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Rimini: Senegalese aggredisce e pesta un giovane perché non regala birra

Pestato in pieno centro per una birra. In manette un 41enne

Riccardi si complimenta con il 'migrante'

Preso a botte perchè rifiuta di regalare una birra. E’ quanto accaduto ad uno studente di 20anni, originario di Pescara, vittima, nella notte tra venerdì e sabato, mentre tornava a casa, di un’aggressione in pieno centro a Rimini. Il ragazzo stava attraversando piazza Ferrari, poco dopo l’una ed è stato avvicinato da un energumeno africano, che gli ha chiesto una birra, vedendo che il giovane ne aveva un paio.

 

Lo studente ha detto di no e l’immigrato è passato al piano B: in cambio della birra gli ha offerto del fumo. Ma ha incassato un altro no. A quel punto l’uomo ha iniziato ad insultare il giovane e poi sono partiti calci e pugni. Il ragazzo si è difeso alzando un ginocchio, ma l’aggressore lo ha afferrato alla gamba facendolo cadere a terra, sopra una delle bottiglie che aveva con sè. Spaccandola nella caduta si è tagliato.

 

A quel punto lo straniero ha tentato di fuggire e si è nascosto in una galleria che dà sulla piazza. Il giovane è riuscito a chiamare il 113, e quando la polizia è arrivata ha segnalato dove si trovavava il malvivente. L’aggressore, un 41enne del Senegal, è stato arrestato dalla Polizia per rapina impropria. Per medicare il giovane aggredito è arrivata anche un’ambulanza: il ragazzo ha riportato ferite da taglio ad una mano e un gomito.

 

http://www.riminitoday.it/cronaca/aggressione-pestaggio-stanotte-piazza-ferrari-rimini.html

Marocchino si spoglia davanti a donne e bambini: bastonate ad 83enne che lo affronta

Italiani di merda… meritate di essere ammazzati tutti!

 

Stanno creando una società caotica

Monza, 24 gennaio 2013 – “Quando mi ha dato uno spintone, non ci ho visto più. Perché è vero che lui aveva oltre cinquant’anni di meno, ma io sono ancora forte…”. E forte Nicola Scalise, 83 anni, lo è davvero, nel corpo e soprattutto nello spirito. La sua energia gli ha permesso di tener testa l’altro pomeriggio a un energumeno di 30 anni, un marocchino senza fissa dimora e con il permesso di soggiorno bell’è scaduto, che ha scelto proprio la persona sbagliata per fare il gradasso: ha picchiato infatti il padre di Francesco Scalise, attuale vicequestore e primo dirigente del «Commissariato di Polizia di Monza, per farsi giustizia di quel «vecchietto» che aveva osato protestare quando aveva visto un altro giovane marocchino mettersi a urinare senza alcun senso del pudore in mezzo ai giardinetti pubblici di via Azzone Visconti, a due passi dal centro di Monza. Davanti a mamme e bambini, che tutti i giorni accorrono numerosi a giocare e a passare qualche ora di svago all’aperto. Nicola  Scalise, che è uomo tutto d’uno pezzo, ex tramviere in pensione, ex attivista politico (per cinque anni è stato consigliere comunale a Monza eletto in una lista civica di destra ma a sostegno dell’allora sindaco di sinistra Michele Faglia), non è stato a guardare. Non ne è proprio capace. E così di fronte «all’atto vergognoso» – sono parole sue – andato in scena martedì intorno alle 17 è andato a rimproverare il marocchino, che si trovava ai giardinetti con un amico connazionale. Quello che non si aspettava è che proprio quest’ultimo, mentre il responsabile del gesto incivile si allontanava, gli si scagliasse contro. «Prima – è il racconto dello stesso Nicola Scalise – si è messo a urlare insulti contro di me: “Italiani di merda… meritate di essere ammazzati tutti!”. Poi, mi è venuto addosso e mi ha spintonato. Allora io mi sono divincolato e l’ho spinto via a mia volta». Il giovane marocchino ingaggia però una colluttazione e finisce addirittura col buttare per terra il malcapitato. «Sono caduto come uno straccio» ammette Scalise. Non è però finita lì. Visto che Scalise si rialza subito, il marocchino afferra un bastone e gli si butta nuovamente addosso. «Mi ha spinto contro un palo puntandomi il bastone al collo – prosegue Scalise – ma sono riuscito a liberarmi». Nel frattempo, sul posto arriva una Volante della Polizia che blocca il nordafricano e lo arresta. Al processo per direttissima di ieri al Tribunale di Monza, il giudice ha convalidato l’arresto, anche se l’udienza è stata rinviata. Intanto l’83enne Nicola Scalise, graffiato e tumefatto, è stato medicato al pronto soccorso, dove gli sono stati riscontrati lesioni al polso e un trauma alle gambe giudicati guaribili in 15 giorni. «Ce ne sono troppi di personaggi del genere in giro – commenta ancora Scalise -, quando lavoravo sugli autobus ne ho incontrati tanti. Mettersi a far pipì davanti a tutti, incurante di donne e bambini, proprio non lo potevo sopportare e dovevo reagire. Mica mi pento di quello che ho fatto…».

