“Ho paura ad uscire di casa, quel profugo mi perseguita”

23-05-2015

«Adesso ho paura persino ad uscire di casa. Quell’uomo sta sempre sotto il tendone del bar vicino al mio palazzo, continua a bere e quando è ubriaco diventa una furia». Irene Maurizia Rizzotto, 58 anni, è stata pestata sotto la sua abitazione da un senzatetto che, da mesi e mesi, è accampato in via Brenta.

L’AGGRESSIONE. Il motivo di tanta violenza? Nessuno. È stata un’aggressione improvvisa e senza ragione. La vittima era semplicemente andata a portare il sacchetto delle immondizie nel cassonetto vicino. Stava rientrando, ancora pochi metri e sarebbe arrivata a casa. Gli è passata davanti e lui deve aver pensato che stesse invadendo la sua proprietà. Perché ormai considera suoi quei pochi metri quadrati e non accetta intrusioni. «Ha iniziato ad urlare come un pazzo in una lingua straniera – ha spiegato -. E poi di colpo si è scagliato contro di me e mi ha picchiata. Calci e pugni che mi hanno fatto cadere a terra. E quando ero quasi riuscita a raggiungere il cancello per mettermi al sicuro mi ha lanciato un bottiglia di birra che mi ha colpito alla schiena e mi ha fatto finire a terra una seconda volta. Per fortuna alcuni vicini sono accorsi in mio aiuto. Ho trascorso la notte in ospedale, la prognosi per un trauma allo zigomo e alla gamba è di 23 giorni se non ci saranno complicazioni».

IL SENZATETTO. È da un bel po’ di tempo che quel ragazzo di colore vive in via Brenta. «Il problema – ha detto Rizzotto – è che trova riparo sotto il tendone di un bar chiuso da alcuni anni. A quanto pare intervenire è impossibile perché si tratta di proprietà privata. Ho provato a contattare i proprietari dell’immobile e ho chiesto loro di togliere quella cappottina per spingere quel ragazzo ad andarsene, finalmente. Mi hanno risposto che non hanno intenzione di fare nulla. E adesso sono disperata. Dopo l’aggressione ho paura d’incontrarlo per strada. Anche gli altri residenti sono preoccupati perché ha atteggiamenti violenti e minacciosi anche con i bambini. È già accaduto che ne prendesse di mira alcuni.

LA DENUNCIA. Dopo l’aggressione la vittima ha dato l’allarme e ha sporto denuncia alla polizia locale. Nei confronti del giovane scatterà, probabilmente, una denuncia per lesioni. Lui, intanto, continua però a vivere sotto il tendone di via Brenta. «È chiaro che la situazione è insostenibile anche da punto di vista igienico-sanitario – ha considerato ancora la residente -. I primi tempi passava solo di rado, si fermava poco e gli abbiamo dato una mano. Era gentile, non infastidiva nessuno e chiaramente aveva bisogno di aiuto. Gli abbiamo portato coperte e del cibo. Io stessa, quest’inverno, gli ho regalato un cappotto perché si riparasse dal freddo. Poi si è trasferito in modo definitivo e il suo atteggiamento è cambiato radicalmente. Beve molto e quando è ubriaco diventa pericoloso». «Le chiamate alle forze dell’ordine da parte di noi residenti di via Brenta sono ormai all’ordine del giorno – ha concluso – ma ogni volta ci viene detto che non lo possono né arrestare né allontanare perché quell’area non è pubblica ma privata. Il risultato è che noi viviamo nel terrore di uscire ed incontrarlo.

http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Home/1180591_pestata_da_un_senzatetto_ora_ho_paura_a_uscire/

AGGIORNAMENTO 4 GIUGNO: NON E’ CAMBIATO NULLA

Sono mesi che un ragazzo nigeriano, senza fissa dimora, con conclamati disturbi mentali, mette il terrore nella cittadina di Silvi. di Marco Minnucci

In particolare ha preso nel suo deviato mirino una barista; con la falsa convinzione di aver vinto una grossa somma a qualche videopoker e che la barista non voglia consegnargli il denaro, sono settimane che muove violenza alla ragazza in un climax via via crescente; dalle urla agli spintoni, fino a qualche giorno fa in cui l’extracomunitario ha percosso e aggredito la ragazza procurandole lesioni fisiche.

Questa, e quanto seguirà, è la testimonianza della barista, di cui manteniamo l’anonimato poiché il malvivente è ancora a piede libero.

Benchè ad ogni episodio la ragazza abbia chiamato le forze dell’ordine e abbia sporto denuncia, le autorità competenti non hanno potuto far altro che diffidare il malvivente e sottolineare gli impedimenti del suo particolare caso, che lo vede essere un rifugiato di guerra.

Così le uniche azioni che sono state compiute sono state delle diffide e qualche ricovero in clinica che tuttavia non ha sortito gli effetti sperati, ne’ sul delinquente, ne’ sulla società civile.

Infatti, proprio la temporaneità dei rimedi hanno fatto sì che l’extracomunitario, una volta uscito, abbia ricominciato le sue azioni violente. Dopo aver espresso la testimonianza dell’aggredita, vorrei esprimere un parere personale sulla situazione. In primo luogo invito le autorità competenti a comprendere che, in certi casi, l’impegno non può considerarsi un risultato ma è necessario trovare una soluzione che garantisca l’incolumità dei cittadini.

In secondo luogo vorrei suggerire questa prospettiva: sono settimane che la ragazza, a causa delle minacce e percosse ricevute, ha paura ad uscire di casa. Il caso vuole che questa ragazza abbia un cane e, come tutti gli animali, necessiti fisiologicamente di uscire per espletare le proprie funzioni fisiologiche. Dal momento che ormai si è ben capito quali sono le categorie che hanno la priorità in Italia, prima che ci esca il morto, vorrei sollecitare chi di competenza con questo slogan:“almeno fatelo per il cane che deve minzionare”.

http://www.zonedombratv.it/news/2183-terrore-a-silvi-te-extracomunitario-minaccia-barista

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