocal.it/cronaca/2013/06/16/news/assediata-per-l-elemosina-fa-denuncia-1.7272134

Vicenza: ghanese ubriaco distrugge auto e aggredisce agenti

Nella tarda serata di domenica 26 maggio la polizia locale si è recata in via Faccio, nella zona del Mercato Nuovo, per effettuare rilievi relativamente ad un incidente stradale: una Wolswaghen Golf aveva urtato, danneggiandoli, due veicoli in sosta regolare. Gli agenti hanno subito notato che il conducente della Wolswaghen Golf si trovava in una condizione psicofisica alterata dovuta all’assunzione di alcolici e pertanto è stato invitato a sottoporsi all’alcoltest. 

L’uomo, Amoakom Kofi, cittadino ghanese di 34 anni residente in città, dopo aver acconsentito a sottoporsi alle prove, una volta salito sull’auto di servizio ha aggredito l’agente che era al suo fianco riuscendo a scendere dal veicolo per allontanarsi. Immediatamente bloccato, divincolarsi, ha tentato di colpire l’agente con pugni e, in preda a un incontrollato stato di agitazione, ha fatto cadere l’agente provocandogli lesioni con sette giorni di prognosi. Il cittadino ghanese, bloccato a fatica dagli agenti, è stato infine arrestato e trasferito al comando di polizia locale di contrà Soccorso Soccorsetto.

Sindaco di Vicenza festeggia la rielezione, i Vicentini sono soddisfatti del degrado.

Sindaco di Vicenza festeggia la rielezione, i Vicentini sono soddisfatti del degrado.


Nella mattinata di ieri, lunedì 27 maggio, dopo la convalida dell’arresto, è stato giudicato con rito direttissimo dal Tribunale di Vicenza e ha patteggiato quattro mesi di reclusione con pesa sospesa. Inoltre l’uomo, a cui è stata ritirata la patente di guida, è stato sanzionato con una multa di 1.054 euro in attesa della sospensione della patente per stato di ebbrezza.“

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Dare la patente a individui con quoziente intellettivo di 71, è ridicolo e da fanatici del politicamente corretto.

Ecco perché alcuni preti vogliono gli immigrati

Pistoia, 3 maggio 2013 – «MIO FIGLIO lo faceva per soldi. Non è un finocchio». Era almeno la seconda volta che Sergio Hening, padre di Lover Hening, il nomade sinti di Prato accusato di tentata estorsione nei confronti di don Mario, il parroco massacrato a Tizzana la sera del 28 dicembre scorso, pronunciava quel termine, e il giudice Luca Gaspari lo ha esortato a non usare più quella parola, ormai desueta per definire l’orientamento sessuale di una persona.

Sergio Hening, 51 anni, senza fissa dimora, era il principale teste a difesa dell’imputato, chiamato a deporre dall’avvocato di Lover, Francesco Mandarano del foro di Prato, la cui tesi difensiva inquadra il rapporto tra il ventiquattrenne e il parroco in un contesto sentimentale, dove non ci sarebbe quindi spazio, per la difesa, per le richieste estorsive, ma solo per litigi amorosi.

MA di sentimenti Sergio Hening ha parlato poco. Ecco alcuni brani della sua testimonianza.

«Mio figlio ha abitato nella canonica con il prete. Me lo diceva lui, a casa. Mi ha detto che il prete lo aiutava e che poi si era innamorato di lui, affezionato. Vivevano insieme. Gli haregalato un’auto da 5-6mila euro e una roulotte da 5-6mila euro. Tramite mio figlio ha aiutato anche me. Mi ha pagato l’assicurazione, mille euro, con un assegno. Io sono povero, faccio il ferro». Alla domanda del pm se avesse mai visto insieme suo figlio e il parroco, l’uomo ha risposto di no. Gli ha chiesto se il giovane era in difficoltà.

«Lavorava con il ferro con me. Il prete ci dava tutto quello che volevamoMio figlio si drogava. Andava con il prete per soldi, per gli spinelli. Tirava su di brutto. Il prete era affezionato a mio figlio, andava con lui a cena e al night». Il pm gli ha chiesto se li aveva visti andare insieme a cena. Ha risposto di no.

