Rimini fuori controllo: nuovi disordini etnici in spiaggia tra senegalesi e bengalesi

06-08-2013


Il Resto del Carlino

Rimini, 6 agosto 2013 – LA TREGUA in spiaggia è durata solo cinque giorni. Un’altra maxi rissa tra vu’ cumprà si è consumata ieri pomeriggio al bagno 67, il ‘Tortuga Beach’, dove è andata in onda la stessa terribile scena cosumatasi il 30 luglio, al 137. Anche qui botte da orbi con le mamme terrorizzate che trascinavano i bambini via dalla spiaggia.

ANCHE questa volta la sfida è stata tra bengalesi e senegalesi. Una guerra in atto da settimane per un posto sulla battigia, due etnie, raccontano, che ogni giorno si fronteggiano per occupare il pezzo migliore. Ieri il pandemonio si è scatenato poco prima delle 16,30, prima sono volate le parole, poi hanno cominciato con i cazzotti. In un attimoc’erano 30-40 persone che se le stavano dando di santa ragione, scappando in mezzo agli ombrelloni, sfiorando donne e bambini. I turisti scappavano via spaventati, e soltanto l’intervento di altri extracomunitari che hanno separato i due gruppi, hanno impedito che le cose finissero ancora peggio. Quando sono arrivati i carabinieri, la situazione era ormai sotto controllo.
«SIAMO arrivati al limite — dice sconsolato Roberto Santoniche lavora al 67 — quello che sta succedendo è allucinante e la scena di oggi è stata tremenda. Se andavano avanti, succedeva un macello. Uno aveva già preso un ferro in mano e stava per colpirne un altro, ma sono riuscito a intervenire in tempo sennò gli spacca la testa. Ho visto mamme che trascinavano via i bambini dalla spiaggia, non è un bello spettacolo. Ma qui, noi non possiamo farci più niente. Comandano loro, e ce lo dicono anche in faccia. Qualche giorno fa hanno fatto spostare la brandina di due turiste perchè lì dovevano metterci la merce. Ma ci rendiamo conto a che punto siamo arrivati? Ogni giorno aumentano, 70-80-100 vu’ cumprà che ogni mattina calano sull’arenile, ormai non basta più nemmeno la spiaggia. Qui la gente viene in vacanza e per rilassarsi, non può assistere a guerriglie del genere. Già siamo ridotti male, se poi facciamo scappare i turisti a causa dei vu’ cumprà, tanto vale che chiudiamo i battenti».

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