Senegalesi assaltano bar per linciare uomo

04-06-2015

SE GIRI per i portici di Caricamento, entri nei bar, nei ristoranti, insomma senti il cuore del commercio, capisci che la situazione è sfuggita di mano da troppo tempo. Chi lavora a Turati, non ne può più del mercatino abusivo e dal Comune vuole risposte che non possono essere solo promesse e lunghi silenzi. Se aggiungi che cento senegalesi hanno assaltato un bar, per linciare un marocchino che aveva soffiato un posto dove vendere quattro cose prese in un uno staccapanni e che due bariste hanno dovuto tirare fuori i bastoni per difendersi, non ci si deve stupire se qualcuno si mette a invocare l’esercito. «Le tasse per i dehors ce le fanno pagare, ma la gente ai tavolini non si siede perché è accerchiata dai teli degli abusivi», interviene Thomas Guarino del caffè ristorante Porto Franco, dietro San Giorgio.
Ieri mattina l’ultimo fatto di cronaca. Il suq prende vita come tutti i giorni e si sposta, seguendo l’ombra,sotto la Sopraelevata. Centinaia di venditori stendono i teli dalla parte del posteggio dell’Autorità portuale, occupando anche quello dopo il capolinea del 13. Sono tanti, almeno duecento. Le macchine non riescono a passare, quattro vigili portano avanti una lunga trattativa per farli spostare. Improvvisamente accade qualcosa. Un marocchino discute con un senegalese che lo accusa di avergli rubato mezzo metro di spazio. Per la polizia invece ad accendere la miccia è un apprezzamento nei confronti di una ragazza. Afferra una pentola e lo ferisce colpendolo in testa. Scoppia il finimondo. L’aggressore scappa verso via San Lorenzo e si rifugia nel bar Continental, inseguito dai senegalesi infuriati. «Si è barricato in bagno – racconta Claudia – seguito da cento persone armate di bastoni e sgabelli. Ho preso in mano una mazza da baseball che teniamo sotto il banco, la mia collega l’asta per tirare le saracinesce. Chiudevamo le porte da una parte e loro entravano dall’altra, qualcuno è saltato ai di là del frigo del gelato, mi sono sentita circondata, aggredita, avevo paura». È il caos, la gente fugge terrorizzata. In soccorso arrivano quattro vigili. Quattro contro cento. «Non so come siano riusciti a tenerli calmi fino all’arrivo di polizia e carabinieri». Due persone vengono portate in Questura e denunciate. Nel pomeriggio sono di nuovo lì, al mercatino. «Vede, il problema non si può risolvere mandando allo sbaraglio decine di poliziotti che non conoscono neppure i vicoli – va avanti la barista –, qui ci vuole gente in borghese, che conosce il territorio, che sappia investigare perché qualcuno questa gente la coordina per forza». Poco più avanti c’è l’ortofrutta di Chiara Malgeri. «Siamo esasperati, sono anni che lottiamo, ma siamo sempre al punto di partenza. Il mercatino si porta dietro altri problemi, legati alla delinquenza, allo spaccio, perché questi immigrati non possono vivere solo vendendo quattro stracci. Qui c’è anche un problema di ordine pubblico. Polizia e carabinieri sono pochi? Allora perché non mandano l’esercito?». Stefano Giuffrè ha il chiosco proprio in mezzo al mercatino. «Con i vasi abbiamo creato una sorta di muro, il mio non è più un bar, ma un fortino. E se ti ribelli, questi te la fanno pagare di notte, quando qui è deserto, andando a urinare nelle piante, rompendoti le vetrate».
Thomas Guarino punta il dito contro il Comune. «Con il mio socio abbiamo investito parecchio in questa attività. Pago le tasse regolarmente, ma ai tavolini, in mezzo al mercatino abusivo, non si siedono ne i turisti, ne i genovesi. Il fatturato cala, la gente è diminuita a mezzogiorno e la sera, con il deserto che c’è, è ancora peggio. Tursi deve trovare una soluzione per fermare il mercato abusivo, perché il degrado porta ad altro degrado. Vuole trasferirlo alla Marina? Va bene, ma dia dignità anche a questa povera gente. Seguire un percorso di integrazione è giusto, ma non può durare anni ».

http://genova.repubblica.it/cronaca/2015/06/04/news/suq_di_via_turati_guerriglia_in_strada_adesso_basta_-115993771/

Chi ragiona come questo Thomas, non va lontano. Ma quale povera gente…e ‘percorso di integrazione’…

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