Racconto choc: “Mia figlia violentata da immigrati in un garage e costretta a fare i versi degli animali”

04-07-2017

Racconto choc: “Mia figlia violentata in un garage e costretta a fare i versi degli animali”

E’ un racconto raccapricciante e doloroso, di quelli che un padre non dovrebbe mai vivere. La sua giovane figlia, all’epoca dei fatti ancora minorenne, umiliata, picchiata e violentata. A fare da sfondo all’orrore, uno squallido garage alla prima periferia di Perugia dove qualcuno si è approfittato di tutte le fragilità e dell’ingenuità di questa giovane ragazza non ancora affacciata all’età adulta. Senza pietà.

Siamo nel 2012 e a sporgere denuncia è il papà della ragazzina. E’ lei a scoperchiare quel vaso di pandora che la stava inghiottendo, è lei a confidare tutto il male che le stavano facendo. La ragazza trova così la forza di raccontare al padre i suoi problemi con la droga, ma soprattutto di aver subito ripetute violenze sessuali da un ragazzo di origini nordafricane, che la teneva “sotto scacco” proprio a causa della sua dipendenza.

Ma c’è di più perchè la ragazza sarebbe stata costretta a subire anche bruciature di sigarette sul corpo e tagli con il coltello, senza contare le umiliazioni patite da richieste assurde, come quella di fare “il verso del maiale mentre subiva la violenza sessuale” anche davanti ad altri connazionali. E questo sotto minaccia di morte se solo avesse parlato con qualcuno. Derisa e picchiata, finita anche in ospedale a causa delle sostanze da taglio della droga.

Nei confronti dell’imputato fu emessa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, poi il rinvio a giudizio e l’inizio del processo, tutt’ora in corso. Oggi, dinanzi al secondo collegio presieduto dal giudice Amodeo, a latere Loschi e Grassi, doveva essere ascoltata la vittima (difesa dall’avvocato Giusi Mazziotta) ma l’udienza è stata rinviata ad ottobre per l’ascolto dei testi pm e la querela è stata acquisita ai fini probatori. Almeno la ragazza, oggi maggiorenne, scossa ancora da quelle ferite insanabili, sarà risparmiata dal dover ripercorrere quell’incubo a occhi aperti e oggi, a distanza di quasi sei anni, spera solo in una sentenza. Per poter gettarsi tutto alle spalle e ricominciare.

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