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Romeno torna in Italia per uccidere la moglie “ribelle”

Perugia 13 mag 2013 – Era tornato in Italia per “uccidere la moglie ribelle” che aveva deciso di lasciarlo perchè stanca di maltrattamenti e tradimenti subiti. E se non ci fossero stati i Carabinieri  di Fossato di Vico nascosti in casa della donna, lo straniero – un romeno di 40 anni – probabilmente avvrebbe attuato il piano che aveva annunciato all’ex alcuni giorni prima. I militari sono intervenuti dopo che l’ex marito era riuscito ad entrare in casa rompendo il vetro di una finestra e si stava per avventare sulla moglie che si era messa a difesa dell’ultimo figlio della coppia nato pochi mesi fa. Lo straniero, comunque, si è saputo che era disarmato.

Secondo la donna che si era rivolta ai Carabinieri, lo straniero era solito maltrattare e picchiare sia lei che i loro tre figli e che tali vessazioni avvenivano spesso quando lui era praticamente ubriaco. Questi maltrattamenti duravano da moltissimo tempo e in più di un’occasione l’uomo aveva addirittura tentato di violentare una delle figlie. La donna aveva subito diverse minacce di morte negli ultimi mesi dopo che aveva scoperto la presenza di un amante. L’ultima minaccia di morte risaliva a venerdì quando l’uomo ha comunicato alla propria ex moglie che sarebbe venuto in Italia con l’unico chiaro intento di ucciderla.

http://www.perugiatoday.it/cronaca/fossato-di-vico-arrestato-uomo-minacce-di-morte-moglie.html

Il lato brutto della festa. Marocchini pestano e rapinano un Alpino – Piacenza Night


Piacenza Night

Il lato brutto della festa. Marocchini pestano e rapinano un Alpino
Piacenza Night
Un ecuadoriano di 21 anni stava picchiando la sua ragazza, una giovane connazionale di 16 anni, incinta, quando un Alpino è intervenuto in difesa della giovane, cercando di separarla dall'aggressore. Il coraggioso Alpino si è preso un pugno in faccia

Ecco perché alcuni preti vogliono gli immigrati

Pistoia, 3 maggio 2013 – «MIO FIGLIO lo faceva per soldi. Non è un finocchio». Era almeno la seconda volta che Sergio Hening, padre di Lover Hening, il nomade sinti di Prato accusato di tentata estorsione nei confronti di don Mario, il parroco massacrato a Tizzana la sera del 28 dicembre scorso, pronunciava quel termine, e il giudice Luca Gaspari lo ha esortato a non usare più quella parola, ormai desueta per definire l’orientamento sessuale di una persona.

Sergio Hening, 51 anni, senza fissa dimora, era il principale teste a difesa dell’imputato, chiamato a deporre dall’avvocato di Lover, Francesco Mandarano del foro di Prato, la cui tesi difensiva inquadra il rapporto tra il ventiquattrenne e il parroco in un contesto sentimentale, dove non ci sarebbe quindi spazio, per la difesa, per le richieste estorsive, ma solo per litigi amorosi.

MA di sentimenti Sergio Hening ha parlato poco. Ecco alcuni brani della sua testimonianza.

«Mio figlio ha abitato nella canonica con il prete. Me lo diceva lui, a casa. Mi ha detto che il prete lo aiutava e che poi si era innamorato di lui, affezionato. Vivevano insieme. Gli haregalato un’auto da 5-6mila euro e una roulotte da 5-6mila euro. Tramite mio figlio ha aiutato anche me. Mi ha pagato l’assicurazione, mille euro, con un assegno. Io sono povero, faccio il ferro». Alla domanda del pm se avesse mai visto insieme suo figlio e il parroco, l’uomo ha risposto di no. Gli ha chiesto se il giovane era in difficoltà.

«Lavorava con il ferro con me. Il prete ci dava tutto quello che volevamoMio figlio si drogava. Andava con il prete per soldi, per gli spinelli. Tirava su di brutto. Il prete era affezionato a mio figlio, andava con lui a cena e al night». Il pm gli ha chiesto se li aveva visti andare insieme a cena. Ha risposto di no.

«Mi venivano a trovare ogni tanto. Il prete rimaneva in macchina e mio figlio mi chiedeva se avevo bisogno di soldi e lui me li dava. Un giorno si è rotto il motore di avviamento e mi ha dato i soldi ».