http://www.ilgiorno.it/monza/cronaca/2013/01/24/834933-monza-giardini-urinare-francesco-nicola-scalise-marocchino-botte.shtml

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sedicenti profughi assaltano prefettura di Nuoro

"Poveri" profughi di una guerra inesistente

NUORO Un nigeriano di 27 anni arrestato per resistenza e violenza contro pubblico ufficiale. Un altro denunciato a piede libero per aver fornito false generalità (in realtà era ghanese). Un poliziotto in ospedale con otto giorni di cure per una lesione alla spalla. Questo il bollettino di una mattinata ad alta tensione nella prefettura di Nuoro. La prima che si è dovuta confrontare con la “grana” falsi profughi. Oltre 400 ospitati in una trentina di centri dell’isola, 37 nel Nuorese.
E affidati alla Protezione civile della Sardegna nell’ambito del servizio di accoglienza temporanea scattato per chi ha chiesto asilo in Italia tra gennaio e aprile 2011. Accoglienza temporanea che si doveva concludere il 31 dicembre 2012. Che è stata vergognosamente prorogata dal governo Monti fino a febbraio.
Risultato: ieri mattina un gruppo di Nigeriani in arrivo da Aritzo (dove un hotel di lusso ospita a spese nostre 17 nordafricani, 11 sono in un agriturismo ad Austis, altri 9 tra Tonara, Girasole e Macomer) si è fatta ricevere dal capo di gabinetto chiedendo che gli venisse corrisposta la “paga”. Uno di loro, descritto come un vero energumeno, ha dato in escandescenze. Il capo di gabinetto ha chiamato la polizia che è intervenuta in forze. E solo l’intervento contemporaneo di quattro agenti è riuscito a bloccare l’aspirante profugo. Che ha mandato un poliziotto in ospedale ed è stato arrestato per resistenza. Con un altro di loro denunciato a piede libero per aver fornito false generalità. Una esplosione di violenza che dà conto della vergognosa permanenza in Italia di non-profughi ad un anno dalla cessazione delle violenze in Libia. E che sta velocemente degenerando complice il vergognoso comportamento di governo e associazioni xenofile.

Il gruppo in arrivo da Aritzo sapeva infatti che a un loro connazionale nel Cagliaritano era stata liquidata dalla struttura ospitante la sua “spettanza” fino a febbraio. Per ogni clandestino infatti ci sono a disposizione 40 euro al giorno per l’assistenza e 2,5 di pocket money per l’acquisto di sigarette, ricariche telefoniche o spese postali erogati dal ministero dell’Economia. Con i nostri soldi.
Oltre 1.200 euro al mese per ciascun ospite. Soldi che la protezione civile (e ora le prefetture) girano direttamente ai vari professionisti dell’accoglienza (Caritas, organizzazioni umanitarie, privati sparsi nel territorio). I nigeriani di Aritzo hanno quasi tutti solo un permesso per motivi umanitari di 12 mesi, e solo uno su tre dei 18mila presunti profughi che al 31 dicembre erano a carico della Protezione civile nazionale – quindi a carico nostro – potrà ottenere lo status di rifugiato. «Loro erano convinti – spiega Ramunni – di avere diritto ai soldi “una tantum” e di poter poi lasciare l’isola. Una convinzione sbagliata che, con estrema calma, abbiamo cercato di confutare. Ma alla fine la situazione è degenerata». La prefettura infatti, contattata da uno dei parassiti dell’immigrazione, un mediatore culturale che gestisce uno dei posti che ospitano i clandestini ad Aritzo, aveva dato la disponibilità ad accogliere due rappresentanti del gruppo. Negli uffici di via Deffenu però si sono presentati in una decina. «Finché è stato possibile abbiamo ascoltato e spiegato – sottolinea Ramunni – è anche nostro interesse conoscere le condizioni in cui queste persone vengono ospitate. E cercare di venire incontro per risolvere i problemi e le loro legittime aspirazioni. Oltretutto è già un mezzo miracolo che il ministero abbia trovato i fondi per mandare avanti il programma tempraneo di accoglienza fino a febbraio. Però uno di loro, oltretutto davvero corpulento, a un certo punto ha smesso di ascoltare. Ha iniziato a dire che era stanco di stare lì. E che voleva solo i suoi soldi e andarsene. Richiesta inaccettabile. Chi vuole può andare via, magari per ricongiungersi a parenti o cercare lavoro altrove. E sinceramente basta poco per risparmiare o guadagnare i soldi per un biglietto di nave. Ma chi va via perde il diritto all’assistenza. E non ha nessun diritto ad avere soldi. In realtà il gruppo era aizzato dal soggetto in questione. Gli altri ragazzi dopo l’intervento degli agenti infatti sono tornati a più miti consigli. E hanno fatto ritorno alla struttura che li ospita».
Ramunni, i soldi “miracolosamente trovati”, sono quelli rubati dallo Stato a pensionati e lavoratori italiani.
Ma tranquilli, Bersani renderà la loro permanenza “eterna”.