Zingari integrati: cambia solo il modus operandi

29-06-2012

Il Commissariato di P.S. di Carrara, a conclusione di una complessa ed articolata operazione di polizia giudiziaria, coordinata dal Sostituto Procuratore della Repubblica BERTONI dr. Vito, alcuni giorni fa procedeva a segnalare sette individui responsabili di una serie di truffe poste in essere mediante la dazione di assegni privi di fondi a imprese ed esercizi commerciali, in cambio di beni e forniture.

I predetti sono indagati per il reato di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di numerosi “reati scopo” – ossia i reati commessi nell’ambito dell’attività della consorteria criminale – ed in specie di una serie di truffe, che effettivamente ponevano in essere e per le quali hanno a carico specifici capi d’accusa, perpetrate nei centri di Massa, Carrara e Sarzana.

In particolare, mediante raggiri in danno di tre esercizi commerciali e di altrettante ditte edili, inducendo in errore i venditori, acquistavano merce di ingente valore pagandola con titoli privi di provvista, causando così alle stesse un danno patrimoniale di rilevante entità, quantificabile complessivamente in circa 30.000 Euro.

Gli autori di queste truffe, donne e uomini appartenenti a gruppi sinti italiani, tutti annoveranti precedenti specifici e quindi non nuovi a queste tipologie di reati, operavano suddividendosi in due distinti “sottogruppi”, con obbiettivi diversi: le donne prendevano di mira esercizi commerciali di diversa natura mentre gli uomini, fingendo l’esistenza di una ditta edile in realtà non attiva, ponevano in essere la loro attività truffaldina verso alcune ditte edili.

Le attività investigative, avviate d’iniziativa dalla Squadra Anticrimine del Commissariato e successivamente coordinate dalla Procura della Repubblica di Massa, permettevano di accertare – con apposita delega di accertamenti bancari – che una delle indagate nel luglio del 2010 apriva un conto corrente, successivamente estinto nell’ottobre dello stesso anno, presso l’istituto Cassa di Risparmio di Carrara, filiale di Fosdinovo – Caniparola (MS), intestato alla ditta edile rivelatasi poi fittizia, ritirando nell’occasione due carnet di assegni.

Tale fittizia ditta individuale, di cui una delle indagate risultava unica titolare, era stata aperta nel giugno del 2010 e cancellata d’ufficio dall’Albo delle Imprese Artigiane con delibera del gennaio 2011 in quanto il titolare non ha prodotto la documentazione atta a dimostrare l’effettivo svolgimento delle attività.

Inoltre, gli accertamenti tesi a verificare la reale esistenza ed operatività della ditta in argomento permettevano di acclarare che nella sede dichiarata dell’impresa individuale non esisteva alcuna sede, ufficio, locale o depositi di qualsivoglia ditta.

Pertanto, l’apertura dell’impresa individuale in questione e di conseguenza l’accensione del conto corrente ad essa collegato (con relativa consegna dei carnet di assegni) erano da ritenere atti prodromici/strumentali alla commissione delle numerose truffe poi disvelate dall’attività di indagine esperita.

Nello specifico, due delle indagate, tra cui la stessa titolare dell’impresa fittizia, presentandosi ben curate nell’aspetto e ben vestite per ingannare le potenziali vittime, illudendole così di avere a che fare con persone rispettabili e soprattutto solvibili, si rendevano responsabili di almeno tre truffe in danno di altrettanti esercizi commerciali.

Analogo comportamento assumeva la “batteria” degli uomini che prendevano come obbiettivi ditte edili per acquistare forniture e servizi pagando con assegni privi di provvista, anch’essi firmati a nome della titolare della fittizia ditta edile.

In merito al “modus operandi” collaudato dagli autori dell’illecito, lo stesso sarebbe già stato utilizzato in altre circostanze, impiegando cioè tutti gli assegni facenti parte dello stesso carnet intestato proprio ad una delle indagate; costei avrebbe acceso il conto proprio per farsi consegnare il carnet, senza effettuare alcun versamento di denaro, appositamente per porre in essere le truffe mediante assegni scoperti.

In ogni circostanza gli autori delle truffe si presentavano tutti come persone capaci e solvibili, manifestando comportamenti affabili, manierati e gentili, proprio per dare l’impressione di contrattare con persone per bene, realmente interessate agli acquisti e soprattutto presentandosi come soggetti seri ed affidabili per la buona riuscita della compravendita di merce.

Come emerso nelle vicenda in argomento, i soggetti si sono avvalsi della collaborazione di altri appartenenti al clan familiare, tutti identificati, donne e uomini, che si alternano in questo raggiro per nulla occasionale ma che prevedeva ruoli e tempi di “entrata in scena” e che sicuramente presuppone un minimo di organizzazione, ove ciascuno aveva il proprio ruolo, come di volta in volta tenuto nelle diverse fattispecie truffaldine poste in essere.

Infatti nella fase antecedente la compravendita degli oggetti, precedentemente individuati, i soggetti si agevolavano l’un l’altro al fine di assistersi reciprocamente al punto da tranquillizzare le potenziali vittime e rafforzare in loro il convincimento di trattare con persone “per bene, affidabili” e comunque solvibili.

http://questure.poliziadistato.it/MassaCarrara/articolo-6-305-44530-1.htm

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