E ancora il pm: «Che si volevano bene, chi glielo ha detto?». «Mangiava e domiva dal prete… stava con lui, dormivano insieme». E’ stata la risposta.

IL PM ha chiesto a Sergio Hening se il giovane gli avesse parlato di problemi tra lui e il prete. La risposta è stata «no».

Quindi l’uomo ha parlato, nel dettaglio, dei soldi che il prete (Hening padre non ha mai chiamato don Mario per nome), aveva dato loro.

«Trecento, quattrocento, cinquecento euro ogni tre-quattro giorni. Io gli ho chiesto se mi poteva pagare l’assicurazione e siamo andati tutti e tre all’assicurazione, in agenzia. E quando avevo bisogno dicevo a mio figlio: senti il prete».

POI è stata chiamata a testimoniare la ex moglie di Sergio Hening, Isabella Innocenti, 50 anni, di San Giusto. L’avvocato le ha chiesto se era a conoscenza dei rapporti tra Lover e il parroco. Lei ha detto che aveva saputo la notizia dai giornali, dopo l’arresto del giovane.

Per ultimo, in aula, il fratello minorenne di Lover, Leon, anche lui residente a Prato. Ha detto in aula che, per quello che ne sapeva, Lover viveva con la zia.

Si riprende a metà giugno con le richieste del pubblico ministero Giuseppe Grieco.

http://www.lanazione.it/pistoia/cronaca/2013/05/03/882596-omicidio-don-mario-tizzana-Hening-nomade-ricatta.shtml

Accoltellata da Tunisino: “era insofferente all’abbandono”

Pugni, minacce, e anche un giovane 18enne che ha tirato fuori un grosso coltello in mezzo ai clianti.
Ieri pomeriggio la Volante della polizia è intervenuta all’interno del Mc Donald’s di Varese dopo che una ragazza, insieme al suo ragazzo, erano stati aggrediti dall’ex fidanzato di lei, un cittadino tunisino di 18 anni, “insofferente all’abbandono”.

Il 18enne sarebbe entrato nel fast-food con fare deciso, si è avvicinato alla coppia ed ha sferrato con violenza due colpi al volto della ex ragazza. Il fidanzato a quel punto è intervenuto a difesa ma l’aggressore ha estratto un grosso coltello a serramanico fronteggiandolo con fare minaccioso. Ne è nata una colluttazione che si è fortunatamente conclusa senza feriti grazie all’intervento di alcuni amici dell’aggressore.
Il diciottenne poi si è allora dato alla fuga e si è sbarazzato dell’arma gettandola nel Lago di Varese. Immediatamente, però, le Volanti si sono messe alla ricerca e sono riuscite a rintracciarlo ottenendo una piena ammissione di responsabilità.
Al termine degli accertamenti, il giovane è stato deferito in stato di libertà per i reati di ingiuria, minaccia e porto abusivo di oggetti atti ad offendere. Tutti e tre i giovani protagonisti della vicenda sono di origini straniere, residenti a Varese e incensurati.

http://www3.varesenews.it/varese/aggressione-al-mcdonald-s-e-un-18enne-sfodera-anche-il-coltello-255195.html

Morta la donna data alle fiamme da Nigeriano


Il Mattino
data alle fiamme per vendetta
Il Mattino
CASERTA – Non ce l’ha fatta la donna, non ancora 23enne, data alle fiamme da un Nigeriano che intendeva punirla per essere intervenuta in difesa dell’amica che era stata la sua fidanzata. Nella serata di ieri, la giovane è
Donne, un’altra vittima innocente addio a Olayemi, che difese un La Repubblica
Le diede fuoco in casa, 23enne muore in ospedaleInterno18tutte le notizie (4) »

