Nigeriano sorpreso: “Ma davvero mi arrestate perché spaccio?”

10-04-2015

PISTOIA – Nella giornata di ieri è stato effettuato un servizio di contrasto al fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti nel centro storico di questo capoluogo gestito da soggetti di nazionalità nigeriana.
Nel corso dell’operazione sono stati eseguiti 6 fermi di indiziato di delitto, disposti dal Sostituto Procuratore Claudio Curreli, a carico di 4 cittadini nigeriani, un ghanese e un sudanese, tutti gravemente indiziati del reato di spaccio di sostanze stupefacente continuato e in concorso tra loro.
Sono state eseguite anche 3 perquisizioni domiciliari. Ad esito di una di queste sono state rinvenute e sequestrate 11 dosi di eroina già confezionate per lo spaccio.
L’ufficio investigativo, fin dai primi giorni dell’anno 2015 apprendeva da fonti confidenziali di provata affidabilità, che alcuni cittadini di colore, di origine africana, avevano intrapreso una fiorente attività spaccio di eroina a tossicodipendenti locali.
A seguito di ciò, venivano predisposti mirati servizi nelle zone segnalate (sottopasso ferroviario sito tra queste vie Calamandrei e via Gorizia, parcheggio ex mercato ortofrutticolo, viale Pacinotti, piazzale a fianco ristorante Valdo, via Pertini accesso Penny Market, via dei Buti).
L’attività investigativa posta in essere consentiva di effettuare 12 sequestri di sostanza stupefacente di tipo eroina a carico di soggetti tossicodipendenti.
In occasione del primo di questi sequestri, il 13 gennaio scorso veniva tratta in arresto in flagranza di reato un’altra cittadina nigeriana.
Alcune cessioni venivano anche videoriprese per cristallizzare il modus operandi degli spacciatori. Questi portavano l’eroina in bocca, già confezionata in dosi sotto forma di palline termosaldate. Poi la cedevano agli acquirenti, imponendo anche a loro di occultarla immediatamente nella bocca.
Le informazioni fornite dagli acquirenti in occasione dei sequestri operati consentivano di individuare una serie di utenze telefoniche in uso ai soggetti indagati ed utilizzate per l’attività di spaccio. Tali utenze, al fine della prosecuzione delle indagini, venivano man mano sottoposte ad intercettazione.
L’ascolto dei telefoni intercettati, riscontrato dalle risultanze dei servizi di appostamento, pedinamento e osservazione, nonché dai sequestri effettuati e dalle sommarie informazioni acquisite dai consumatori quali persone informate sui fatti, consentivano di delineare un quadro gravemente indiziante a carico dei soggetti indagati.
L’azione di spaccio veniva effettuata con sistematicità e continuità giornaliera, attraverso una vera e propria forma di occupazione e controllo del territorio e la quantità delle sostanze stupefacenti cedute risultante dall’enorme mole di cessioni accertate (più di un migliaio) e dal numero di tossicodipendenti coinvolti, portava ad escludere la possibilità di configurare l’ipotesi di lieve entità.
A riprova della pericolosità complessiva del contesto emerso, risultava anche ravvisabile l’aggravante, per tutti gli indagati, delle cessioni effettuate in prossimità di scuole e, per alcuni di essi, quella della consegna a persona di età minore.
La necessità di procedere al fermo è derivata dal concreto pericolo di fuga insito nella stessa condizione di permanenza sul territorio dello Stato degli indagati. Questi risultano essere quasi tutti irregolari. Hanno fornito svariati alias in occasione di loro precedenti identificazioni e mai hanno dichiarato un indirizzo di residenza, di domicilio o di semplice dimora.
Inoltre, si è ritenuto necessario interrompere l’attività criminosa del gruppo in quanto caratterizzata da una preoccupante disinvoltura e da una sorta di refrattarietà all’osservanza delle disposizioni dell’Autorità, rilevata dal tenore di alcune conversazioni telefoniche intercettate: “In Europa ho sempre venduto droga ma mai nessuno mi ha arrestato”.

http://www.tgregione.it/cronaca-regionale/in-europa-ho-sempre-venduto-droga-ma-mai-nessuno-mi-ha-arrestato-sgominata-banda/

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