Category: EVIDENZA

Treviso: ragazza scomparsa vista in campo nomadi



TREVISO – Marianna Cendron, la 18enne di Paese (Treviso), è scomparsa da quasi due mesi. La giovane non dà sue notizie dallo scorso 27 febbraio, quando è stata vista l’ultima volta dopo aver terminato l’orario di lavoro al golf club di Salvarosa. Da allora sono state molte le segnalazioni rivelatesi inattendibili, tra queste l’ultima la vorrebbe a marghera, sotto un cavalcavia assieme a un gruppo di nomadi.
La segnalazione è arrivata alla trasmissione Chi l’ha visto?, a cui i genitori di Marianna, Pierfrancesco e Emilia, si sono affidati per ritrovare la figlia. Nella puntata di mercoledì scorso la troupe del programma dedicato alle persone scomparse, accompagnata dalla famiglia Cendron, è andata a Marghera per verificare la pista. Nell’accampamento di nomadi è stata mostrata una foto di Marianna, ma nessuno l’ha riconosciuta.
Al momento della scomparsa la ragazza non aveva con sè documenti e non aveva annunciato a nessuno l’intenzione di allontanarsi. La pista ritenuta più probabile resta quella dell’allontanamento volontario.
Le piste ritenute più probabili dagli inquirenti, sono sempre quelle da non seguire, visti i risultati. Pensare poi di mostrare la foto e ricevere collaborazione dagli Zingari, è demenziale.
La realtà è che i Campi Nomadi sono zone extraterritoriali, sono enclaves criminali prive di controllo dove scompare refurtiva – spesso – e purtroppo anche persone.

Lo mandano ai domiciliari: e lui guadagna 2mila euro al giorno spacciando

LORIA – Il fatto di essere agli arresti domiciliari non aveva bloccato la sua fiorente attività di spaccio.

Secondo quando appurato dai carabinieri della stazione di Riese, Mohammed Abdoun (in foto), marocchino di 34 anni residente in via Roma a Loria, vendeva comunque cocaina ai suoi clienti.

Dopo averlo tenuto sotto controllo per qualche mese, i militari sono arrivati a documentare come in una settimana riuscisse ad effettuare anche 135 cessioni di stupefacente, stimando incassi settimanali di circa 14mila euro: un giro a dir poco redditizio.

I carabinieri, dopo aver documentato l’attività in seguito a numerosi contatti coi suoi clienti, hanno effettuato una perquisirne in casa sua, trovandoci 240 grammi di cocaina, 5mila euro in contanti ed un bilancino di precisione.

A quel punto sono scattati l’arresto ed il trasferimento in carcere.

http://www.oggitreviso.it/node/60675

La xenofilia uccide: l’esecuzione del prete da parte di tre immigrati

Prato, 25 aprile 2013 – CONQUISTARSI la fiducia di don Mario. Era questa, secondo l’accusa e secondo quanto è emerso dalle intercettazioni effettuate dai carabinieri, la missione di Bledar Haxhillari, il ventinovenne albanese ritenuto il basista del feroce delitto di Tizzana, avvenuto la sera, del 28 dicembre scorso, di venerdì. Ma la preparazione di quello che, quella sera, si trasformò in un agguato mortale, avviene il giorno prima, giovedì 27, nella canonica di Tizzana, dove Bledar trascorse quattro ore, dalle 2 alle 6 del pomeriggio, insieme a don Mario. Don Mario si sfogò con il Bledar che gli si presentò come Alessandro, facendogli credere di essersi già conosciuti, per quanto il parroco non se lo ricordasse, e dicendogli che qualche volta aveva accompagnato Lover a Tizzana.