Tunisino aggredisce donna alla stazione: calci e pugni

Stanno creando una società caotica

Bologna, 20 gennaio 2013 – Nella serata di venerdì, gli agenti della Polizia Ferroviaria di Bologna hanno arrestato per lesioni aggravate B. M. I., cittadino tunisino di anni 23, pregiudicato con precedenti specifici per violenza e porto abusivo d’armi. Le aggressioni alla ex compagna bulgara di 32 anni erano cominciate l’11 gennaio scorso a casa della donna dove il tunisino, per appropriarsi del suo passaporto e del certificato del figlio al fine di impedirle il matrimonio con un altro uomo, le ha procurato lesioni guaribile in 8 giorni.
Successivamente l’uomo si è impossessato anche del telefonino e, nei pressi della Stazione Centrale, all’ennesima richiesta della donna di riavere il cellulare, si è di nuovo scagliato contro l’ex compagna ferendola con calci e pugni. La sua ira è stata bloccata dagli agenti della Polizia Ferroviaria prontamente intervenuti a richiesta della donna e, a loro volta, aggrediti. L’arrestato, condotto ieri mattina a giudizio per direttissima, ha richiesto i termini a difesa e quindi al termine dell’udienza è stato nuovamente riaccompagnato in carcere.

 

http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/2013/01/20/833010-aggressione-ex-compagna-agenti-polfer.shtml

Sconto di pena allo stupratore di Chiavari

Chiavari Sabastian Taky è in grado di intendere e di volere. E lo era anche la sera del 18 agosto 2011, quando sul lungo Entella, sponda lavagnese, tentò di violentare una donna di Carasco che pedalava sulla sua bici.

Gli stupratori sono bestie

È un anticipo di sentenza, la perizia letta in aula dallo specialista Maurizio Balestrino: Taky, ghanese di 24 anni da poco sbarcato in Italia quando si rese protagonista del tentato stupro, è stato condannato dal gup Fabrizio Garofalo a quattro anni di carcere. Col rito abbreviato, e dunque con uno sconto di pena.

Il via libera lo ha dato proprio la consulenza: lo smodato desiderio sessuale riscontrato nell’imputato non ha corrispondenza con l’incapacità cavalcata dalla difesa del giovane, intenzionata a chiedere grazie alla semi infermità mentale un ulteriore sconto.

L’esito dell’analisi ha però fornito un indirizzo preciso alla vicenda processuale, e il giudice ha agito con pugno di ferro: mandando in carcere il giovane africano pur con un anno in meno rispetto alla richiesta del pubblico ministero Giuseppe Longo.

http://www.ilsecoloxix.it/p/levante/2013/01/16/API9FwUE-entella_stupro_lungo.shtml

A noi pare un “guanto di velluto”.  Eterna vergogna sull’avvocato difensore: da quando in qua “lo smodato desiderio sessuale riscontrato nell’imputato” è una scusante allo stupro? Seguendo questo ragionamento lo “smodato desiderio di uccidere” condurrebbe all’assoluzione.

Se veramente l’immigrato aveva uno “smodato desiderio”, questo ne definisce ancor di più la pericolosità sociale: carcere e poi a casa. Sua.

Se volessimo affrontare l’argomento scientificamente, dovremmo ammettere che i sub-sahariani (una volta definiti “negri”) sono biologicamente differenti da noi. E’ il comprovato eccesso di “testosterone” a renderli “bombe a orologeria” nelle nostre città. Ma questi ragionamenti sono “anatema” nel paese dei balocchi moderno, le vittime si arrangino.

 

Minorenne pestata, umiliata e stuprata da un sudamericano: “Sei roba mia”

Violenza sulle donne: una ragazzina di 17 anni è stata costretta per due anni a subire la barbarie del “fidanzato” immigrato dal sudamerica. L’immigrato l’ha umiliata, picchiata selvaggiamente e stuprata più volte. Qualche sindaco avrà sicuramente intenzione di conferirgli la cittadinanza onoraria.

A 17 anni è stata picchiata, umiliata e anche costretta a subire rapporti sessuali dove e quando lo decideva lui. Il “lui” è un 20enne sudamericano che dopo due anni da incubo è stato alla fine prima denunciato alla polizia – sia dalla vittima che dagli amici di questa – ed ora deve rispondere delle accuse in processo al Tribunale di Perugia. L’uomo, dopo aver picchiato la minore-fidanzata plagiata, obbligava ad utilizzare pesante trucco per nascondere lividi sul volto. Per coprire quel plagio violento di cui sarebbe l’autore. Ma neanche un po’ di carcere ha fermato l’uomo nel continuare le violenze: anche durante il processo ha continuato a minacciare e persino a mettere in moto degli approcci con la giovane. D’altronde era convinto che quella povera ragazza – difesa dall’avvocato Maria Antonietta Gonfalonieri – era solo “roba mia”.
http://www.perugiatoday.it/cronaca/violenza-sessuale-pugni-vittima-minorenne-perugia.html

