‘Cultura’ Rom: pestaggi, segregazioni e stupri per l’elemosina

14-07-2013

zingaracce – Rapita, legata ad una sedia, imbavagliata, picchiata e minacciata di morte con un coltello puntato addosso. Il tutto sotto gli occhi del figlio 20enne, a sua volta minacciato di finire sodomizzato se non saltavano fuori i soldi per il riscatto della madre. Per liberarla i suoi aguzzini hanno chiesto 10mila euro. Il frutto, secondo loro, delle elemosine raccolte dalla donna, una rumena di 36 anni, nel corso del tempo e spedite in Romania anzichè rispettare i patti. 

Indagherà l’anti mafia. La contromossa della polizia, in una vicenda che odora di racket, è stata fulminea e determinata. Tre rumeni in stato di fermo, due donne e un uomo: un’intera famiglia. A loro carico un’accusa pesantissima: sequestro di persona a scopo di estorsione in concorso, lesioni e percosse in concorso, una vicenda di cui dovrà per forza occuparsi la Procura distrettuale anti mafia di Bologna. I fermati sono G. M., 43 anni, C. D., 38 anni e C. N., 19 anni, tutti rumeni. Rumene anche le vittime: una donna, suo figlio e l’amico 21enne del figlio.

Segregata in via Cariddi. La donna, venerdì mattina, pensava di recarsi ad un comune appuntamento con dei conoscenti ma quando, attorno alle nove di mattina, si è trovata nell’appartamento di via Cariddi e le porte si sono chiuse dietro di lei, è iniziato l’inferno. Con fare ostile è stata affrontata da tre uomini che senza mezzi termini le hanno detto di scucire i soldi guadagnati facendo l’elemosina. Quindi hanno contattato il figlio dicendogli che se voleva rivedere la madre viva doveva portare 10mila euro, nel primo pomeriggio, alla “Fontana dei quattro cavalli”. Quindi i rapitori hanno costretto la vittima a chiamare anche il fratello, rinnovando la stessa richiesta di riscatto. Poi i sequestratori si sono messi a cercare il figlio, l’hanno trovato con un amico e hanno costretto entrambi a seguirli in via Cariddi.  

“Prepara i soldi o ti stupro”. Qui, sotto la minaccia di un coltello hanno preso il ventenne e l’hanno scaraventato sul letto. Uno degli aguzzini si è abbassato i pantaloni e ha finto di stuprarlo. Violenze fisiche e psicologiche avvertite chiaramente dalla madre, che si trovava ancora in lacrime per le percosse ricevute, nel bagno vicino. I sequestratori si sono decisi a liberare il ragazzo dopo essersi fatti promettere che sarebbe tornato presto con i soldi richiesti. Per sicurezza gli aggressori si sono trattenuti i suoi due cellulari e la carta d’identità mentre hanno ordinato all’amico 21enne di restare in casa. Ad un certo pounto, approfittando di un momento di distrazione dei suoi sequestratori impegnati in una telefonata, la vittima è riuscita a scappare, saltando giù dal balcone del primo piano dell’abitazione in cui era stata segregata.  

Il volo dalla finestra. Nella caduta ha riportato una frattura alla gamba. L’amico del figlio, terrorizzato dalle scene a cui aveva assistito, l’ha imitata, riuscendo a fuggire. Erano le 17 e 15 di venerdì quando una pattuglia della polizia si è imbattuta, in piazzale Cesare Battisti, nel gruppo di rumeni, di cui facevano parte il figlio, l’amico e altri parenti, che con fare agitato hanno spiegato agli agenti che cosa stava succedendo nell’abitazione di Bellariva. Mentre l’ambulanza interveniva in via Cariddi per soccorrere la ferita, due complici hanno fornito ai carabinieri la loro spiegazione dell’accaduto. “Si è buttata giù dalla finestra perché troppo ubriaca”, hanno detto. 

Inquirenti perplessi. Giustificazione a cui il magistrato Luca Bertuzzi, che coordinava le indagini svolte su due fronti da polizia e carabinieri, non ha tuttavia creduto. Il sostituto procuratore ha infatti ritenuto poco plausibile che la donna potesse aver cercato il suicidio lanciandosi da un balcone situato al primo piano dell’edificio e ha dato maggiore credito al racconto dell’altro gruppo di rumeni che si era rivolta alla polizia per raccontare del sequestro di persona. Così per tre dei rapitori sono scattate le manette, mentre altri due rumeni risultano indagati per gli stessi fatti. “E’ solo una matta che ho ospitato varie volte a casa” si è giustificato il capofamiglia mentre veniva ammanettato. I tre sono difesi dall’avvocato Gilberto Martinini. Dovranno chiarire, molte cose, fra il resto, a cosa è servito il nastro adesivo trovato nella spazzatura di casa e che la vittima ha riferito che era stato usatom per immobilizzarla. Gli investigatori hanno poi ritrovato anche i cellulari e la carta d’identità del figlio che i sequestratori si erano trattenuti in attesa deio soldi del riscatto. Un po’ troppo per pensare di farla franca. 

http://www.romagnanoi.it/news/home/1190355/Trattenne-i-soldi-delle-elemosine-.html

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