Degrado a Milano: assedio alla Stazione

23-06-2012

DA UNA PARTE EUROPEI DELL’EST, DALL’ALTRA AFRICANI: DORMONO E SI SCANNANO SUI MARCIAPIEDI

Il sangue, le risse e gli invasori nella terra
di nessuno a Milan, nelle strade attorno alla Stazione Centrale

MILANO – Storie di ordinaria immigrazione – All’1.49 della notte,  famiglie di immigrati che bighellonano intorno alla Stazione, un bimbo d’un anno, appena compiuto, dorme,  il nonno materno monta la guardia, indaffarato nella strana impresa di usare un pur spesso filo d’erba come stuzzicadenti dopo aver riposto una forma di grana nel sacchetto. Intanto altri  due hanno steso un lenzuolo ben attenti a farlo aderire per terra scostando le lattine accartocciate, e un immigrato ubriaco ha abbracciato un albero facendosi, nella concitata operazione, la pipì addosso. Poi c’è anche chi, puntualmente, sviene e precipita nel sonno, o nell’incoscienza. Si risveglierà ore dopo se non l’indomani – al massimo, nel corso del tempo qualche passante incuriosito, indifferente, oramai abituato si sarà giusto chinato in allerta come sull’orlo di un burrone – con attorno altri compagni di sventura, altri passeggeri di questo irrisolvibile buco nero generato dall’immigrazione nei dintorni della Stazione Centrale.
Miseria, degrado  e immigrazione alla stazione Centrale

Dentro l’hanno ripulita, rifatta e rimessa a nuovo. Non c’era niente e ci sono cento negozi. Fuori è la “società multietnica” con il suo degrado. Lo stesso da quando, vent’anni fa, i primi flussi migratori iniziarono a devastare Milano.

Dove si ripetono risse e pestaggi, regolamenti di conti e spaccio di droga.

Facile obiezione: suvvia, una stazione, per di più in una metropoli, non è un atollo caraibico, il disordine e il degrado sono naturali, fisiologici. Vero, ci mancherebbe. Ma quel laghetto sull’asfalto cos’è? Sangue. Ah. Si sono appena pestati. Arriva la polizia.

Non danno nomi ed età e provenienza,  i genitori del bambino, ma sono Romeni :

«Abbiamo una casa a Roma (una baracca sul Tevere). Siamo saliti perché amici ci hanno detto che a Milano c’è tanto lavoro. Siamo a Milano da due notti, gli amici non rispondono al cellulare, siamo abbandonati. Non possiamo tornare a Roma, non abbiamo soldi».

Il posto preciso si chiama piazza Luigi di Savoia. Tenendo la Stazione Centrale davanti, è sul lato destro. Il lato sinistro è occupato da piazza IV Novembre. Come tutti i luoghi hanno una clientela affezionata. In Luigi di Savoia vivono da sempre gli europei dell’Est; in IV Novembre senegalesi, ivoriani, ghanesi, marocchini, egiziani, tunisini. Ci sono volti aggressivi di immigrati che sorseggiano una birra al baracchino abusivo in perenne sforamento d’orario, prostitute africane scese dai treni dal Piemonte nei loro stretti e volgari  abiti che attendono un passaggio per la statale, certi ghigni tremendi di tipacci sfregiati in viso, barboni di sessant’anni, gruppi che salgono sui tram al capolinea e scendono quando il vecchio dinosauro su rotaia si rimette in moto.

Infinite code di tassisti in sudata attesa di passeggeri. I conducenti parlano di un calo di clienti. In giro s’incontra gente scesa dal treno che spara parolacce contro i taxi introvabili. Lusso e prelibatezze nei negozi della stazione, librerie multipiano, vetrine scintillanti, i fattorini abusivi, scheletrici sopravvissuti all’eroina, e gente, tanta, tanta gente accasciata, priva di senso. Un popolo di giorno zoomato e controllato dalle oltre cento telecamere interne e di notte sdraiato a pancia in su nei giardinetti, zaffate di puzza di piscio a ondate, un colpo di tosse a qualche metro di distanza, chi è?, eccolo, un immigrato, si china, vomita.

Questa è Milano. Questo è un assaggio della società multietnica.

http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_giugno_23/sangue-risse-disperati-nella-terra-di-nessuno-andrea-galli-20172748784.shtm
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