Padova: il massacratore “Barabba” in permesso premio evade

27-01-2013

UCCISE UN UOMO A COLPI DI SPRANGA E ASCIA: IL GIUDICE LO MANDA IN “PERMESSO PREMIO”. ORA E’ LIBERO E PERICOLOSO

Polizia giudiziaria e il pubblico ministero Roberto D’Angelo avevano espresso parere negativo al permesso premio: vogliamo il nome del giudice di sorveglianza!

PADOVA – L’assassino è riuscito a impietosire il solito  giudice di sorveglianza xenofilo. Si è veramente pentito di avere ucciso, con altri due complici, il romeno Claudiu Puiu Bohancanu, 29enne, che viveva di prostituzione, trovato massacrato a colpi di spranga e di ascia dietro alla scuola media “Falconetto”, in quartiere Forcellini, la sera del 9 marzo 2004. Il detenuto, condannato a 19 anni per un delitto da ergastolo, chiedeva pietà e un permesso premio di una giornata.

Gli è stato concesso. Il 18 gennaio Serghei Vitali, 29enne, detto “Barabba” per la sua malvagità, è uscito dal carcere di strada “Due Palazzi”. Avrebbe dovuto rientrare il giorno dopo, ma è evaso. La polizia giudiziaria e il pubblico ministero Roberto D’Angelo avevano espresso parere negativo al permesso premio. Gli investigatori della squadra mobile ci avevano impiegato più di un anno per acciuffare l’assassino dopo il delitto. Vitali si era nascosto in Francia e, oltre agli alias, si era anche tinto i capelli di rosso. Lui e il complice romeno Adrian Ioan Sovrea sono stati giudicati il 12 dicembre 2005 con il rito abbreviato dal giudice dell’udienza preliminare Giuliana Galasso. E con gli “sconti” sono riusciti a cavarsela con diciannove anni di reclusione. Poi la Squadra mobile è riuscita ad arrestare anche il mandante dell’omicidio, Dan Vasile Staicu, trentanovenne romeno. Il 27 gennaio 2010 è stato giudicato con il rito abbreviato dal giudice dell’udienza preliminare Paola Cameran. E nonostante lo “sconto” del rito speciale è stato condannato all’ergastolo.

L’esecuzione del romeno 29enne era stata premeditata, concertata e discussa a Torino il 6 marzo 2004. I tre assassini arrivarono a Padova due giorni dopo. La trappola scattò alle dieci di sera del 9 marzo. Rubata una Vw Polo in città, si recarono nell’abitazione di Claudiu Bohancanu. Non c’era. Minacciarono con un coltello due donne che si trovavano nell’alloggio. Una venne anche violentata. E ordinarono loro di chiudersi in camera. Si impossessarono di telefoni cellulari, di un computer, di videocamere, di 6 mila euro in contanti.

Poi andarono in via Gattamelata. Attesero che Bohancanu uscisse da una palestra. Lo aggredirono subito, con spranghe di ferro, colpendolo al capo e alla schiena mentre si stava dirigendo verso la propria Fiat Tipo parcheggiata a pochi metri dalla palestra. Tramortito, sanguinante, lo infilarono nel portabagagli della sua auto. Lo trasportarono in un campo in quartiere Forcellini, alle spalle della scuola media “Falconetto”. Anche qui colpi di spranga, calci. Si proteggeva la nuca mentre lo colpivano. Usarono persino un’accetta e un coltello per finirlo.

Aveva ventinove anni, occhi azzurri, un aspetto curato. Nativo di Bira, in Romania, aveva fornito diverse identità alle forze dell’ordine fin dalla sua prima presenza in Italia nel 1998. Era passato per Chiasso, Milano, Chioggia, l’Alta Padovana. Sulle spalle precedenti per reati contro il patrimonio. Pare sfruttasse un paio di prostitute, continuava da clandestino ad abitare in città. Forse era debitore di una grossa somma nei confronti dei suoi assassini. Per questo lo hanno eliminato. I tre sono stati traditi da intercettazioni telefoniche. Proprio sul telefonino sottratto al romeno barbaramente massacrato in mezzo al fango.

http://www.gazzettino.it/nordest/padova/killer_in_permesso_premio_non_rientra_in_carcere_doveva_scontare_19_anni/notizie/247139.shtml

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