Pestata a sangue dal marito algerino perché “fa solo femmine”

03-05-2017

CAPACCIO – Quattro figli, tutte femmine, una cosa che lui, 37 anni, algerino, non sopportava. La sua rabbia la scaricava sulla giovane moglie marocchina, «incapace di partorire un figlio maschio», picchiandola con calci e pugni e marchiandola a fuoco con i tizzoni di legno ardente afferrati dal camino.

L’inferno è andato in scena per anni all’interno di una palazzina a Licinella di Paestum dove la famiglia musulmana viveva da qualche tempo, fianco a fianco con la comunità locale senza mai riuscire ad integrarsi.

Lei non poteva uscire di casa da sola e doveva indossare solo abiti della cultura islamica che celassero la sua femminilità. Lui, che si arrangiava come bracciante agricolo, era possessivo e geloso. Un inferno per la giovane marocchina che, un giorno, ha deciso di dire basta: voleva tornare in Marocco e cominciare una nuova vita senza di lui dedicandosi solo alle sue bambine. L’uomo, però, ha intuito tutto ed è arrivato a privarla dell’identità facendole sparire tutti i documenti, compresi il passaporto ed il permesso di soggiorno. Lei non si è arresa: è andata dai carabinieri e ha denunciato quel marito violento che voleva trasformarla in un fantasma senza nome. Le accuse, lucide e precise, le ha ripetute davanti al sostituto procuratore che ha chiesto per l’algerino, chiamato a comparire il prossimo 14 giugno davanti al giudice per l’udienza preliminare Emiliana Ascoli, il rinvio a giudizio.

Nella denuncia, depositata in Procura il 24 marzo 2016, la giovane musulmana racconta con coraggio il suo calvario, squarciando il velo di silenzio che troppe volte occulta inenarrabili storie di violenza che si consumano tra le quattro mura domestiche. È infatti proprio in una delle tante contrade di Licinella, patria di centinaia di extracomunitari che tra Eboli e Capaccio approdano tentando di sbarcare il lunario, che si è consumata la vicenda. Lui, ancorato alle tradizioni islamiche, non permetteva alla consorte di integrarsi con la comunità locale assimilando gli aspetti della cultura occidentale, imponendole invece rigide regole alle quali la donna non poteva sottrarsi, pena botte e violenze. Svariati gli episodi confluiti nel fascicolo, molti dei quali confermati da un vicino di casa della marocchina che una volta la vide scappare, terrorizzata, scalza ed in pigiama, per sottrarsi da un rapporto sessuale che il marito aveva tentato di imporle con la violenza minacciando di fare esplodere l’abitazione recidendo il tubo del gas di una stufa.

http://www.ilmattino.it/salerno/violenze_per_avere_un_figlio_maschio_musulmana_si_ribella_al_marito-2414736.html

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