 

 

Follie leguleie: “non si è costituita parte civile, quindi voleva essere molestata”

Gli stupratori sono bestie

TERMOLI – Rimprovera un rumeno che aveva gettato varie bottiglie in mezzo al verde di un parchetto in via Inghilterra ma per tutta risposta viene avvicinata dallo straniero che gli strappa la camicetta e la palpeggia pesantemente. Le urla dell’operatrice ecologica richiamano l’attenzione delle colleghe che la salvano dall’aggressore che la strattona in malo modo. A distanza di alcuni mesi a carico dell’uomo, G.S., 53 anni, originario della Romania ma residente a Termoli, accusato di aggressione e violenza sessuale, è scattato il processo al Tribunale di Larino. La netturbina termolese, però, secondo quanto confermato dal difensore dell’imputato, il penalista Roberto D’Aloisio, non si è costituita parte civile nel processo che la vede coinvolta. Colpo di scena, dunque, ad inizio processo.

All’apertura del procedimento giudiziario in Tribunale a Larino che vede come protagonista l’aggressore, attualmente rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Teramo, la donna, dipendente della Teramo Ambiente della città, non si è presentata nel Palazzo di giustizia nè ha incaricato un suo difensore di fiducia di rappresentarla nel procedimento giudiziario. Il legale sottolinea di confidare nel chiarimento della posizione dello straniero durante il dibattimento. Il processo si svolgerà a porte chiuse nell’interrogatorio dei testimoni che saranno sentiti a partire dalla prossima udienza fissata per il 28 maggio.

La difesa sottolinea, come primo elemento utile, il fatto che non ci sia stata costituzione di parte civile: ” la situazione potrebbe essere indice di scarsa consistenza dell’apparato accusatorio _ ha commentato D’Aloisio _. L’imputato confida nel fatto che può essere scagionato dai testi che sono stati già indicati. La donna, inoltre, non ha prodotto alcun certificato medico. Di fatto è una vicenda dai contorni decisamente oscuri che intendiamo chiarire con il vaglio dibattimentale”. Era l’alba quando il 26 settembre scorso l’operatrice ecologica, come ogni mattina, stava pulendo la città. Giunta nel parchetto pubblico di via Inghilterra ha rimbrottato un uomo per diverse bottiglie in bella vista sull’erba.

Lo straniero, all’improvviso e per tutta risposta, l’ha avvicinata mentre stava pulendo l’area verde importunandola. L’ha avvicinata con fare minaccioso per poi molestarla. Alcuni connazionali che erano nelle vicinanze stavano per intervenire per accerchiare la netturbina quando altre colleghe sono corse in suo aiuto. A salvare le giovani è stata la Polizia di Stato. Il rumeno alla vista degli agenti è fuggito ma nell’arco di qualche ora è stato intercettato e fermato con l’accusa di aggressione e violenza sessuale. Un caso quello accaduto a Termoli che ha suscitato molta eco non solo presso la Teramo Ambiente ed in Comune ma anche tra la cittadinanza circa la sicurezza delle dipendenti della ditta.

Fino a quel momento nessuno aveva mai trattato in tal modo le operatrici che ogni mattina svolgono con grande professionalità il lavoro non sempre facile che spesso le porta a discutere con residenti, stranieri ed operatori commerciali per abitudini non sempre civili e rispettose delle regole importite dalla raccolta differenziata.

http://www.mynews.it/cronaca/18345-aggredisce-e-palpeggia-netturbina-colpo-di-scena-nel-processo-a-carico-di-rumeno

Siamo alla follia. Ora una possibilità – quella di costituirsi parte civile – diventa un obbligo senza il quale la vittima diviene consenziente? Perché non si è costituito il Comune contro l’immigrato, visto che la netturbina non è probabilmente una milionaria che possa permettersi di assumere un avvocato di parte civile?

Due albanesi arrestati dopo lungo inseguimento – TgVerona

Due albanesi arrestati dopo lungo inseguimento
TgVerona
Il tribunale di Verona ha convalidato l'arresto di due albanesi bloccati la scorsa notte dagli agenti del commissariato di Borgo Roma e dalle Volanti dopo un rocambolesco inseguimento in città. Sulla base della richiesta dei termini a difesa, il

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