Marchi dell’alta moda italiana si rifornivano da laboratori cinesi abusivi

21-02-2013

 

VICENZA – Controlli della finanza in una serie di aziendedel Basso vicentino e nel Bassanese: scoperti 20 operai cinesi in nero. I lavoratori venivano impiegati, specialmente nelle ore notturne, nella produzione di capi di abbigliamento, a volte anche per nomi dell’alta moda italiana.
All’arrivo dei finanzieri c’è chi ha cercato di nascondersi, anche sotto le macchine da cucire, chi ha fatto finta di dormire vicino ai macchinari. I finanzieri hanno quindi contestato violazioni alla normativa sul lavoro, che prevedono per ogni lavoratore in nero l’applicazione di una sanzione, da 1.500 a 12mila euro, sia una sanzione in misura fissa pari a 150 euro per ogni giorno di lavoro prestato.
Per due laboratori è scattata anche la sospensione dell’attività. Ulteriori accertamenti hanno portato a scoprire che le 9 ditte controllate non avevano versato 100 mila euro di iva.

http://www.gazzettino.it/nordest/vicenza/la_finanza_nei_laboratori_cinesi_scoperti_20_operai_in_nero_lavoravano_di_notte/notizie/253258.shtml

Quali marchi? Nomi, prego.

La domanda è anche: possono fregiarsi del titolo “made in italy”, merci prodotte da fabbriche di cinesi in Italia, più di quelli prodotti in Cina sempre da Cinesi? Cosa cambia, l’aria – poca – che questi schiavi respirano in Italia?

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