Bledar conviveva con la sorellastra del sinti. E don Mario gli raccontò di Lover, delle minacce e delle violenze subite fino al suo arresto, la notte del 18 dicembre. E Bledar si dimostrò dispiaciuto e comprensivo. «Io sono diverso da lui — disse a don Mario — e se lo incontro di nuovo lo picchio». Ma poi si preoccupò di chiedere al prete quanti soldi aveva dato a Lover e se le anziane del luogo, dopo la morte, gli avevano lasciato l’eredità. Don Mario gli disse di no e Bledar gli dette del bugiardo. L’interesse dell’albanese per le condizioni economiche del parroco era inequivocabile. Voleva sapere quanti soldi aveva. E quel pomeriggio guardò don Mario mentre li contava, in sala da pranzo, e lo seguì nella stanza dove c’era la cassaforte e lo vide depositarvi il denaro. Si informò sulla procedura di apertura e se servivano chiavi e codici. Il sopralluogo finì. Erano le sei di sera e don Mario riaccompagnò Bledar-Alessandro alla fermata dell’autobus.

Tornerà il giorno dopo, poco prima delle sei di sera e sempre ripreso, e poi riportato, da don Mario, alla fermata dell’autobus per Prato. Alle 19.14 del 28 dicembre farà entrare i complici, acquattati nella piazza, al buio, dove erano stati accompagnati da una quarta persona, poi allontanatosi. Don Mario si sta mettendo le scarpe e non si accorge di nulla. Sono, secondo gli inquirenti, Gazmor e Fation. Sgattaiolano al piano di sopra e si nascondono. Hanno il compito di rubare, soprattutto nella cassaforte dove Bledar ha visto riporre i contanti. Contanti che probabilmente non ci sono più perchè la mattina, convinto dalla perpetua, Maria Palumbo, che lo aveva aiutato a metterli in macchina, don Mario li aveva depositati in banca. Don Mario rientra troppo presto, e un amico imbianchino si ferma, inaspettatamente, a cena. Il piano slitta, i due si innervosiscono e quando don Mario sale le scale non sa di andare incontro ad una morte atroce. Sono le 20.42.
Quello che accade — rilevano gli inquirenti — ha poco di umano. I due giovani avrebbero potuto rendere inoffensivo l’anziano parroco con relativa facilità e portare a termine il loro piano criminale. Ma così non agiscono. Non si limitano a legarlo ed imbavagliarlo per impedirgli di urlare, ma si accaniscono contro di lui, ripetutamente e con una folle violenza che si protrae per diversi interminabili minuti». L’ascolto delle registrazioni lascia il segno negli investigatori.

http://www.lanazione.it/pistoia/cronaca/2013/04/25/878870-omicidio-don-mario-tizzana-indagini-soldi.shtml

Palermo: poliziotti massacrati a sprangate da immigrato

Palermo 25 apr 2013 – Tre poliziotti feriti a colpi di spranga da un barbone. E’ successo ieri sera nella zona di via Oreto. Uno di loro è stato ferito alla testa, un altro al braccio e il terzo ha riportato ferite varie in tutto il corpo. Tutti e tre si trovano in ospedale.

Pare che gli agenti siano arrivati sul posto per un controllo dopo una segnalazione sulla presenza di ladri nella scuola Rialto. Il barbone, uno straniero, li avrebbe sorpresi alle spalle e aggrediti a sprangate. L’uomo è stato fermato con l’aiuto di altri due agenti e portato in questura.

http://www.palermotoday.it/cronaca/barbone-aggredisce-poliziotti.html

 

Firenze, minorenne palpeggiata nei bagni di un bar: arrestato senegalese

Firenze 24 apr 2013 – Ieri mattina la polizia ha arrestato per resistenza e lesioni un cittadino un senegalese di 33 anni. Poco prima lo straniero aveva inseguito una studentessa di 17 anni che alcuni giorni prima lo aveva denunciato per molestie.

Il 9 aprile la minorenne ha presentato denuncia ai carabinieri, raccontando di essere stata molestata da un venditore abusivo senegalese nei bagni di un bar di viale Mazzini: l’uomo, secondo il racconto, si sarebbe avvicinato a lei palpeggiandola e cercando di baciarla.