«Mi venivano a trovare ogni tanto. Il prete rimaneva in macchina e mio figlio mi chiedeva se avevo bisogno di soldi e lui me li dava. Un giorno si è rotto il motore di avviamento e mi ha dato i soldi ».

E ancora il pm: «Che si volevano bene, chi glielo ha detto?». «Mangiava e domiva dal prete… stava con lui, dormivano insieme». E’ stata la risposta.

IL PM ha chiesto a Sergio Hening se il giovane gli avesse parlato di problemi tra lui e il prete. La risposta è stata «no».

Quindi l’uomo ha parlato, nel dettaglio, dei soldi che il prete (Hening padre non ha mai chiamato don Mario per nome), aveva dato loro.

«Trecento, quattrocento, cinquecento euro ogni tre-quattro giorni. Io gli ho chiesto se mi poteva pagare l’assicurazione e siamo andati tutti e tre all’assicurazione, in agenzia. E quando avevo bisogno dicevo a mio figlio: senti il prete».

POI è stata chiamata a testimoniare la ex moglie di Sergio Hening, Isabella Innocenti, 50 anni, di San Giusto. L’avvocato le ha chiesto se era a conoscenza dei rapporti tra Lover e il parroco. Lei ha detto che aveva saputo la notizia dai giornali, dopo l’arresto del giovane.

Per ultimo, in aula, il fratello minorenne di Lover, Leon, anche lui residente a Prato. Ha detto in aula che, per quello che ne sapeva, Lover viveva con la zia.

Si riprende a metà giugno con le richieste del pubblico ministero Giuseppe Grieco.

http://www.lanazione.it/pistoia/cronaca/2013/05/03/882596-omicidio-don-mario-tizzana-Hening-nomade-ricatta.shtml

Ora gli Zingari pagano le tangenti per avere le casette

Fino a 2 mila euro per ottenere una casa nell’ accampamento nomade a ridosso della Casilina, gli agenti agivano con la complicità di una Zingara

ROMA – Tangenti sulle baracche. Una coppia di vigili urbani, agenti di Roma Capitale, pretendeva tra i mille e i duemila euro per l’assegnazione di un container alle famiglie nomadi di via di Salone, l’accampamento a ridosso della Casilina, che ospita migliaia di famiglie rom. Secondo i magistrati, gli agenti Massimiliano Fanucci (nato a Roma nel 1956) e Franco Proietti (anche lui romano, 1957) utilizzavano la propria funzione per estorcere denaro agli inquilini del campo. Il pm Maria Cordova ha concluso l’inchiesta contestando la concussione ai due agenti e la tentata estorsione a una rom, Lenuta Baldovin Tomescu, loro complice.

I due vigili «addetti al controllo del campo nomadi di via di Salone n. 323, abusando della loro qualità, con la minaccia implicita di escludere i nomadi dall’assegnazione dei moduli abitativi di detto campo, pretendevano e si facevano dare da essi somme di denaro». Le richieste avvenivano attraverso l’intermediazione della Baldovin Tomescu. La donna (nata a Craiova nel 1968) si prestava a esercitare pressioni su famiglie disagiate, prive di tutto e disperate per ottenere i soldi in contante.

L’inchiesta era partita da una denuncia presentata in procura della stessa municipale. I magistrati hanno ricostruito anche singoli episodi di estorsione e minaccia a chi, nel campo, si rifiutava di pagare. «Ti faccio uccidere dagli zingari, ormai sei rimasta sola, zoccola!» urlava Gheorghe, una rom della famiglia Tomescu, minacciando una donna che non voleva pagare. Nei suoi confronti i magistrati hanno chiesto il processo per intimidazione. Il 19 giugno è fissata l’udienza davanti al giudice.

http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/13_maggio_1/via-salone-corruzione-campo-rom-212930503465.shtml

Ecco chi guadagna con l’immigrazione. Ora siamo alle tangenti per il privilegio di gozzovigliare a casa nostra.
L’unica soluzione è mandare gli Zingari a casa loro e i traditori di casa nostra in galera. Anche se avrei una migliore idea su come trattare i due vigili.