Svuotacarceri: stupratore evade dai domiciliari

24-06-2013

SPINEA. Dieci giorni fa è stato arrestato, perché ha afferrato per un braccio una ragazzina di 14 anni, con l’obiettivo di trascinarla verso la propria abitazione e stuprarla: tentato sequestro di persona e stalking, le pesanti accuse scattate nei suoi confronti, dal momento che l’episodio era stato preceduto da telefonate, approcci, pedinamenti. Un’attenzione morbosa verso la giovane, della quale si era invaghito.

La giudice per le indagini preliminari Barbara Lanceri – in sede di interrogatorio di garanzia e d’intesa con la pubblico ministero Angela Masiello – ne aveva disposto gli arresti domiciliari, giudicandoli sufficienti come misura cautelare per tenere l’uomo lontano dalla ragazza (in questa fase di indagini). Ma M.B., 22 anni, albanese con casa a Spinea dal fratello, ha resistito una decina di giorni tra le mura domestiche, poi ha preso la porta ed è uscito a farsi un giro: quando venerdì sera i carabinieri sono passati per la sua abitazione per controllarne la permanenza in casa, non lo hanno trovato. E l’hanno aspettato. Per arrestarlo nuovamente al suo rientro dopo la “boccata d’aria”, questa volta portandolo in carcere con l’accusa di evasione: ieri, il processo per direttissima, disposto dalla pubblico ministero Alessia Tavarnesi. Il giudiceha convalidato l’arresto, ha revocato a M.B. gli arresti domiciliari, mandandolo a Santa Maria Maggiore e per la sentenza ha rinviato il processo a mercoledì.

Tutto è precipitato martedì 11 giugno: la 14enne moldava sta camminando con un’amica albanese in centro a Spinea, quando si accorge che l’uomo le sta seguendo. Da qualche giorno lui le telefona, le lascia messaggi, la cerca.

Le due amiche accelerano il passo, poi si mettono a correre, lui le insegue e afferra la giovane moldava per un braccio. «Tu ora vieni con me», le dice, come ha testimoniato l’amica della giovane, che ha capito la frase detta in albanese. La giovane si divincola, interviene un automobilista in soccorso, lui scappa e viene arrestato poco dopo dai carabinieri su un autobus diretto a Venezia. «È un equivoco», si è difeso davanti al giudice, «lei mi guardava, mi sorrideva, pensavo di piacergli, non volevo farle del male». Si è giustificato, sostenendo di averla presa per un braccio perché non si allontanasse, non per trascinarla verso la casa del fratello, dove lui abita. La gip Lancieri ne aveva disposto la custodia cautelare agli arresti domiciliari, per tenerlo comunque lontano dalla giovane. Ma non era bastato: dopo qualche giorno il ragazzo è uscito di casa, per fare un giro. Dal punto di vista del codice penale: un’evasione, come fosse scappato dal carcere. Dove è stato prontamente portato dai carabinieri.

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