Ieri la minorenne ha incontrato l’uomo in un altro bar della zona. Gli ha scattato una foto, con l’intenzione di portarla ai carabinieri, ma lui se ne è accorto e ha iniziato a inseguirla, fino a che la ragazza non ha trovato rifugio in un bar. Qui i dipendenti del locale hanno telefonato al 113.

Quando i poliziotti sono arrivati sul posto il 33enne ha tentato la fuga tirando calci e pugni e ferendo lievemente un agente. L’uomo ha corso per circa 1 chilometro prima di essere fermato. Aveva con sé alcuni pacchetti di fazzoletti e per questo è stato anche denunciato per vendita abusiva e sanzionato con 5.000 euro di multa.

http://www.firenzetoday.it/cronaca/viale-mazzini-senegalese-molestie-minorenne.html

 

Accolgono in casa immigrato, lui diventa l’aguzzino di un’anziana


Bollate, Estorsione: arrestato un albanese
I Carabinieri della Tenenza di Bollate hanno sottoposto a fermo un cittadino albanese, D.I., classe ’70 per estorsione ai danni di un’anziana donna di 80 anni di Baranzate.

Nel 2006 D.I. era stato accolto dalla donna e dal marito, nella loro abitrazione, per accudire questo ultimo. La coppia, benestante, non aveva fatto mancare nulla all’uomo che però, dopo la morte del marito, aveva cominciato con minacce e violenze a richiedere denaro alla povera donna, fintanto di costringerla a modificare in suo favore il testamento e a vendere un appartamento nel Bergamasco e parte del ricavato, oltre 30mila euro, erano finiti nelle sue tasche.

Mercoledì sera l’epilogo di questa storia, D.I. pretendeva una nuova somma di denaro dalla donna e per convincerla appiccava un incendio all’interno della casa, prontamente spento dall’anziana che pur di scappare all’incubo consegnava al suo aguzzino 3.400 euro.

Nella mattinata di giovedì finalmente la denuncia ai militari di Bollate che hanno diramato le ricerche e individuato il cittadino albanese che aveva ancora in tasca il denaro estoto. Data la gravita’ degli eventi occorsi e anche al fine anche di scongiurare il pericolo, che se rimesso in liberta’, D.I. potesse mettere in atto le proprie minacce di morte nei confronti del propria vittima, questi veniva sottoposto a fermo e dopo gli atti di rito, su conforme avviso del magistrato, condotto presso il carcere di San Vittore.

«Sono immigrato, dovete curare prima me!» E accoltella due infermiere

Triggiano, 25 apr – I Carabinieri della Compagnia di Triggiano hanno tratto in arresto un cittadino ghanese di 46 anni, ritenuto responsabile di lesioni aggravate e porto illegale di arma bianca. In particolare, poco prima, presso una struttura sanitaria del luogo, armato di coltello, dopo aver serrato con un armadio la porta della stanza in cui si trovava ricoverato, ha aggredito due operatrici socio sanitarie, in quel momento impegnate ad assistere un altro ospite della struttura, sferrando un fendente che ha colpito una delle due all’emicostato, senza tuttavia procurarle gravi ferite. La pronta reazione delle malcapitate ha permesso loro di disarmare l’uomo e di lanciare l’allarme, dopo essere riuscite ad uscire dalla stanza. Prontamente intervenuta sul posto, una “gazzella” dell’Aliquota Radiomobile ha così tratto in arresto lo straniero, che, su disposizione della Procura della Repubblica di Bari, è stato poi associati presso la casa circondariale del capoluogo. Le due vittime, invece, soccorse presso il locale pronto soccorso, se la caveranno rispettivamente in 15 e 4 giorni per le lesioni riportate e per lo spavento.

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Basta “coccolare” invasori a nostre spese.

