Marocchino pesta la figlia davanti ai compagni di scuola: “Non diventerai mai come loro”

20-08-2013

Non poteva nemmeno usare il Burrocacao perché le labbra lucide, nella cultura di suo padre, non sono concepite. Così come non sono concepiti altri cosmetici, l’iPod, i jeans, i tacchi alti, le uscite con le amiche e le passeggiate in centro con un compagno di classe. È l’incubo in cui si è trovata una ragazzina marocchina di 14 anni, secondo il padre-padrone divenuta troppo occidentale dopo il trasferimento a Padova. Dopo mesi di violenze, molte delle quali anche pubbliche, la polizia messo fine alla spirale di terrore della giovane che fino a qualche giorno fa abitava alla Stanga con mamma e papà. Ora però il padre, 53 anni, marocchino, è stato colpito da un’ordinanza del giudice che gli impone l’allontanamento dalla figlia e dai luoghi da lei abitualmente frequentati. Contestualmente è stato denunciato per lesioni aggravate e maltrattamenti. Il pubblico ministero Vartan Giacomelli ha firmato il provvedimento sulla base dell’indagine svolta dalla squadra mobile di Marco Calì. Gli investigatori hanno raccolto mesi di vessazioni, in alcuni casi tra le mura domestiche ma in molti altri, purtroppo, davanti agli amici coetanei.

Violenza ripetute. A luglio dell’anno scorso il padre marocchino prende a calci e trascina la figlia tirandole i capelli solo per averla beccata con il Burrocacao sulle labbra. A ottobre dello stesso anno la aggredisce all’uscita di scuola, quindi davanti ai cancelli di un istituto superiore cittadino: troppo trucco in faccia, condizione non rispettosa della cultura musulmana. Il 31 gennaio scorso la violenza si scatena tra le mura domestiche, sempre con spintoni, schiaffi e un pugno sulla schiena: la ragazzina viene ricoverata in pronto soccorso, da cui la dimettono con una prognosi di 8 giorni. Ma l’episodio più grave, quello che fa scattare anche le indagini della polizia, è quello del 27 febbraio scorso. Verso mezzogiorno la quattordicenne telefona a casa: dice di trovarsi in centro con i compagni di scuola, con i quali desidera fermarsi un po’ visto che per uno sciopero le lezioni sono finite prima. Pochi minuti dopo in riviera Ponti Romani arriva il padre. Le dà uno spintone per allontanarla dal capannello di coetanei a cui chiede se erano stati a scuola o se avevano marinato. Tutti confermano che le lezioni erano terminate prima per lo sciopero. L’uomo torna dalla figlia, la prende per i capelli e inizia a trascinarla urlando offese, in italiano e in arabo. La ragazzina viene strattonata, arriva così fino ai portici di Coin in via Zabarella. Il padre la spinge con violenza e lei finisce a terra. Urla e si dispera. Lui le ripete: «Non diventerai mai come loro, non te lo permetto» e ancora «Vado in prigione ma non ti lascio fare quello che vuoi».

Le indagini. Gli uomini della squadra mobile di Marco Calì si buttano a capofitto sulla vicenda e convocano in questura sia la giovane che la madre. Riescono a convincerle a parlare, a raccontare tutto. Nel frattempo il padre scompare, se ne torna in Marocco per qualche mese. Nel corso di questi mesi gli investigatori hanno raccolto tutti gli episodi più gravi corredati dal racconto dei testimoni, da cui è emersa una realtà agghiacciante che dimostra come può essere difficoltoso il processo di integrazione. Il padre violento in questi ultimi mesi è stato a colloquio anche con gli psicologi dei Servizi sociali e davanti a loro ha confermato tutto. Ha ribadito di non essere in grado di sopportare una simile trasformazione da parte della figlia. Durante uno degli ultimi pestaggi le avrebbe ripetuto più volte: «Anche se ti ammazzo cosa cambia? Tanto in carcere ci finisco lo stesso». Per tutti questi motivi, quando l’altro giorno è rientrato a Padova, i poliziotti l’hanno raggiunto e gli hanno notificato l’ordinanza del giudice, cacciandolo di fatto fuori casa.

http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2013/08/20/news/picchia-la-figlia-perche-fa-l-occidentale-1.7605019

Questa ragazzina è vittima di quella famosa integrazione di cui parlano gli irresponsabili che governano l’Italia e l’Europa. Mescolare culture diverse comporta questi drammi. Un consiglio per tutti gli immigrati: se ci disprezzate e non volete che i vostri figli diventino come noi, andatevene. Nessuno sentirà la vostra mancanza.

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