Zingari e immigrati: i pendolari del racket ‘pattugliano’ i supermercati

26-08-2013

OSTIGLIA. Giovani rom e nordafricani. Presenze fisse di 4 o 5 persone al giorno alle porte dei supermercati Lidl, Eurospin, Di Più, Famila. Itineranti dell’elemosina. O forse pedine di un business organizzato e strutturato. Chiedono soldi, non cibo. Siamo a Ostiglia. Da qualche tempo crocevia di persone che si dividono le zone dell’accattonaggio, facilmente raggiungibile con la linea ferroviaria diretta del Brennero e la fermata a poche centinaia di metri dal centro.
I rom arrivano da Bologna; da Verona e Nogara scendono i nordafricani. Il mattino presto, alle 7.30. Guadagnarsi la postazione è fondamentale per la giornata. Difficilmente stanno a contatto bianchi e neri, rom e nigeriani. Zainetti in spalla, a piedi raggiungono i supermercati affacciati sulla statale Abetone Brennero, dislocati a poco meno di 200 metri dalla stazione ferroviaria. Sei, sette euro racimolati a pezzi di cinque e dieci centesimi per otto o nove ore di questua. Qualche ragazza rom, incinta (che da qualche settimana non si vede più) arriva anche a venti euro di monetine che cambia nel bar più vicino, prima del rientro. Nessuno di loro pagherà il biglietto del treno. Viaggio in piedi, a schivare controlli e controllori. Non si può sprecare l’incasso per regolarizzare una corsa in treno.
Le forze dell’ordine conoscono ogni viso. Pattugliano.
Ma molti di loro, fermati e schedati, non hanno documenti, non sono regolari, non hanno fissa dimora. Inutile, quasi, portarli in Questura. Inutili le contravvenzioni. A chi recapitarle? Il comandante della stazione locale dei carabinieri di Ostiglia conosce attentamente movimenti, spostamenti. Si cerca di contenere il problema. Che diventa della gente, quando qualcuno più insistente o aggressivo ti prende per un braccio perché pretende i soldi del carrello. Un euro alla volta sarebbe un bel gruzzolo da intascare, da mattina a sera.
Ma i clienti dei supermercati passano oltre, sono stanchi, spesso infastiditi. Lasciano pochi spiccioli, i più clementi una bottiglia di acqua. Lidl ed Eurospin ammettono solo una persona a chiedere elemosina. Al Lidl si trovano le romene, che però stanno spesso in due, all’Eurospin c’è la giovane madre nigeriana, educata, saluta e non chiede. Si affida alla generosità dei clienti.
Il Famila ha adottato invece la politica dura, della fermezza: nessuno più davanti alle porte o nei pressi dei carrelli. Qui c’erano anche gli “accattoni” anziani, quelli che si siedono a terra con i cartelli e la scritta “ho fame”, e c’erano contemporaneamente i ragazzi più scaltri che si aggiravano per le auto. Ora non più. Alla prima vista l’ordine è quello di allontanarli.
Il parcheggio è proprietà privata e la direzione pretende tranquillità per i propri clienti. Poi trovi l’africano anche davanti ad uno dei panifici delle vie interne al paese. Qui, da un po’ di tempo, si alternano anche tre volte la settimana. La storia è sempre la stessa.
Chiedi loro se hanno bisogno del pane e dicono no: «Dammi i soldi». Da questo panificio ogni tanto passa anche un ragazzone di colore spesso aggressivo, che pretende la bottiglia di coca cola dal frigo. Per non creare situazioni imbarazzanti davanti ai clienti, abbiamo visto consegnare la bottiglietta e sentito lui uscire e inveire. Caso isolato.
Mentre c’è un altro aspetto che passa quasi inosservato: uomini anziani che offrono qualche spicciolo in più in cambio di “qualche attenzione particolare” alle ragazze rom, che però la sera vengono prelevate da accompagnatori piuttosto attenti. Il martedì, giorno di mercato, le presenze raddoppiano. In centro storico ti fermano a piedi, in bicicletta. È un business. Per saperne di più si dovrebbe salire sul treno del ritorno e prendere consapevolezza, probabilmente di una realtà mista a miseria e sfruttamento.

http://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2013/08/26/news/pendolari-dell-elemosina-per-sette-euro-al-giorno-1.7637266

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