Pestata da Dominicano: rischia di perdere occhio

Catania, 24 apr. – Un dominicano di 38 anni e’ stato fermato da carabinieri a Catania per lesioni gravi nei confronti della moglie, una sua connazionale di 29 anni, ora ricoverata con prognosi riservata al Policlinico. L’aggressione e’ avvenuta nella zona alta di viale Vittorio Veneto, per motivi ancora non chiari. L’uomo e’ accusato di avere picchiato selvaggiamente la consorte, che rischia di perdere l’occhio destro.

http://www.agi.it/cronaca/notizie/201304241424-cro-rt10204-violenza_donne_catania_picchiata_da_marito_rischia_un_occhio

Sempre peggio a Milano: mamma e neonato aggrediti da Marocchino

Di seguito la terribile esperienza raccontata a CronacaMilano da una giovane mamma residente a Milano.

“SONO STATA AGGREDITA MENTRE AVEVO IN BRACCIO MIO FIGLIO DI SOLO 1 MESE” –Buongiorno, venerdì 19 aprile 2013 anch’io sono stata aggredita, in zona San Siro, alle 10,30 del mattino – scrive la nostra lettrice, – mentre avevo in braccio mio figlio di solo 1 mese.

– “L’aggressore – aggiunge la giovane mamma, – era un marocchino di 28 o 30 anni che attualmente si trova in carcere, perché sono riuscita a ricordarmi la sua faccia. 

HO SCRITTO PER AIUTARE ANCHE LE ALTRE PERSONE” – “Vi ho scritto per essere d’aiuto anche alle persone che hanno subito la mia stessa esperienza e che – precisa la cittadina, –purtroppo non sono riusciti a far arrestare l’autore.

LA DINAMICA DELLA RAPINA– “Venerdì mattina sono uscita di casa per portare mio figlio dal pediatra, – prosegue la signora.

– “Ho preso il filobus n.95 da via Paravia – spiega ancora – e, dopo essermi seduta parlando al telefono, ho sentito parlare in arabo, così mi sono girata e ho visto bene in faccia quello che non sapevo sarebbe stato, dopo, il mio aggressore. Poi mi sono girata.

– Subito dopo – non esita a raccontare la coraggiosa lettrice, – ho sentito una grande forza che mi tirava la sciarpa che avevo al collo fino a sentirmi strozzata.

– “Dopo essersi impossessato del mio iPhone – prosegue, – il ladro mi ha spinto con forza contro il vetro che avevo d’avanti e, mentre rimanevo stordita e spaventata per quanto subito, è scappato.

LA DENUNCIA ALLA POLIZIA – Le persone presenti hanno chiamato la Polizia – ci spiega ancora la cittadina –  ma, dopo un quarto d’ora, non vedendo arrivare nessuno mi sono rivolta io al Commissariato più vicino.

IL NUOVO AVVISTAMENTO DEL LADRO, IN POMERIGGIO – “Dopo aver fatto la denuncia, di pomeriggio, mentre passavo con un’amica sempre nella stessa zona – racconta ancora la nostra lettrice, – ho visto ancora l’aggressore, vestito con gli stessi abiti (una tuta nera e rossa) che girava.

– “Ho subito chiamato i Carabinieri – aggiunge, – che lo hanno arrestato.

POTEVA FAR MALE AL MIO BAMBINO – “Il mio cellulare non è stato trovato, ma l’importante che quel delinquente sia dentro – conclude la lettrice. – Per quello che mi ha fatto, perché poteva far male al mio bambino. Questo è tutto, grazie.

http://www.cronacamilano.it/cronaca/38027-rapina-iphone-via-paravia-milano-su-filobus-95-vittima-una-mamma-che-aveva-in-braccio-il-figlio-di-1-mese-poteva-far-male-al-mio-bambino.html

Caserta, traffico internazionale di droga: catturati 20 immigrati africani

Castel Volturno 24 apr 2013 – Nelle prime ore della mattinata odierna, nell’ambito di un’articolata indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Casal di Principe hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dall’Ufficio GIP presso il Tribunale di Napoli, nei confronti di 20 indagati, gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, riciclaggio, evasione dagli arresti domiciliari e favoreggiamento personale. L’attività investigativa, avviata nel settembre del 2009 e denominata “ZEBRA”, condotta con l’utilizzo di attività tecniche di intercettazione telefonica, ha permesso di individuare l’esistenza di due vasti contesti associativi dediti al narcotraffico in Italia, costituiti da soggetti originari tutti del continente africano.

