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«Io, imprenditore prigioniero dei campi nomadi» – il Giornale

 

La soluzione potrebbe essere «la compensazione finale a consuntivo di tutte le opere Expo». Ovvero la Regione che al momento del bilancio finale si rivarrà sul Comune per i soldi anticipati nell’esproprio dei rom dal campo nomadi di via Monte Bisbino e su cui è scoppiata la guerra tra i Palazzi Marino e Lombardia.

Perché su quel milione e 400mila euro da sborsare per abbattere baracche e villette sul percorso Expo della corsia di accelerazione verso l’autostrada Milano-Laghi, ora c’è il giallo di chi dovrà allargare i cordoni della borsa. Per il momento è stata Infrastrutture lombarde, la società partecipata al 100 per cento dalla Regione che per inaugurare l’opera in tempo utile, ha liquidato gli abitanti delle villette abusive. Con un curioso capovolgimento di ruoli. Perché una Regione guidata da un governatore leghista come Roberto Maroni al momento risulta essersi preoccupata di risarcire i nomadi da un insediamento trentennale, mentre la giunta rosso-arancione di Giuliano Pisapia risulta avere il braccino piuttosto corto nei confronti della comunità nomade a lungo blandita nei giorni della campagna elettorale. «Non vi è alcun accordo per pagare gli espropri dei terreni di via Monte Bisbino – aveva subito alzato le barricate Pisapia -. Il Comune non ha speso e non spenderà un solo euro». Diverso il parere di Maroni secondo cui «non è Infrastrutture lombarde che paga, è il Comune di Milano con i fondi che ha a disposizione per questo». Parlando di «un accordo fatto tempo fa, si tratta probabilmente di una anticipazione che prevede il trattenimento successivo delle somme che devono essere pagate al Comune». Un testa a testa che ha scatenato la guerra delle scartoffie, con Palazzo Marino che con il portavoce di Pisapia Marco Dragone è pronto a ricordare che «a gestire l’operazione di esproprio è la società Infrastrutture lombarde (interamente posseduta dalla Regione Lombardia) in base ad una delibera regionale (la 3470 del 25 maggio 2012)». Ma con l’assessore regionale alle Infrastrutture Maurizio Del Tenno certo del fatto che «a pagare sarà il Comune». Facendo riferimento a quei «5,6 milioni di euro a disposizione per i rom, li utilizzino per un accordo frutto di quel tavolo che nel 2012 stabilì rimborsi fino a 100 euro per gente che non ne aveva alcun diritto». Perché c’è da ricordare che se i terreni erano effettivamente di loro proprietà, il valore agricolo al metro quadro non superava i 30 euro. Mentre chi partecipò a quel gruppo di lavoro con Infrastrutture lombarde, prefetto, Regione e Comune racconta che la consulta rom voleva far lievitare i rimborsi fino a 170 euro. Poi la mediazione dell’assessore Marco Granelli a 100 euro e facendo riferimento proprio al fondo a disposizione del Comune per l’emergenza nomadi, l’assicurazione che proprio da lì si sarebbe attinto per i 900mila euro dell’indennizzo straordinario. «È difficile – dice ora lo stesso protagonista della vicenda – che ora il Comune si tiri indietro dicendo che non ne sapeva niente». E del resto, ricorda qualcuno in Regione, «il responsabile dei servizi sociali sul territorio è proprio il Comune». Un’altra carta da giocare al momento di quella «compensazione finale» che la Regione pretenderà al momento di fare i conti.

Monza: la diciassettenne aggredita da marocchino racconta

Aprire un quotidiano, ascoltare il telegiornale, e quasi non stupirsi neanche più – cosa tanto pericolosa quanto agghiacciante – di quel che la cronaca riporta.
Potrebbe forse toccarci più da vicino sapere che lo scorso sabato, proprio in centro Monza, c’è stata un’aggressione ai danni di una diciassettenne, che per convenzione chiamerò Nicole. Pur conoscendola, con quanto più tatto possibile, ho chiesto alla ragazza se le andava di raccontare quel che le è accaduto, rispondendo a qualche domanda.

