Disordini: i “profughi” vogliono mangiare (a spese nostre) al ristorante e non in hotel

01-11-2012

"Profughi"

CONEGLIANO – Da oltre un anno, dall’estate del 2011, sono ospiti a spese dello Stato Italiano all’Hotel Parè di Conegliano, in attesa che si esprima la commissione territoriale competente sull’accettazione o meno del loro status di rifugiati politici.
Un anno per decidere se possono rimanere in Italia o se devono andarsene. Intanto, però, in attesa che la burocrazia decreti il loro futuro, stanno in un “purgatorio” dove vivono a spese della collettività. Vitto, alloggio, sono spesati in tutto, eppure ieri hanno dato vita allo sciopero della fame.
Motivo della protesta? Vogliono mangiare in una sala ristorante come avvenuto negli ultimi tempi e non in albergo, come invece sarebbe disposto dalle normative in materia. Gli stranieri, una ventina in tutto, provenienti dalla Libia, si erano abituati a pranzare insieme nella mensa “messa” loro a disposizione negli ultimi mesi, anche se in realtà dovevano appunto stare in albergo.
Una situazione che è andata bene per un certo periodo, ma poi, i titolari della sala ristorazione, visti alcuni disordini e qualche furto, hanno deciso di bloccare il servizio in mensa ritornando al servizio in albergo.
I profughi, però, non l’hanno presa bene – quel momento era diventato importante per “socializzare” – ora lo chiamano “socializzare” – e per questo sono scattati lo sciopero della fame e si è creata una situazione di tensione, tanto che ieri è dovuta intervenire la polizia.

La Questura ha deciso di mantenere la linea dura, non verrà concesso nulla in più rispetto a quello che spetta di diritto agli extracomunitari: il pasto (ovviamente sempre gratis) lo consumeranno in albergo.

http://www.oggitreviso.it/pranzo-spese-dello-stato-profughi-vogliono-al-ristorante-non-albergo-sciopero-della-fame-53524

Che dire, linea “durissima” della questura. Ormai i nostri giornalisti e politici sono talmente abituati al novantagradismo, che scambiano un servilismo un tantino meno spinto per “linea dura”.
La realtà è che questi parassiti fuggiti dalle carceri libiche non hanno e non hanno avuto mai alcun diritto di ospitalità in Italia.
Al 90% è stato negato l’Asilo dalle commissioni per “completa mancanza di requisiti”, visto che vengono da paesi come Ghana e Nigeria, eppure rimangono in Italia a spese nostre in attesa di ricorso, spinti dalle associazioni “benefiche” che lucrano sull’ospitalità – vero ministro Riccardi? – e dal desiderio di rimandare il termine della cuccagna. E il ricorso lo paghiamo noi, per la gioia di avvocati e magistrati compiacenti.

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