Arrestata banda islamica: in manette anche ex imam amico di Zanonato

20-07-2012

Quattro ordini di custodia cautelare, l’organizzazione operava nel Veneziano. Il religioso musulmano era stato a capo della comunità di San Donà di Piave e legato a organizzazioni terroristiche

Per ora l’accusa è di immigrazione clandestina, ma il sospetto è che i quattro siriani, tra i quali un ex iman, arrestati dalla Digos della Questura di Venezia abbiano contribuito a finanziare il terrorismo inviando in patria un milione e mezzo di euro. L’indagine aveva preso avvio nel 2008 proprio per accertare il possibile collegamento con organizzazioni terroristiche internazionali di siriani. Figura cardine dell’inchiesta, l’ex imam di San Donà di Piave (Venezia), Ahmad Chaddad, uomo carismatico e legato alle posizioni radicali salafiste in contatto con mediorientali dell’estremismo religioso come l’ex imam di Milano (in carcere per terrorismo) e l’ex imam di Como, espulso dall’Italia per terrorismo.

L’uomo avrebbe avuto la «regia» della presunta organizzazione specializzata nel favorire l’ingresso e la permanenza illegale di siriani che, pur di entrare in Italia, versavano 5-6 mila a testa, ottenendo così contratti di lavoro fittizi presso imprese riconducibili agli altri tre arrestati e ad altri 4 indagati (tutti siriani, tranne un sandonatese) titolari di imprese edili. Secondo gli inquirenti, l’organizzazione falsificava i documenti, attestava false assunzioni e avrebbe portato in Italia decine di connazionali impiegandoli nelle ditte per poi costringerli a lavorare senza stipendio per «saldare» i 5-6 mila euro «anticipati» per la regolarizzazione.

Chi non «saldava» era sottoposto a vessazioni fisiche e ad aggressioni violente. Un’accelerata all’inchiesta è stata data dalla testimonianza di alcune vittime che venivano «prestate», a seconda delle necessità, alle ditte coinvolte nell’indagine. Anche un tunisino, estraneo a questo giro, ha subito le «ire» dell’ex imam che l’ha aggredito, nel 2006, perchè voleva sposare un’italiana che non si era convertita. Scavando a fondo, la Digos lagunare ha scoperto che i quattro sospettati, e poi arrestati, avevano mandato in Siria, attraverso due banche italiane, un milione e mezzo di euro dal 2001 al 2006 in 32 «tranche» per importi che variavano tra i 15 e gli 85 mila euro alla Commercial Bank of Syria, Banque Libano Francaise sal – Tripoli, Banque Audi sal-Tarablos e Al Rajhi Banking and investment. Denaro, che ha sottolineato il procuratore capo di Venezia, Luigi Delpino, «non giustificava l’attività degli indagati e non era compatibile con il loro tenore di vita».

Avuta la certezza della consistenza degli elementi raccolti, la Digos, coordinata dalla magistratura veneziana, nel maggio 2011 ha fatto una serie di perquisizioni che hanno portato al sequestro nelle case di alcuni indagati di decine di documenti falsi in bianco, fotografie, un timbro falso del Comune di San Don…, il documento «Maalim al jihad» («Le caratteristiche del jiad»). Stamane invece sono stati trovati documenti che, ha detto il capo della Digos lagunare Ezio Gaetano, «qualificano l’attualità dell’attività illecita».

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2012/18-luglio-2012/arrestata-banda-siriana-manette-anche-ex-imam–2011055774229.shtml

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