Nicole, mi racconteresti la storia dall’inizio? Che cosa è successo?
«Sabato, nel pomeriggio, mia mamma riceve una chiamata da un ragazzo che dice di essere mio amico e di aver bisogno del mio numero di telefono. Mia madre gliel’ha dato.»
Ma scusa, il numero di tua madre? Come faceva ad averlo?
«Non ne ho idea, sto cercando ancora una risposta.»
Ok, lui ha il tuo numero. Poi che è successo?
«Io questo ragazzo lo conoscevo di vista. Un amico dei miei amici, un ragazzo marocchino che quando incrociamo ci fermiamo a salutare. Niente di che. Ha iniziato a chiamarmi in maniera insistente, io dopo un po’ rispondo e mi dice solo di farmi trovare quella sera in centro a Monza, perchè voleva parlarmi.»
Quindi quella sera eri a Monza?
«Sì, sono andata con i miei amici al cinema. Una serata tranquilla, poi loro sarebbero andati a ballare, ma io no. Dovevo tornare a casa presto. Fuori dal cinema, lo vedo. Era in macchina. Ma io ho fatto finta di niente, e mi sono diretta con tre amiche verso il centro. Siamo entrate in un posto a mangiare qualcosa, lui arriva e mi chiede di uscire. Io non volevo, lui insisteva e diventava sempre più maleducato. Una delle mie amiche voleva venire con noi, ma lui continuava a dire di no, che doveva parlarmi a quattrocchi. Usciamo, e mi dice di salire in macchina. Io chiaramente non volevo, faccio per andarmene, ma lui mi afferra per un braccio e mi sbatte in macchina.»
Scusa, ma in tutto questo nessuno ha visto? Tu non hai urlato?
«No, ero bloccata. Tremavo come una foglia. Appena è partito son saltata giù dalla macchina e sono corsa via, mentre lui mi urlava che sapeva dove e a che ora mio padre sarebbe venuto a prendermi. Non so come, perché io non l’avevo detto a nessuno se non a mio padre.»
Hai chiaramente raccontato ai tuoi genitori quel che è accaduto. Che è successo il giorno dopo?
«La domenica sia io che mia madre abbiamo ricevuto chiamate su chiamate. I miei genitori mi hanno portata dai carabinieri, ho raccontato tutto quanto, ho detto tutto quello che sapevo su di lui, e loro si sono limitati a darmi consigli, del tipo «se tu lo dovessi vedere ancora, parlaci serenamente.» Ma cosa vuol dire?!»
Ah, beh. Un saggio consiglio, sicuramente. Ma sono riusciti a trovarlo?
«Sì. Domenica sera io ero con un mio amico, siamo passati davanti alla caserma dei carabinieri e uno di loro mi è venuto incontro chiedendomi se ero la ragazza che aveva sporto denuncia quella mattina, perché forse l’avevano trovato. Mi portano davanti a lui, e io l’ho riconosciuto chiaramente. Gli fanno svuotare le tasche e trovano dell’erba e un coltellino. Il permesso di soggiorno dice di averlo lasciato a casa. Poi mi hanno lasciata andare dicendo che lo avrebbero portato in caserma. Però non lo so
Tu hai più rivisto questo ragazzo?
«No, né io né i miei amici. So solo che domenica pomeriggio era andato a chiedere in giro dove abitassi, e guarda caso quando l’hanno trovato era proprio vicino a casa mia.»
I tuoi genitori? Come stanno? Cos’è cambiato?
«Dire che sono preoccupati è a dir poco, e hanno ragione. Mi chiamano continuamente, anche la mattina a scuola non vado più col pullman, mi porta mio padre. A mia madre viene la pelle d’oca appena sente squillare il telefono.»
Tu come stai?
«Io ho paura. Faccio fatica persino ad addormentarmi, forse perché è appena successo, ma mi sono spaventata.»
Non ti sei chiesta nulla sull’ambiente che frequenti? Credi che conti qualcosa?
«Io non penso che quello c’entri. Io credo solo che quello che è successo non sia minimamente giustificabile.»

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