La prima associazione, capeggiata da un cittadino nigeriano 54enne, soprannominato “BABA NIKE”, conta numerosi adepti e ha base operativa in Olanda, luogo di provenienza dello stupefacente destinato al mercato italiano, in particolar modo a quello dell’area “Domitia” di Castelvolturno (CE). Lo stupefacente, cocaina ed eroina, veniva trasportato attraverso corrieri, che ingerivano gli ovuli contenenti la droga. Prima dei viaggi, con linee aeree e ferroviarie, i corrieri e i membri dell’organizzazione che li avevano assoldati eseguivano veri e propri “riti propiziatori”, per i quali veniva contattato un “mago vudù” in Nigeria, al fine di scongiurare i controlli delle Forze di Polizia e assicurare il buon esito del viaggio, considerando che la rottura degli ovuli avrebbe potuto provocare la morte del trasportatore. Nel corso di uno dei numerosi riscontri investigativi, il 30 dicembre 2009, un corriere destinatario del provvedimento, a seguito di un controllo dei carabinieri, espulse oltre 60 ovuli contenenti eroina, del peso di 11 grammi cadauno, che aveva ingerito prima di intraprendere il viaggio dall’Olanda alla volta dell’Italia.

La seconda associazione, più aggressiva, capeggiata da un altro cittadino nigeriano 51enne, attiva quasi esclusivamente nella zona di Castel Volturno (CE), si occupava della distribuzione sul territorio nazionale verso altri spacciatori, in particolare verso Roma e Napoli, e gestiva una notevole fetta di spaccio al dettaglio del mercato locale dell’area “Domitia”.
Il capo di quest’ultimo sodalizio criminale riciclava parte dei proventi dell’attività illecita, trasferendo consistenti somme di denaro, stimate in oltre 200.000 euro, verso il proprio Paese d’origine, la Nigeria, dove venivano reinvestiti nell’acquisto e ristrutturazione di un hotel, in terreni e altri beni di lusso. Oltre al riciclaggio, nei confronti di un arrestato è stato contestato il favoreggiamento personale, poiché avrebbe favorito l’irreperibilità di un connazionale, nigeriano, destinatario di un provvedimento restrittivo, mentre ad un altro soggetto è stata rubricata un’evasione dagli arresti domiciliari, poiché è emerso che lo stesso si allontanava dall’abitazione proprio per dedicarsi alla vendita dello stupefacente.  La base operativa della seconda organizzazione era individuata in un esercizio pubblico ubicato a Castelvolturno (CE), sulla strada statale domitiana: il call center denominato “International”, sottoposto a sequestro preventivo con lo stesso provvedimento eseguito in data odierna; all’interno del call center avvenivano incontri per organizzare il traffico e, in alcuni casi, veniva riscontrata la cessione dello stupefacente.  Nel corso dell’indagine sono stati acquisiti numerosi riscontri investigativi, con l’esecuzione di 22 arresti in flagranza di reato, il recupero di oltre 2 Kg di sostanza stupefacente, del tipo cocaina e eroina, e il sequestro di migliaia di euro quale provento dell’attività illecita.

http://www.casertanews.it/public/articoli/2013/04/24/081110_cronaca-castel-volturno-operazione-zebra-dda-narcotraffico-smantellata-banda-guidata-nigeriano-22-arresti-riti-vudu-evitare-controlli.htm