Moldavi gli devastano la pasticceria, poi lo querelano perché si è difeso…

08-03-2015

Mi hai rigato l’auto” e gli devastano la pasticceria: ora lo querelano pure
SCORZÈ (VENEZIA) – Lo choc e le ferite, la paura di ritorsioni, e ora la beffa finale che li vuole non più nei panni delle vittime, bensì in quelli dei “carnefici”.

Alex Durigon, 29 anni, e la fidanzata Carlotta (24) sono amareggiati ma il sentimento che prevale è quello della rabbia. Lo scorso 28 settembre la pasticceria “Hansel & Gretel”, di cui sono titolari in centro a Peseggia, ha fatto da sfondo a una furibonda rissa che non solo ha provocato danni al locale ma ha mandato al pronto soccorso cinque persone, insieme alla coppia, la madre di lui di 55 anni e due amici; prognosi fra i dieci e i venti giorni.

A distanza di cinque mesi Alex e Carlotta si sono visti chiamare in caserma dai carabinieri di Scorzè che hanno loro notificato la querela da parte di chi sarebbe stato identificato come il capo della spedizione punitiva – così è stata definita dai testimoni – a colpi di spranghe e di piedi di porco.

Quella domenica di inizio autunno, tutto era scaturito dal battibecco con un cliente moldavo che aveva accusato la mamma di Alex di avergli rigato l’auto facendo manovra nel parcheggio.

Il torto del figlio fu quello, da quanto riferito ai militari, di essere intervenuto invitando l’uomo a moderare i toni, cercando di trovare un accordo. La risposta fu l’arrivo di un gruppo di connazionali del moldavo che seminò il panico fra gli avventori, molti genitori con i figlioletti, rovesciando sedie e tavolini, mandando in frantumi suppellettili e fioriere. Solo l’intervento dei militari dell’Arma fece fuggire gli aggressori che lasciarono dietro a sé appunto cinque feriti.

L’episodio suscitò un clamore tale che nell’immediato arrivò anche il sindaco Giovanni Battista Mestriner che volle esprimere solidarietà ai due esercenti.

«Siamo all’assurdo – commenta Carlotta – non sappiamo più cosa pensare. Il nostro ex cliente ha denunciato Alex per ingiurie e percosse, mentre noi non abbiamo fatto nulla, perché ci avevano assicurato che si sarebbe proceduto d’ufficio visto quanto successo. Adesso invece scopriamo che dobbiamo rivolgerci a un avvocato e tutelarci».

«Da quel giorno la nostra vita è cambiata – conclude sconfortata – cerchiamo di non stare mai da soli, ci guardiamo sempre le spalle, perché nelle orecchie ci risuona sempre la frase detta dai picchiatori: ’State sicuri, torneremo’. La tranquillità non ha prezzo. Ma ora passare persino dalla parte del torto proprio no. Lui lo vediamo ogni giorno passare davanti alle vetrine quando va a prendere le bambine a scuola, sorridente».

http://m.leggo.it/NEWS/ITALIA/articolo/notizie/1224242.shtml

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