Padova, fa entrare in casa i vicini albanesi: massacrata di botte

28-05-2017

http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2017/05/28/news/anziana-padovana-aggredita-e-torturata-in-casa-1.15401201

PADOVA. Apri quella maledetta porta e il mondo fuori ti travolge con tutta la sua violenza. Per Cecilia Zanibon, 79 anni, il volto della violenza è quello di un ragazzino biondo con i capelli pettinati a cresta. Ha bussato alla sua porta chiedendo un favore e lei, madre e nonna, di fronte a quel viso giovane non si è sottratta. L’ha fatto entrare in casa inconsapevole della furia che si celava dietro quell’espressione di ragazzino con poco più di vent’anni. Cecilia Zanibon è stata prima strangolata, poi torturata con un taser. Nell’improbabile corpo a corpo ha perso l’equilibrio ed è finita a terra. Frattura del setto nasale. «Un dolore così non l’ho mai sentito in vita mia» dirà ventiquattrore dopo in un letto del reparto di Neurochirurgia. Le ferite rimediate sono materia per neurochirurghi perché la belva con la faccia da ragazzino le ha puntato lo storditore elettrico alla testa. Cinque, sei, forse anche sette volte. Tante sono le ferite medicate nel cuoio capelluto. Scariche da 50 mila volt che l’hanno tramortita per quasi un’ora.

Via Durer 31, ore 13 di un venerdì come tanti in una palazzina anni 70 con nove appartamenti nel cuore del quartiere Arcella. Cecilia Zanibon, vedova da 15 anni, sta preparando il pranzo. Deve mangiare in fretta perché alle 15 ha l’appuntamento fissato per la pedicure. Mentre controlla le pentole sul fuoco sorride pensando al giorno prima, trascorso interamente con le due figlie e i cinque nipotini. Era l’anniversario della morte del marito ma quando l’amore della famiglia ti avvolge anche un lutto diventa più facile da digerire.

Qualcuno suona il campanello del suo alloggio al secondo piano. Cecilia guarda lo spioncino e vede la faccia di un ragazzetto. Sarà uno di quelli che abitano al piano di sotto, pensa. E apre la porta. Il giovane la saluta e le dice di avere problemi con l’acquedotto. Le chiede poi se per caso anche lei ha gli stessi problemi. Con gentilezza lo fa accomodare e si dirige verso il bagno per andare a controllare.

Ad un tratto due mani le cingono il collo. Soffoca. Si ribella. Sferra un calcio. Il giovane la scaraventa a terra, estrae lo storditore elettrico e la colpisce più volte, sempre alla testa. Cecilia perde i sensi e rimane lì sul pavimento, mentre il sangue inizia a colare dal naso. Il ragazzo scappa senza rubare nulla, forse impaurito, forse addirittura convinto di averla uccisa.

L’anziana si sveglia dopo circa un’ora, verso le 14.15. È in totale confusione ma si ricorda dell’appuntamento delle 15. A fatica raggiunge il bagno, si lava il viso dal sangue, si pettina, esce e si presenta nel salone estetico. Quando l’estetista la vede fa un sobbalzo. Il viso è già gonfio. Le palpebre nere. Sulle guance ci sono ancora aloni di sangue e anche i capelli sono intrisi di liquido ematico. Esce un primo parziale racconto, di fronte al quale la titolare del negozio non esita a chiamare il 118.

Cecilia Zanibon viene trasferita d’urgenza in ospedale. I medici le parlano. Emerge la brutale aggressione. Viene subito messa in moto anche la polizia. Gli agenti della Squadra volante parlano con l’anziana e cercano di ottenere tutto ciò che serve per avviare l’indagine.

Ragazzo dell’est, vent’anni circa, capelli biondo-castano. È questo l’identikit che viene diramato prima di interrogare tutti gli inquilini del palazzo, compresi i cinque giovani kosovari del primo piano. In casa da Cecilia non manca nulla. Né soldi, né gioielli. C’è sangue ovunque ma di furti nemmeno l’ombra.

A livello investigativo sembra la classica truffa ai danni di un’anziana, poi degenerata in odiosa rapina. Lei ora è ricoverata in Neurochirurgia, in attesa di sapere se il taser ha provocato danni cerebrali.

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