Legate, picchiate, rapinate da gang: “Allah Akbar”

01-02-2020

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 Legate, picchiate, rapinate. In casa, in prima serata, con i vicini che potevano suonare alla porta in ogni momento e le amiche che stavano per arrivare. Un vero e proprio incubo che si è materializzato, l’altro ieri all’ora di cena, sotto forma di quattro energumeni. Ad averlo vissuto sono state tre donne: nonna Palmira Galvan, di 89 anni, sua figlia Marta Veronese, di 60, e Tatiana di 43, la badante dell’anziana, di origine rumena. Marta è molto conosciuta in ambito turistico per avere gestito, assieme al marito Enzo Busolin (morto tre anni fa), l’hotel Mirafiori, poi ceduto nel 2018. È successo tra le 19 e le 19.30 nella villetta di via Calvi 1/b a Jesolo, dove le tre vittime convivono. Bottino ingente: il denaro e i gioielli custoditi in cassaforte, su cui i bandito sono riusciti a mettere le mani. Secondo i primi riscontri investigativi si tratta di gente esperta che non ha lasciato nulla al caso: travisati, vestiti di nero, con guanti alle mani e coperture ai piedi per non lasciare impronte di alcun genere. Niente armi, violenti e determinati. Attenti a non tradirsi nemmeno con la voce, scegliendo di comunicare a gesti.
QUATTRO PROFESSIONISTI
Professionisti del genere, che con ogni probabilità hanno agito dopo un sopralluogo, visto come si sono mossi fuori e dentro l’abitazione. Le tre donne sono rimaste in loro balia per almeno quaranta minuti. L’irruzione tra le 19 e le 19.30, la fuga verso le 20.04, quando è arrivata una delle amiche di Marta Veronese, per la consueta partita a burraco del giovedì sera e che li ha persino incrociati senza sospettare alcunché.
L’accesso dal retro, dopo aver attraversato il giardino, e forzato una vecchia porta tagliafuoco, dotata di una presa d’aria. I banditi l’hanno rimossa svitando a mano le viti, e poi infilando nella fessura il braccio hanno ruotato il chiavistello, di fatto aprendola. Un escamotage che poteva essere sfruttato solo da chi era a conoscenza di quel particolare. I quattro quindi si sono diretti subito in cucina. Le donne stavano mangiando e si sono viste gli sconosciuti di fronte che hanno gridato «Polizia!». La badante ha iniziato a urlare terrorizzata ed è stata colpita due volte in faccia fino a lacerarle il labbro e poi legata alla sedia, chiudendole la bocca con del nastro adesivo. Anche l’anziana è stata legata e fatta sedere. Marta, invece, dopo essere stata legata ai polsi, è stata costretta a far strada ai malviventi per portarli al piano superiore, fino alla cassaforte.
MANESCHI
Anche Marta è stata picchiata al volto. Forse per rilevare la combinazione del forziere. E una volta razziati soldi e preziosi ecco l’imprevisto: il cellulare della sessantenne ha cominciato a squillare. Era una delle amica attese per la partita di burraco che cercava di contattarla per farsi aprire, visto che non rispondeva al citofono. E in contemporanea si è messo a squillare anche il cordless: era il fratello Marino a chiamare la donna, preoccupato perché non si era fatta sentire. È a quel punto che i banditi, dopo aver preso i due telefoni, che hanno deciso di andarsene sempre dal retro dirigendosi verso Jesolo Paese. Ma prima di uscire si sono rivolti alle donne gridando «Allah Akbar», come fossero dei terroristi islamici. Anche se gli investigatori pensano sia solo un tentativo grossolano di depistaggio. E mentre si allontanavano a piedi sono stati visti da altre due amiche di Marta Veronese, sorprese che ci fossero quattro uomini che facevano jogging a quell’ora e per di più in quella zona. Marta Veronese, legata anche alle gambe, nel frattempo è riuscita non senza fatica e procurandosi anche delle ferite alle caviglie, a trascinarsi fino all’ingresso, aprendo il portoncino. L’amica la vede e capisce tutto. A quel punto la telefonata alle forze dell’ordine: arrivano polizia e carabinieri. Ma i malviventi avevano ormai fatto perdere le loro tracce, magari salendo nell’auto lasciata – è una delle ipotesi – nei pressi dell’incrocio che porta al Paese.
Marta Veronese e la badante sono state accompagnate al Pronto soccorso e medicate: la prognosi è di dieci giorni. Sotto choc anche l’anziana. Ora è caccia alla banda. Nella villetta i rilievi della Scientifica si sono protratti per ore, con gli agenti che hanno passato al setaccio tutte le stanze alla ricerca anche del minimo indizio utile a rintracciare gli autori di una rapina quasi da arancia meccanica.
Monica Andolfatto

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